Letture settimanali del 23 agosto 2020

Di fronte alla crisi del nostro mondo contemporaneo, abbiamo la necessità di chiederci perché meditiamo. Ci poniamo la domanda non per minare il nostro impegno, ma per affinarlo e approfondirlo. Non stiamo perseguendo esperienze interessanti. La meditazione non è tecnologia informatica. Consiste, invece, nella conoscenza che redime, pura consapevolezza. La meditazione non fa aumentare il nostro bacino di informazioni. Al contrario, ci allontaniamo dalla nostra abituale raccolta e classificazione di informazioni e ci rivolgiamo ad una conoscenza che non è quantificabile, una conoscenza che unisce invece che analizzare.

Il sentirsi degli stupidi o di non essere produttivi è un segnale positivo che a guidarci è lo “spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui” (Efesini 1:17). Questa conoscenza redentiva e creativa è la saggezza che manca al nostro tempo. La possiamo riconoscere e distinguere dalle sue contraffazioni perché non richiede né mostra alcun pronome possessivo. Nessuno la reclama come sua.

È la consapevolezza dello Spirito Santo e, proprio per questo, è il seno di ogni autentico atto d’amore. Di fronte alla più scoraggiante delle tragedie è tanto vicina a noi quanto noi a noi stessi.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Letter Four,” THE WEB OF SILENCE (London: Dartman, Longman & Todd, 1996), pp. 42, 44-45.