Insegnamenti settimanali del 6/12/2020 – La tradizione e la pratica della meditazione cristiana (Prima parte)

La tradizione e la pratica della meditazione cristiana (Prima parte)

Ricollegarci, con il silenzio interiore non è solo importante per gli adulti, ma nel nostro mondo chiassoso, lo è ancora di più per bambini e ragazzi.

La scorsa settimana si è tenuto a Dublino, in Irlanda, un Seminario di Meditatio sull’insegnamento della Meditazione ai più giovani. La maggior parte dei partecipanti erano insegnanti e Direttori scolastici e molti provenivano dai Consigli Diocesani dell’Educazione. Le presentazioni sono state accolte entusiasticamente – già venti delle scuole partecipanti, hanno chiesto di far parte del progetto pilota per introdurre la meditazione nei loro istituti.

Vorrei condividere con voi il discorso introduttivo di Laurence Freeman OSB sulla tradizione della nostra pratica della meditazione. “Ogni volta che meditiamo, ci immettiamo nell’alveo di una grande tradizione. Questo senso della tradizione è essenzialmente ciò che definisce la meditazione cristiana – poiché la meditazione stessa, naturalmente, è uno dei più antichi e universali elementi della saggezza umana. Il significato ed il fine della meditazione è descritto in modi diversi, certo, ma lo si trova in tutte le grandi tradizioni religiose – il cuore contemplativo della religione stessa. Da una prospettiva religiosa, la consapevolezza umana si è evoluta e si espande continuamente nell’esperienza del trascendente, l’infinitamente distante e l’infinitamente intimo mistero della fonte e del compimento del nostro essere, Dio.

Il cardinale Newman usava dire che ‘la miglior evidenza di Dio è dentro noi stessi’. Ai giorni nostri, l’esistenza di Dio è diventata discutibile. A livello filosofico e teologico, Dio è spesso messo da parte, usando una metodologia scientifica, come se fosse un mero prodotto dell’immaginazione umana o una semplice proiezione di un bisogno umano. Questa sfida all’idea di Dio come normalmente viene difesa e propugnata dalle istituzioni religiose, ha profondamente turbato e scosso la fermezza delle idee religiose convenzionali. Le persone religiose hanno dovuto riconsiderare i significati fondamentali di ciò che era dato per scontato e sicuro da lungo tempo e di ciò che era profondamente inserito nel loro tessuto sociale e nelle strutture di potere. L’avvento dell’età secolare ha operato un cambiamento del terreno di gioco in cui la religione incontrava le altre grandi istituzioni. La religione non può più in modo automatico pretendere privilegi sociali o politici. Deve ora affermare la sua utilità ed accettare di essere giudicata dai risultati. Il Dalai Lama dice che la cartina di tornasole di tutte le religioni consiste nella risposta a questa domanda: “Rende le persone migliori ?”, è una domanda giusta ma a cui è molto difficile rispondere.

In risposta a questo vasto oceano di cambiamenti della modernità, la fede Cristiana è stata sfidata a rivisitare la sua propria tradizione in modo radicale – cioè, è costretta a ritornare alle sue radici. Le parole del Cardinal Martini, ad un passo dalla morte, sottolineano che la Chiesa ha un ritardo storico considerevole e deve riconnettersi ai bisogni spirituali del mondo moderno; in modo semplice e diretto esprimono una verità ovvia, ma, dalla fine del Concilio Vaticano II, una verità che non è stata molto spesso espressa dalla gerarchia. E comunque non c’è nulla di così nuovo circa questo bisogno di rinnovamento della Chiesa dalle radici. Altre grandi epoche di rinnovamento, per esempio le riforme dell’undicesimo secolo che cambiarono le strutture della Chiesa o le riforme del ventesimo secolo riguardo alla liturgia e alla relazione della teologia con la modernità, hanno rivolto lo sguardo alle origini come ad un modo per rinnovarsi. Se ci sarà un Terzo Concilio Ecumenico, forse questa volta tratterà della vita spirituale della Chiesa e della sua visione e pratica della preghiera. Viviamo già in un’epoca che ha mostrato chiaramente un forte interesse per gli aspetti profondi ed a lungo dimenticati della nostra tradizione spirituale”

Laurence Freeman OSB