Insegnamenti settimanali del 22/11/2020 – Conoscenza di sé e guarigione

Conoscenza di sé e guarigione

Chiedere alle persone di divenire più consapevoli di cosa le blocchi nel cammino della vera conoscenza di sé, spesso incontra molte resistenze.

La risposta può essere: “So per certo chi sono in questo stadio della mia vita.” oppure “Ci sono molte cose nel mio passato che a dire il vero non voglio affrontare; non ce n’è alcun bisogno, le ho già superate, sto bene come sono.”

Ovviamente, ad un certo livello, sappiamo chi siamo. Ma ci riferiamo al nostro sé superficiale, impigliato e condizionato da esperienze passate. Possiamo anche credere a livello razionale che forse siamo più di quello che pensiamo. Facciamo nostra la nozione che l’ego non costituisca tutto il nostro essere; crediamo al detto che il Regno è anche in noi. Ma abbiamo bisogno di andare oltre la semplice accettazione di questo sulla fiducia e speranza; dobbiamo impegnarci a sperimentare in prima persona questa verità per noi stessi, il che è spesso molto difficile.

John Main era ben conscio di questo. In “Fully Alive” (Pienamente vivi), spiega che “la maggior parte di noi impiega un bel po’ della propria energia nel sopprimere sentimenti di colpa, paura e simili. Quando iniziate a meditare, dopo un po’ queste repressioni vengono a galla e così la paura da cui si sta scappando, o la colpa che si cerca di seppellire, gradualmente ribollono in superficie e così può succedere, dopo la meditazione, che invece di sentirsi più profondamente rilassati, ci si senta vagamente ansiosi, vagamente preoccupati, senza sapere il perché.”

A questo punto molti di noi si allontanano e pensano “La meditazione non fa per me; probabilmente faccio qualcosa di sbagliato; non mi aiuta affatto”. La nozione errata che considera la meditazione semplicemente come una forma di rilassamento, un metodo per dimenticare i nostri problemi e sopprimere quelle parti della nostra natura con cui non vogliamo confrontarci, può condurci a praticare per anni senza alcuna crescita nella consapevolezza del nostro potenziale. Invece di arrivare alla conoscenza di sé e completezza integrata rimaniamo frammentati.

E tuttavia nel Vangelo di Tommaso sentiamo Gesù dire: “Quando vi conoscete, allora venite conosciuti, e capite che siete figli del padre vivente. Ma se non vi conoscete, allora dimorate nella povertà e siete poveri.” (Vangelo di Tommaso 3) Di certo non vogliamo “dimorare nella povertà”; vogliamo invece fare esperienza di questo senso di completezza, integrazione ed armonia. La ragione per cui pensiamo di non poterlo fare, è che presumiamo sia un compito che dobbiamo raggiungere da soli. Ma John Main continua: “Il potere della meditazione è questo: mentre perseveri nel cammino, ciò che stai reprimendo o la paura che non riesci a guardare in faccia o la colpa che non vuoi ammettere viene, in un certo senso, bruciata nel fuoco dell’Amore Divino. Molto spesso, non saprai mai consciamente che cosa fosse, ma è sparita ed è sparita per sempre.”

Perciò non vi è nulla da combattere; non è una conquista – ‘conquista’, e ‘obiettivo’ sono parole dell’ego e dunque non rilevanti in questo cammino. Dobbiamo solo ricordarci della scintilla divina innata nella nostra natura umana. La speranza e la fiducia che derivano dalla conoscenza di questo potenziale intrinseco rendono la nostra pratica di meditazione significativa e la innalzano dall’ambito del semplice rilassamento.

Kim Nataraja