Insegnamenti settimanali del 22/9/2019 – La compassione

La compassione

I Padri e le Madri del Deserto del IV secolo, sugli insegnamenti dei quali Giovanni Cassiano basò l suo lavoro, sono anch’essi il fondamento della Meditazione Cristiana.

John Main, il nostro fondatore, riscoprì per noi questa modalità di preghiera negli scritti di Cassiano “Le Conferenze”, soprattutto nei capitoli nove e dieci.

Tutto il lavoro spirituale dei Padri e delle Madri del Deserto conduceva alla suprema virtù della compassione; l’unico segno attendibile di crescita spirituale è l’aumento dell’amore per il prossimo. Quando venne chiesto a John Main come avremmo dovuto prepararci per la meditazione, egli rispose “con molti atti di bontà”. Alla fine, l’essenza non è come meditare bene ma come amare davvero.

Il modo di vivere nel deserto conduceva ad una totale trasformazione dell’essere, una trasformazione nel fuoco dell’Amore: “Abba Lot andò a trovare Abba Joseph e gli disse, – Abba, per quanto mi è possibile, io dico il mio piccolo uffizio, digiuno un po’, prego e medito, vivo in pace e per quanto mi è possibile purifico i miei pensieri. Cos’altro posso fare?” Allora il vecchio si alzò e tese le mani verso il cielo, le sue dita divennero come dieci lampade di fuoco e gli disse: “Se vuoi, puoi diventare tu stesso fiamma”. Dio, l’Energia Divina, è Amore.  La meditazione ci porterà a fare esperienza di questo amore, nel profondo del nostro essere, e anche noi ne saremo trasformati.

Tutto quello che i Padri e le Madri, facevano e insegnavano scaturiva dall’amorevolezza verso quelli che erano ancora intrappolati dai loro “demoni”: “Un fratello chiese ad Abba Sisoes: Che cosa devo fare, Abba, perché sono caduto ? Il vecchio rispose: Rialzati. Il fratello disse: Mi sono rialzato e sono caduto di nuovo. Il vecchio continuò: Rialzati ancora ed ancora. Il fratello chiese: Fino a quando ? Il vecchio rispose: Finché non sarai stato afferrato dalla virtù oppure dal peccato.”

Il loro rifiuto di giudicare il prossimo è un altro segno di compassione. La nostra innata abitudine a giudicare sempre noi stessi rappresenta una chiara mancanza di compassione. Soltanto quando noi accettiamo noi stessi come siamo, con tutte le magagne, possiamo veramente accettare e amare gli altri.

La compassione perciò è il vero fondamento e il frutto della loro e della nostra pratica. È considerata anche più importante della preghiera:

“Può succedere che mentre siamo in preghiera, alcuni fratelli vengano a trovarci. Allora noi dobbiamo scegliere, se interrompere la preghiera oppure rattristare il nostro fratello rifiutando di rispondergli. Ma l’amore è più grande della preghiera. La preghiera è una virtù tra le altre, mentre l’amore le contiene tutte. (Giovanni Climaco)”

Kim Nataraja