Insegnamenti settimanali del 17 settembre 2017 – Anno 5 n. 23

Preghiera mistica nel XIV secolo

Ci siamo occupati della fioritura della preghiera mistica nel III e IV sec., che trovò risonanza in John Main e lo condusse alla forma cristiana di meditazione, la via apofatica della preghiera. Cassiano ed Evagrio e i monaci origenisti avevano preso coscienza che il Divino non può essere conosciuto razionalmente o espresso a parole – perciò il loro modo di pregare è stato chiamato ‘apofatico’ – ‘oltre le parole’. Da qui l’enfasi sul lasciar andare immagini e parole – di fatto tutte le percezioni sensoriali – per farci condurre al silenzio della ‘pura’ preghiera, dove sperimentiamo la Presenza Divina.

Sconvolgimento politico-sociale e fioritura di misticismo sembrano andare di pari passo. Il XIV secolo non ha fatto eccezione – la guerra dei 100 anni, il testatico, cioè la tassa pro capite per finanziare le guerre, la Rivolta dei contadini del 1381 e le diverse epidemie di morte nera (peste bubbonica), tutto causò terribili sofferenze e disordini. Inoltre, la Chiesa e lo Stato nel continente erano ai ferri corti con, nello stesso momento, due imperatori eletti in guerra, e il Papa in fuga da Roma ad Avignone; Francescani e Domenicani discutevano sul principio di povertà. In questo periodo caotico si diffusero esperienze spirituali di preghiera mistica, alcune estatiche e alcune apofatiche. Ricordiamo in Germania Meister Eckhart, Johannes Tauler e Henri Suso e in Inghilterra i mistici inglesi: Richard Rolle, Walter Hilton, La nube della non conoscenza e Giuliana di Norwich. Altrettanto importanti furono il mistico fiammingo Jan van Ruysbroek e in Italia Caterina da Siena.

Certo non è sorprendente che la gente comune avesse desiderio di una guida spirituale. Il risultato di questa situazione fu che Giuliana di Norwich, Meister Eckhart e l’autore anonimo de La nube della non conoscenza si sentirono chiamati ad insegnare in lingua volgare, perché erano assolutamente consapevoli del fatto che, come affermato da Meister Eckhart: “Se agli ignoranti non si insegna non potranno mai imparare, e nessuno di loro potrà mai conoscere l’arte di vivere e di morire. Agli ignoranti si insegna nella speranza di trasformarli da ignoranti a illuminati.”

Con La nube della non conoscenza siamo saldamente nella tradizione mistica apofatica. È ironico non sapere chi ne sia l’autore!

È un trattato scritto in inglese e doveva servire come guida ad un giovane che voleva condurre la vita contemplativa eremitica. La vita eremitica esercitava una grande attrazione per molte persone in questo difficile periodo storico, soprattutto per l’esempio e l’insegnamento di Richard Rolle nel suo libro molto popolare The fire of love.

Il direttore spirituale, che diede consigli a quel giovane all’inizio del suo cammino spirituale, fu molto abile a controbilanciare tale influenza. Per contrapporsi all’enfasi di Richard Rolle sulle esperienze estatiche dei sensi, l’autore de La Nube della non conoscenza sottolinea che per conoscere Dio dobbiamo lasciare andare tutte le esperienze, pensieri e immagini, in altre parole difese la ‘via negativa’, la preghiera apofatica. Lo sconosciuto autore afferma che in effetti troviamo Dio nell’esperienza dell’Amore, ma che questo è al di là di qualsiasi immagine o ordinaria esperienza dei sensi. L’autore della ‘Nube’ pone l’accento sull’amore in modo meravigliosamente poetico e ripete che dovremmo ‘penetrare il cuore di Dio con un dardo fiammeggiante d’amore’.

Fratel Patrick Moore, nel suo contributo al capitolo su La Nube della non conoscenza in Journey to the heart [Christian contemplation through the centuries – an illustrated guide, edited by Kim Nataraja], fa notare che vi sono due influenze principali sulla Nube: Dionigi l’Areopagita e i Domenicani, in particolare l’insegnamento di Meister Eckhart. Egli scrive: “È importante capire il contesto in cui l’autore de La Nube sta scrivendo, tanto più in quanto egli riafferma le idee espresse in Hidden Divinity or Mystical Theology, un’opera importante da lui stesso tradotta in inglese. Era un trattato scritto intorno all’anno 500 da un monaco, che si faceva chiamare Dionigi l’Areopagita. Per un migliaio di anni i cristiani di occidente credettero che si trattasse di qualcuno autorevole come la Scrittura; si presumeva potesse essere il famoso convertito di Paolo ad Atene, Dionigi l’Areopagita, citato negli Atti degli Apostoli. Egli è oggi indicato come Pseudo-Dionigi per distinguerlo dal vero Areopagita. L’autore era in realtà un monaco siriano, che aveva assunto la visione neo platonica del mondo, secondo cui l’anima ascende a Dio per esperienza diretta… Dionigi è stato il primo a definire quelle che sono diventate per noi le tappe ben note del viaggio mistico: purificazione, illuminazione e unione. La sua influenza può essere vista nell’autore de La Nube quando parla di unione come “essere uno” con Dio. Abbiamo sentito l’autore de La Nube dire: “È per questo che san Dionigi ha detto, ‘la più perfetta conoscenza di Dio si ottiene con la non conoscenza.’ Infatti chiunque leggerà le opere di Dionigi troverà che egli conferma chiaramente tutto quanto ho detto, o dirò ancora, dall’inizio alla fine.” (Nube 70).

Il secondo importante influsso [sulla Nube] viene dai Domenicani, soprattutto da Meister Eckhart. Tra i seguaci di Meister Eckhart c’erano molte beghine di Renania e anche di altre zone – persone che si riunivano in comunità per sostenersi a vicenda e aiutare chi viveva intorno a loro, senza voler entrare in un ordine religioso riconosciuto. Sappiamo che c’erano beghine anche a Norwich, negli anni in cui La Nube veniva scritta, che quindi avrebbero potuto sentir parlare del suo insegnamento, ed inoltre i Domenicani sono stati più tardi a Cambridge.

La prossima settimana esploreremo l’insegnamento de La nube della non conoscenza e la sua somiglianza con alcuni degli ammaestramenti di Meister Eckhart, entrambi così in accordo con l’insegnamento di John Main.

Kim Nataraja