Insegnamenti settimanali del 20/9/2020 – Accettare la sfida

Accettare la sfida

Arrivare alla conoscenza di se stessi è un compito arduo.

Nel suo libro “Gesù, Maestro Interiore”, Laurence Freeman ci ricorda che “nonostante il ‘Rabbuni’ sia così vicino – più vicino a noi di quanto noi siamo a noi stessi, secondo l’affermazione di Sant’Agostino – il potere dell’auto-inganno e dell’illusione è irrefrenabile. Molto spesso il nostro sentiero scompare sotto di noi quando combattiamo con i demoni della rabbia, dell’orgoglio, della paura, superbia, avarizia e ignoranza”. Questo ci ricorda l’insegnamento di Evagrio, il Padre  del Deserto del IV secolo. Egli, con tutti gli altri primi Maestri Cristiani, era molo cosciente degli stratagemmi dell’ ‘ego’. Vedeva tutto questo come una battaglia contro i ‘demoni’, le tendenze negative che vengono dal nostro ‘ego’ ferito. L’ ‘ego’ ferito è come un bambino viziato, fermamente determinato ad ottenere tutto quello che sente gli è stato negato in passato. Si tratta in questo caso di quei bisogni essenziali al proseguimento della nostra esistenza – amore, sicurezza, stima, potere, controllo e piacere. Se nella nostra percezione, anche uno solo di questi bisogni ci è stato negato – interamente o in parte – cerchiamo di compensarne la mancanza lungo il corso di tutta la nostra vita. Da questa intento provengono i ‘demoni’ cui fa riferimento Laurence Freeman nella frase sopra citata.

Evagrio e i suoi contemporanei ritenevano anche che i ‘demoni’ principali che ci muovono sono l’avarizia e l’orgoglio, tutti gli altri ‘demoni’ derivano a rigor di logica da questi due. Il bisogno normale e comunemente accettato di avere il sufficiente per sopravvivere, per esempio, diventa una forza travolgente, l’avarizia che vuole possedere cose e persone. Da quella forza deriva inevitabilmente la rabbia (e l’invidia) verso coloro che hanno ciò che ci manca. E l’orgoglio è il passo successivo – vogliamo mostrare e vantarci dei nostri beni e dei nostri successi. Non è difficile vedere come questi ‘demoni’ siano stati rampanti nel IV secolo e lo siano ancora oggi, ai nostri tempi.

Tutto ciò ci indica la necessità di ascoltare i consigli dei maestri spirituali: prendere coscienza delle nostre motivazioni, così da comprendere il nostro ‘ego’. Se non accettiamo che la conoscenza di noi stessi è parte del cammino spirituale, possiamo meditare per moltissimi anni senza mai esserne trasformati. La trasformazione, cioè diventare chi siamo chiamati ad essere, ci richiede di stare in quel silenzio che ci permette di essere aperti alla chiamata del Cristo interiore, ci offre intuizioni, per quanto dolorose siano. Altrimenti ci potremmo trovare a vivere nelle stesse illusioni per gli anni a venire. La tentazione allora, sarebbe quella di usare la meditazione semplicemente come un esercizio di rilassamento, e fermarci lì, chiudendo le nostre orecchie a ogni forma di aiuto che possa venire dall’interiorità. La meditazione può diventare allora una maniera di fuggire dai nostri problemi e continuare a sopprimere le parti della nostra natura che non desideriamo affrontare.

Naturalmente la fuga in un mondo di sogni e fantasie è molto più piacevole che affrontare le cose così come stanno nella realtà. Ma il cambiamento e la trasformazione si possono attuare solamente attraverso l’apertura alle intuizioni suggerite con amore, e grazie al desiderio di riconoscere ed accettare noi stessi, con difetti e tutto. Come sono vere le parole di Socrate: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.

Kim Nataraja