Insegnamenti settimanali del 14/6/2020 – Apertura al nostro potenziale

Apertura al nostro potenziale

Nell’insegnamento della scorsa settimana ho parlato dell’affermazione che “dare un nome alle cose non è sapere”.

Eppure, il nostro istinto è quello di denominare, in quanto ci dà la sensazione di avere il controllo, per quanto illusorio possa essere: noi crediamo di sapere con che cosa abbiamo a che fare. Il nostro cervello è addirittura costruito in quel modo. Lavora prima di tutto con immagini, e poi ne derivano concetti, pensieri e nomi. Il nostro impulso di sopravvivenza ci spinge ad avere il controllo su tutto. Questo è molto utile nel trattare le questioni sul piano materiale e razionale della consapevolezza, ma è un vero e proprio ostacolo sul cammino spirituale in cui cerchiamo di lasciarci alle spalle il mondo del pensiero razionale. In seguito arriviamo alla percettività spirituale, un modo diverso di essere, in cui passiamo il controllo ad un potere superiore che chiamiamo Dio. Perché noi si riesca a farlo, abbiamo bisogno di sentirci certi dell’Amore di Dio.

Quali immagini di Dio creiamo nella nostra mente, quale nome attribuiamo a questa Realtà Divina può precludere questo necessario rapporto di fiducia e di amore. Queste immagini, invece di essere utili, rischiano di imprigionarci nel mondo dei nostri pensieri e costituire un vero e proprio ostacolo sul cammino. Se siamo cresciuti con ‘Dio, il Padre’ e l’esperienza di nostro padre era ben lontana dall’essere un’esperienza di sostegno – ci siamo sentiti rifiutati, criticati – questa immagine non ci darà la fiducia necessaria sul cammino spirituale, se la nostra auto-immagine è quella di non essere degno dell’attenzione di Dio.

Anche il pensiero di Dio come ‘Madre’ in realtà non ha a che fare con questo problema – stiamo semplicemente sostituendo una immagine con un’altra. Altre persone possono avere avuto la stessa esperienza di rifiuto con la madre. Se Dio è visto come un giudice, egli diventa una persona da evitare, piuttosto che una persona a cui fare riferimento, visto che tanti di noi hanno un gran fardello di colpevolezza. Se siamo cresciuti con l’immagine di un vecchio seduto su una nuvola in cielo e noi abbiamo una propensione scientifica, ben presto ci accorgeremo che questo è semplicemente impossibile – la nostra immagine infantile viene considerata superata e finta e buttiamo via la religione con quell’immagine da immaturi. John Main sottolinea in ‘Il Cristo presente’ che queste immagini fanno sì che sia la paura il nostro sentimento dominante: “Così la nostra preghiera viene ad essere un modo per fargli piacere o placarlo e nel rivolgergli una supplica speriamo di allontanare da noi la sua ira”.

Questa paura di non essere abbastanza buoni porta a un senso di alienazione e di mancanza di valore -. una condizione ampiamente diffusa nella nostra società occidentale. Gesù ci ha mostrato nela sua vita e nel suo insegnamento Dio come Amore, non come un’altra immagine di cui appropriarsi, ma come qualcosa che possiamo sperimentare come relazione personale d’amore. Solo seguendo le indicazioni di Gesù ‘ a lasciare se stessi alle spalle’ , possiamo sperimentare il silenzio della divina presenza amorosa al centro del nostro essere. Facciamo questo seguendo l’insegnamento di John Main per quel che riguarda il lasciare andare tutti i pensieri e le immagini con le quali costruiamo il ‘sé, l’ego. E poi sappiamo, come John Main ci dice in ‘Il Cristo presente’ che: “Noi siamo perché Dio è. Dio è il nostro essere e così il nostro essere è buono, così come è.lui”. E sottolinea che di ciò faremo esperienza nonostante il fatto che “ci può sembrare incredibile che la via della visione reale è la trascendenza di tutte le immagini. Ci sembra in apparenza che senza immagini non ci sia visione, e che senza pensiero non ci sia consapevolezza.

Kim Nataraja