Insegnamenti settimanali del 13/10/19 – Fare e essere

Fare ed Essere

La contemplazione ci porta a vedere qualunque cosa nel suo contesto complessivo, ma se non è unita all’azione non siamo ancora completi. La storia di Marta e Maria nel Vangelo di Luca (Luca 10: 32-42) evidenzia l’importanza di integrare il fare e l’essere, il rapporto tra azione e contemplazione. Marta rappresenta la vita attiva e frenetica che tutti noi conduciamo ogni giorno con le esigenze di lavoro, di amicizia e di ospitalità. Chi di noi non ha mai provato un certo fastidio vedendo altri che ascoltano ospiti apprezzati  o meditano mentre noi vorremmo fare altrettanto, ma non possiamo perché dobbiamo continuare a preparare il pasto da condividere dopo?

Maria è la parte contemplativa del nostro essere, che medita, che ascolta nel profondo il Cristo nella preghiera o  lo incontra nella lettura attenta della Scrittura, nella Lectio Divina.

Questa storia, in un certo senso, simboleggia chi siamo. Azione e contemplazione sono le due facce del nostro stesso essere. Siamo Marta e Maria. Quando siamo così occupati a lamentarci perché non troviamo più tempo per meditare, allora Marta ha preso il sopravvento. Quando contempliamo rinunciando al nostro lavoro per dedicarci totalmente all’impegno della preghiera / meditazione e dell’ascolto profondo, allora vogliamo essere solo Maria. Ma deve esserci un equilibrio: non possiamo essere l’uno o l’altro esclusivamente. Siamo entrambi anche quando si vive in comunità, come sottolinea la Regola di San Benedetto: ci dovrebbero essere momenti di preghiera e tempi di lavoro – ‘ora et labora’.

Marta sta facendo un lavoro importante quando prepara il pasto da condividere, ma concentrandosi sul risentimento per ciò che sta facendo, perde di vista l’altra metà della sua anima, quella di Maria, colei che ascolta nel profondo. Gesù glielo fa notare: “Marta, Marta, tu ti lamenti  e ti  agiti inutilmente per tante cose.”  Noi tutti lo facciamo a volte. Se solo riuscissimo a fare ciò che deve essere fatto, con la consapevolezza del nostro centro profondo dentro di noi, dove abita la compassione per gli altri! Quello  che brontola è il nostro ‘ego’ che ha bisogno di stima, che vuole essere lodato e vedere gli altri incolpati. Ciò che è necessario è l’accettazione e l’integrazione di entrambi i lati del nostro essere: a volte dobbiamo essere Marta, ma in altri momenti possiamo essere Maria. Nella vita di Gesù  notiamo questo meraviglioso equilibrio di azione e contemplazione. Egli  percorre le strade predicando e guarendo, eppure leggiamo che spesso si ritira in un luogo tranquillo per rimanere in silenzio e pregare: ” In quel periodo andò sulle colline e passò la notte a pregare Dio”

Ali giorno  d’oggi, la maggior parte della vita della Chiesa, si concentra sull’aspetto “Marta” del nostro essere e alcuni hanno persino dimenticato che il lavoro di Maria è stato lodato da Gesù. Il fare, la cura per gli altri, la preghiera di lode, l’adorazione, la supplica, l’intercessione, il ringraziamento e la preghiera liturgica – sono tutti  modi importanti e validi di preghiera. Ma il lavoro di Maria, la preghiera silenziosa, l’ascolto profondo – la contemplazione – è relegato alle poche suore e monaci che sono portati per questo tipo di vita. Questa era la chiamata di John Main nella vita  che Laurence Freeman porta avanti: cercare di ricollegare i comuni cristiani alla lunga tradizione della preghiera contemplativa, che risale all’insegnamento di Gesù.

Nel 2007, la Comunità Mondiale per la  Meditazione Cristiana ha ricevuto il riconoscimento canonico dal Vaticano come comunità contemplativa ecumenica, riconoscendo l’importanza del lavoro di Maria.

Kim Nataraja