Insegnamenti settimanali del 29/12/2019 – Leggere il Vangelo

Leggere il Vangelo

Origene nativo di Alessandria è vissuto nel II sec; era un uomo colto e conosceva bene le tradizioni greca, ebraica e cristiana.

All’età di diciassette anni fu nominato Capo della scuola catechetica di Alessandria, successore di Clemente. Fu uno studente ricco di talento e un maestro assai dotato. Nella sua opera più importante “Sui Principi” espone sistematicamente un metodo lento, profondo ed attento di leggere la Scrittura.

Sottolinea che ci sono quattro livelli di lettura della Scrittura. Comincia definendo il primo livello: prendere il testo alla lettera, concentrandosi sul significato superficiale – e questo è già importante in sé. Ma Origene sottolinea che dobbiamo andare al di là verso i principi morali impliciti in ciò che abbiamo letto. In seguito ci incoraggia ad andare ancora oltre e a guardare al significato allegorico del brano. E tutto ciò infine ci porterà a confrontarci con lo spirito del testo in questione. Questo modo di affrontare la Scrittura è conosciuto sin dai tempi di Origene come la disciplina della “Lectio Divina”.

Secondo Origene il punto focale di una lettura così profonda della Scrittura è che ci può portare a delle improvvise intuizioni; infatti, ci può portare addirittura ad un incontro con il Cristo risorto, la Parola, una vera esperienza mistica. Questo incontro ha senza dubbio un effetto profondo sull’individuo perché muta la visione della realtà. Potremmo conoscere allora, ad un livello più profondo, chi è Gesù e qual’è il significato di tutto, per noi e per tutta l’umanità. Quello che leggiamo non ci aiuta solamente a capire l’essenziale natura di Gesù, ma l’importanza del testo metterà in evidenza ciò che ci impedisce di comprendere la nostra stessa essenziale natura. E infine la vera comprensione della Scrittura in questo modo ci porterà alla comunione con il nostro vero sé e col Cristo in noi.

Nella tradizione Benedettina questo modo di leggere la Scrittura ha segnato un percorso ben definito. Prima c’era la lectio. Ai tempi di S. Benedetto questo significava ascoltare la lettura di un testo durante le funzioni; i monaci o le monache individualmente potevano non saper leggere. Poi seguiva la meditatio. Con ciò si intendeva l’assaporare il testo da parte del singolo, ciascuno a suo tempo. Una riflessione personale sul testo poteva portare a una preghiera spontanea, oratio, e questa esperienza a sua volta portare ad una profonda preghiera silenziosa, contemplatio.

Questa stessa disciplina è valida per noi come lo era in passato. La meditazione porta spesso a leggere la Scrittura in un modo più profondo e di conseguenza porta all’auto- conoscenza, alla conoscenza di Cristo e quindi ad una preghiera più profonda che trasforma la vita. Laurence Freeman dice in “Gesù il Maestro interiore” : “Con meditazione io intendo non solo l’attività della preghiera pura ma l’intera consapevolezza esistenziale che ne deriva”.

Kim Nataraja