Insegnamenti settimanali del 25/10/2020 – L’essenza della condizione umana

L’essenza della condizione umana

Lo stato dell’essere alla Presenza di Dio, nel Regno, è una capacità umana innata. Tutti possono passare dalla porta stretta dell’attenzione e della fede – fede nel legame essenziale che esiste tra umanità e Realtà Divina.

I primi Padri della chiesa non avevano ombra di dubbio sul fatto che l’unione con il Divino è possibile per tutti, al di là da ciò che pensiamo di essere: “Dio è la vita di tutti gli esseri liberi. Egli è la salvezza di tutti, dei credenti e dei non credenti, dei giusti e degli ingiusti, dei pii e degli empi, di coloro che sono liberi dalle passioni o di quelli intrappolati in esse, dei monaci o di coloro che vivono nel mondo, dei letterati e degli illetterati, dei sani e dei malati, dei giovani e dei vecchi. Egli è come l’effusione della luce, il raggio di sole, o i cambiamenti atmosferici che sono uguali per tutti. “ (Gregorio di Nissa)

La ragione di questo è da cercarsi nella loro teologia. I filosofi greci, in particolare Platone, furono i primi a formulare l’idea che noi avessimo qualcosa di essenzialmente comune con il Divino. Lo chiamavano “nous”, pura intelligenza intuitiva da distinguersi dall’intelligenza razionale. L’avere qualcosa di Divino in noi ci permette di conoscere il Divino, visto che l’idea prevalente nel pensiero originario era che solo “ il simile conosce il simile”. La nostra esperienza quotidiana ce ne dà anche conferma. Sappiamo che affinchè ci possa essere comunione ci deve essere somiglianza; solo quando abbiamo qualcosa di sostanziale in comune con un’altra persona possiamo davvero relazionarci a lei, possiamo essere uno con la mente e l’anima.

Clemente di Alessandria, uno dei primi Padri della chiesa, vide la corrispondenza tra il concetto di “nous” e quello espresso nella Genesi secondo cui siamo stati creati ad “immagine di Dio”. Sulla sua scia, Origene, i Padri della Cappadocia, Evagrio e anche più tardi Meister Eckhart, tutti videro questa “immagine di Dio” come eterna ed originariamente una con Dio.

Per entrare in questo livello di realtà abbiamo bisogno della preghiera contemplativa a cui la meditazione conduce. “Può darsi che il principio Divino sia presente in ogni essere, ma non ogni essere è presente in lui. Noi stessi arriviamo a stare con lui se lo invochiamo con preghiere molto sante e una mente tranquilla.” (Dionigi l’Areopagita)

Tutti sappiamo che il viaggio verso il silenzio non è facile, ma non siamo da soli in questa impresa, come sottolinea Evagrio, Padre del deserto del IV secolo: “Lo Spirito Santo ha compassione della nostra debolezza, e sebbene siamo impuri, spesso viene a farci visita. Se trova il nostro spirito in preghiera per amore della verità, allora egli scende su di esso e disperde l’intero esercito di pensieri e ragionamenti che lo assalgono.”

Tutto ciò che dobbiamo fare è perseverare e, nel farlo, Cristo, lo spirito che dà la vita, ci aiuterà ad accedere “al più grande potere della consapevolezza umana… la sua capacità di trascendere i suoi processi mentali, di andare oltre i suoi più grandi pensieri, ed essere così spirito.” (Laurence Freeman).  Il risultato di ciò, come dice Evagrio, è: “Se preghi in tutta verità arriverai ad un profondo senso di fiducia. Allora gli angeli cammineranno con te e ti illumineranno circa il significato delle cose create.”

Kim Nataraja