Insegnamenti settimanali del 16/5/2021 – La disciplina della meditazione

La disciplina della meditazione

Abbiamo detto di come la meditazione sia essenziale per la crescita personale e la trasformazione nella persona che Dio desidera che noi si diventi.

Non vi è dubbio che la ripetizione fedele di una parola-preghiera, un mantra, porta al silenzio e alla solitudine della preghiera ‘pura’, come i Padri e le Madri del Deserto la chiamavano – la preghiera del cuore, non della mente. La domanda, tuttavia, che viene spesso posta è “Dove si trova questo insegnamento nella Scrittura?”

Laurence Freeman in ‘Jesus the Teacher Within’ (p 201 -204) ci conduce attraverso l’insegnamento sulla preghiera di Gesù, come riportato nel Vangelo di Matteo capitolo 6. Quando i discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro come pregare, egli inizia da quello che ora conosciamo come il Padre nostro. Quando si sente il Padre Nostro in aramaico, la lingua parlata da Gesù, esso ci arriva in modo splendido come una “sequenza di brevi frasi ritmiche”, facile da memorizzare e cantare. Non è difficile immaginare come l’attenta, fedele ripetizione di queste frasi possa condurre alla ‘quiete e all’introspezione’”.

Quando sentiamo dire da Gesù: “Fate attenzione a non fare uno spettacolo della vostra religione davanti agli uomini”, egli sottolinea che l’ego non dovrebbe essere la motivazione nella preghiera. L’ego cerca stima agli occhi degli altri. Il vero modo di pregare scaturisce dal nostro modesto, sincero vero Sé, la nostra scintilla Divina, e porta ad una profonda, fedele consapevolezza della nostra relazione con Dio. Per lasciare che ciò accada naturalmente Gesù raccomanda il silenzio e la solitudine: “Quando preghi, entra in una stanza da solo, chiudi la porta, prega il Padre che è lì nel luogo segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà “.

Come sempre, se prendessimo questa frase letteralmente piuttosto che metaforicamente, essa non rivelerebbe il suo vero significato. L’ostacolo è dato dal fatto che a quei tempi era raro disporre di un proprio spazio. Giovanni Cassiano spiega magnificamente il vero significato di questa frase: “Preghiamo nella nostra stanza quando allontaniamo completamente i nostri cuori dal rumore di ogni pensiero e preoccupazione e apriamo le nostre preghiere al Signore in segreto, per così dire intimamente. Preghiamo con la porta chiusa, quando, con le labbra chiuse e in totale silenzio, preghiamo alla ricerca non di voci, ma di cuori.” L’enfasi è quindi sull’interiorità, sulla preghiera del cuore, che è resa più facile usando “poche parole”: “Non sprecate parole… il Padre Vostro sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate”.

Lasciar andare i pensieri, spesso le preoccupazioni, una grande barriera che rende difficile andare nel profondo, è l’aspetto successivo che Gesù mette in evidenza: “non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete.” Come Laurence Freeman mette in evidenza, questo “non significa un totale disprezzo per le necessità basilari della vita. Abbiamo bisogno di mangiare e bere. Il problema è identificare il Sé e la vera felicità con ciò che va ben oltre i bisogni di base”. Inoltre, questo lasciar andare ci aiuta a entrare nel ‘qui e ora’: “Quindi non siate in ansia per il domani; il domani saprà badare a se stesso.” È solo riuscendo a vivere ‘qui e ora’ che diventeremo consapevoli della presenza del divino all’interno di noi.

In definitiva, quello che è alla base di tutto ciò che Gesù ha detto è il prestare “pura attenzione alla potenza di Dio che è al cuore di tutta la realtà: porre la mente sul Regno di Dio e la sua giustizia prima di tutto, e tutto il resto verrà dato in aggiunta.”

Nel discorso della montagna troviamo tutto l’insegnamento che i Padri e le Madri del Deserto avevano preso a cuore e che è giunto a noi attraverso la scoperta di John Main di questa pratica spirituale negli scritti di Giovanni Cassiano.

Kim Nataraja