Insegnamenti settimanali del 19/1/2020 – Quali sono i nostri demoni?

Quali sono i nostri demoni?

Abbiamo visto la divisione che fa Evagrio della vita spirituale in “praxis” e “theoria”.

Concentriamoci ancora un momento sulla “praxis”. Non dobbiamo dimenticare che la nostra crescita spirituale dipende sia dalla grazia che dal nostro sforzo. Secondo Evagrio la grazia è dominante, ma anche lo sforzo è importante. In questo suo insegnamento, che deve essere inquadrato nel contesto del suo tempo – il IV secolo d.C.- un tempo in cui la credenza nelle forze angeliche e demoniache era molto forte, lo sforzo di cui c’era bisogno consisteva nella “battaglia” contro i “demoni”.

Si pensava infatti che essi lavorassero contro i tentativi degli esseri umani e che fossero determinati ad impedirci di raggiungere la libertà. “Quando i demoni vedono che voi siete veramente ferventi nella preghiera, vi fanno venire in mente certi pensieri, facendovi credere che vi siano degli affari urgenti che richiedono la vostra attenzione”. Così, in effetti, questi pensieri interrompono la vostra preghiera. Ma non siamo soli in questa lotta. La grazia di Dio e gli angeli sono presenti per aiutare gli esseri umani, facendo intuire loro il vero senso della vita. “Se pregate nella verità assoluta, raggiungerete un autentico senso di fiducia. Allora gli angeli cammineranno insieme a voi e vi illumineranno sul senso del creato”.

La prima citazione di Evagrio mostra chiaramente come i “demoni” si manifestino nei pensieri. Oggi possiamo dare ai “demoni” un altro nome: “ombra”, termine che usava C.G. Jung. Parliamo ancora delle stesse forze negative nel nostro inconscio che derivano dalla nostra paura di non sopravvivere. Esse formano i nostri pensieri, danno vita alle nostre emozioni e determinano le nostre azioni. Non parliamo più di “lotta contro i demoni” ma per noi è comunque importante vederli e riconoscerli. Può essere un processo penoso ed è facile quindi capire perché si parla di una battaglia.

Come abbiamo visto in una lettera precedente, per nascita siamo esseri umani fragili, con alcuni bisogni innati che ci possano assicurare la nostra sopravvivenza: sicurezza, amore, stima, potere, controllo e piacere.  Questi sono veri bisogni che Dio ci inculca e che ci permettono di sopravvivere nell’ambiente che Lui ha creato per noi. Inevitabilmente alcuni di questi nostri bisogni non sono stati soddisfatti dai nostri genitori o da chi si prendeva cura di noi, secondo la percezione degli eventi che può avere un bambino. E’ questa percezione di bisogni non soddisfatti che diventa la nostra ferita e si trasforma in una forza “demoniaca” che influenza il nostro comportamento e inconsciamente la nostra vita e ci può addirittura bloccare lungo il nostro viaggio spirituale. Da neonati o bambini o giovani, potremmo non aver soddisfatto questi bisogni essenziali da soli; in questo dipendevamo dagli altri. E può diventare un’abitudine cercare di soddisfare questi bisogni, specialmente quelli non realizzati, al di fuori di noi stessi.

Da adulti, siamo perfettamente in grado di sopravvivere per il nostro valore, a meno che non ne siamo impediti da problemi fisici o mentali. Eppure cerchiamo ancora di realizzare questi bisogni di sopravvivenza al di fuori di noi. Abbiamo dimenticato che è l’ego ad esser ferito, non il nostro vero sé. Divenendo consapevoli del nostro vero sé, attraverso la preghiera/meditazione, diventiamo anche consapevoli di essere amati, sicuri, stimati, non feriti, ma integri. Questa consapevolezza cura l’ego ferito e ci rende completi e “pienamente vivi”, per dirla con le parole di Gesù.

Kim Nataraja