Insegnamenti settimanali del 19/7/2020 – Ascolto sincero

Ascolto sincero

Essendo sia John Main che Laurence Freeman monaci benedettini, è comprensibile che il loro insegnamento sia stato influenzato dallo stile di vita dettato dalla Regola di San Benedetto. Dei tre voti benedettini, che sono anche alla base dell’essere Oblati – Obbedienza, Conversione, Stabilità – è l’obbedienza che causa qualche volta dei dubbi iniziali. Una caratteristica della nostra civiltà occidentale, specialmente dopo le due Grandi Guerre, è che noi diffidiamo dell’autorità e, insieme a questa, anche dell’obbedienza. L’autorità è stata considerata carente con il risultato che siamo diventati molto cauti nell’obbedire a chi detiene l’autorità, sia essa la Chiesa o lo Stato. Ma San Benedetto dice nel capitolo 71 della sua Regola: “L’obbedienza è una benedizione che va dimostrata a tutti, non soltanto all’abate ma anche l’un l’altro ai fratelli, poiché siamo certi che è per questa via dell’obbedienza che andiamo a Dio”.

Spesso quando leggiamo questo capitolo nella Regola, lo facciamo velocemente. Ma, così facendo, ci perdiamo un punto importante. Già nel prologo alla Regola San Benedetto comincia con l’evidenziare l’obbedienza, ma ecco come viene tradotto dal latino nel suo originale significato, “ascoltare”: “Porgi attento il tuo cuore, figlio mio, ai miei precetti, e ricevili di buon cuore … la fatica dell’obbedienza ti farà ritornare a Dio.”

È l’obbedienza, nel senso di ascolto sincero con l’orecchio del cuore, che cambia l’impatto globale di questo insegnamento. L’ascolto vero non soltanto nei confronti del priore e dell’abate ma anche l’un l’altro, è il fondamento della comunità. Per questo il prestare sincera attenzione l’un l’altro è un dono prezioso che possiamo offrirci vicendevolmente. Come Simone Weil ci ricorda, “Coloro i quali sono infelici non hanno bisogno di niente altro in questo mondo, se non di persone in grado di prestare loro attenzione”. Noi siamo i custodi dei nostri fratelli e sorelle.

Quando ascoltiamo veramente, ci colleghiamo da essenza a essenza, noi ci rendiamo reciprocamente onore; nell’ascolto sincero dell’insegnamento, rendiamo onore ai nostri maestri. Anche la meditazione è una via di obbedienza, di ascolto sincero con l’orecchio del cuore alla voce interiore – lo Spirito – ; e così facendo siamo guidati al mistero di Dio, che San Paolo descrive così: “Cristo in te, la speranza della gloria che verrà”. Questa è anche l’essenza del messaggio di John Main per noi in “Dalla parola al silenzio”. “Il mistero verso cui la meditazione ci conduce è un mistero personale, il mistero della nostra personalità, che trova il suo completamento nella persona di Cristo.” Questo è essenzialmente ciò che conferisce alla meditazione il suo sapore Cristiano.

Ma quella non è la fine – siamo condotti più avanti nel mistero di Dio, “In Cristo sono nascosti tutti i tesori di Dio della saggezza e della conoscenza.” Il risultato di questo essere attratti nel mistero di Dio è la completezza dell’essere. Il nostro centro si sposta dall’ego al nostro vero centro, il Sé, il centro del nostro essere globale, consapevole e non consapevole.

La nostra completezza perciò non dipende da una cieca obbedienza all’autorità e al suo bisogno di controllo, non dipende dal nostro seguire senza spirito critico le regole e i regolamenti superficiali, ma in effetti piuttosto dall’ascolto profondo sia della voce dell’autorità naturale che dell’essenza morale delle regole e delle norme.

Kim Nataraja