Insegnamenti settimanali del 19/9/2021 – I ruoli che recitiamo

I ruoli che recitiamo

Dobbiamo diventare consapevoli di come creiamo immagini di noi stessi, del mondo e di Dio le quali ci impediscono di vedere la realtà così com’è e come questa propensione è motivata dal bisogno primario di sopravvivenza, di amore, di sicurezza, di stima, di potere, di controllo e di piacere che noi tutti condividiamo. Dobbiamo prendere coscienza della nostra tendenza a reprimere e proiettare all’esterno alcuni aspetti della nostra personalità per il bene della sicurezza e della sopravvivenza. Rendendo consapevoli i condizionamenti inconsci e gli impulsi, il cambiamento diventa possibile. Allora possiamo uscire da questa prigione di ‘ego’ verso la libertà del ‘sé’.

Ancora una volta la meditazione è una via per capire come abitualmente facciamo le cose, senza realmente pensarci su. Spesso non accettiamo l’idea che l’insegnamento della meditazione nella tradizione di Cassiano e del suo maestro Evagrio, come John Main l’ha riscoperta per noi, ha due aspetti. Considerando che, durante i periodi effettivi di meditazione blocchiamo la mente, liberandola da ogni pensiero, in altri momenti della giornata la riflessione sui nostri pensieri e atteggiamenti è utile. In termini di oggi – abbiamo bisogno di essere ‘consapevoli e attenti’.

Siamo formati e plasmati dal nostro passato e dall’ambiente in cui ci troviamo, più di quanto non si realizzi all’inizio. Pensiamo che il nostro comportamento e la maggior parte delle risposte alle situazioni nelle quali siamo coinvolti, si basino sulla nostra libera scelta. Ma il fatto è che molte delle nostre reazioni sono abituali, seguono un codice di comportamento generalmente accettato. Tendiamo ad affrontare il mondo come dall’interno di un complesso contesto di sopravvivenza condizionata che filtra e colora in molti modi la realtà che vediamo.

Dal momento in cui nasciamo, abbiamo non solo il patrimonio genetico dei nostri genitori, ma abbiamo anche assorbito inconsciamente i pensieri e anche l’energia emotiva e psicologica dei nostri genitori o di chi si occupava di noi. Il loro stato generale di salute mentale ed emotiva, il loro atteggiamento verso la vita e l’ambiente, le loro relazioni vengono trasmesse per così dire con il latte materno. Facciamo tanto affidamento sull’apprendimento consapevole e mentale che ci dimentichiamo quanto assorbiamo inconsapevolmente dalle persone a noi più vicine. Quando un bambino raggiunge i tre anni di età, si sarà già formata la matrice secondo cui lui o lei potrà agire per il resto della vita.

Le azioni sono o modellate sull’esempio dei genitori o formate dal rifiuto di questo modello di comportamento. I fratelli e il loro atteggiamento fra di loro ci toccano profondamente – alcune ricerche suggeriscono che la loro influenza sia ancora più importante di quella dei genitori. Anche vivere in gruppi di coetanei ci forma e, spesso, incoraggia comportamenti in contrasto con le regole dei genitori. Se fumare e bere è un modo per essere accettati in un gruppo, i giovani si contrapporranno  alla loro educazione pur di far parte della ‘banda’.

Adottiamo immagini, ruoli e atteggiamenti che ci si aspetta da noi e che possono o meno accordarsi con chi siamo, al livello più profondo del nostro essere, fintanto che ciò significa essere al sicuro e accettati. Ci riconosciamo anche nelle immagini che gli altri hanno di noi, basate più sulle loro percezioni emotive e aspettative ambiziose che sulla nostra realtà. Ci identifichiamo con ogni ruolo che interpretiamo e diventiamo quel personaggio, dimenticando gli altri aspetti del nostro ego e il nostro essere tutto intero. Meister Eckhart ha chiamato questo fenomeno  perdersi nella “molteplicità” e in “immagini aliene”. Ci identifichiamo a tal punto con i nostri ruoli che diventiamo ossessionati da quegli aspetti limitati di noi stessi e li consideriamo come fossero tutto il nostro essere: siamo una madre, un insegnante, un decoratore, un uomo d’affari, un medico. Vediamo solo una sfaccettatura del diamante che è il nostro vero essere, piuttosto che essere consapevoli di tutto l’intero gioiello.

La storia che segue lo illustra  perfettamente:

Un papero entra in un pub e ordina una pinta di birra e un panino al formaggio e sottaceti. Il padrone lo guarda e dice: “Ma tu sei un papero!” “Vedo che i tuoi occhi funzionano”, risponde il papero. “E tu parli!” Esclama il proprietario del pub. “Vedo che anche le orecchie ti funzionano “, dice il papero, “Ora posso avere la mia birra e panino per favore?” “Certo”, dice il padrone, “Chiedo scusa  ma non vengono molti paperi in questo pub. Che fai da queste parti ?” ” Sto lavorando nel cantiere dall’altra parte della strada, “, spiega il papero. E il papero beve la sua birra, mangia il suo panino e se ne va. E così per due settimane. Poi un giorno il circo arriva in città. Il capo del circo entra nel pub e il padrone del pub gli dice: “Sei con il circo, non è vero? Beh, allora stai a sentire. Conosco un papero che sarebbe perfetto per il vostro circo – parla, beve birra e fa di tutto”. “Mi sembra fantastico”, dice il capo,” convincilo a farmi uno squillo. “Così il giorno dopo, il papero viene di nuovo nel pub. Il padrone dice: ‘Ehi, signor papero, mi sa che posso proporti un lavoro migliore con una paga davvero interessante! “”Interessante, dov’è?’ dice il papero. “Al circo”, dice il padrone. “Il circo?” domanda il papero. “Esatto”, gli risponde.  “Il circo? Quel posto con la grande tenda? Con tutti gli animali? Con il grande tetto in tela con un palo nel mezzo?” chiede il papero. “Sì, proprio così”, dice il padrone del pub. Il papero sembra non capire bene. “Ma cosa diavolo vogliono da un imbianchino?”.

Noi, come il papero, spesso ci identifichiamo del tutto con i nostri ruoli. La società incoraggia l’identificazione con i nostri ruoli. La prima cosa che la gente spesso chiede, incontrando una persona nuova, è ‘che lavoro fai?’ Quindi diventiamo ciò che facciamo. Siamo uno spazzino, un pittore, un avvocato, una madre, un insegnante e così via. Se siamo soddisfatti del nostro lavoro, se ci permette di sentirci stimati agli occhi degli altri e ai nostri, tutto va bene. Se la società guarda dall’alto in basso ciò che facciamo, e sottovaluta i contributi che offriamo, la nostra autostima può essere di conseguenza assai bassa.

Kim Nataraja