Insegnamenti settimanali del 12/1/2020 – Contemplare la natura e preghiera silenziosa.

Contemplare la natura e preghiera silenziosa

L’idea di Evagrio di avvicinarsi a Dio attraverso la scrittura, la natura e la preghiera pura era fondamentale per i Padri e le Madri del deserto:

“Uno dei saggi del tempo andò a trovare il santo Antonio e gli domandò: ‘Padre, come puoi esser felice se sei privo della consolazione che ti possono dare i libri ?’ Antonio gli rispose: ‘Amico filosofo, il mio libro è la natura delle creature; e questo libro è sempre davanti a me quando voglio leggere la parola di Dio”.

Evagrio dice ancora: “Per quel che riguarda coloro che sono lontani da Dio…Dio ha fatto sì che potessero avvicinarsi alla conoscenza di lui e del suo amore tramite le creature.

Questo è il livello a cui tutti possono arrivare. In seguito il nostro atteggiamento diventa contemplativo; siamo consapevoli dell’essenza divina in ognuno ed in ogni cosa ma siamo ancora nel mondo e ne facciamo assolutamente parte. E’ il livello del ‘contemplativo in azione’ il quale agisce partendo dal suo centro spirituale e per compassione. Abbiamo un buon esempio di questo atteggiamento nella storia di S. Antonio: S. Antonio aveva pregato il Signore di mostrargli a chi somigliasse. Dio gli aveva fatto capire che non raggiungeva il livello di un tale, ciabattino ad Alessandria. Antonio lasciò il deserto, andò dal ciabattino e gli domandò in che modo viveva. Il ciabattino gli rispose che dava un terzo dei suoi guadagni alla chiesa, un terzo ai poveri e teneva l’ultima parte per sé. Ad Antonio ciò non sembrò un impegno particolarmente gravoso perché aveva già lasciato tutti i suoi averi e viveva nel deserto in totale povertà. E quindi non era lì la superiorità del brav’uomo. Antonio disse ancora al ciabattino: “E’ il Signore che mi ha mandato a vedere come vivi.” L’umile commerciante, che venerava Antonio, gli svelò il segreto della sua anima: ‘Non faccio niente di speciale. Solo, mentre lavoro osservo i passanti e dico ‘che possano salvarsi tutti ed io solo perire’.

Continuiamo a svolgere i nostri compiti nel mondo, ma siamo consapevoli del Divino. Questa consapevolezza permea i nostri comportamenti e le nostre azioni. Gli esempi nelle storie del Deserto riguardano persone comuni che lavorano come noi e tutto ciò è di grande incoraggiamento.

Troviamo la stessa idea espressa anche nella cristianità celtica: “Attraverso le parole della scrittura e le speci della creazione è rivelata la luce eterna.” (Giovanni Scoto Eurigena IX sec.) E’ perciò un’esperienza umana slegata da tempo e spazio.

Sono certo che molti di voi leggendo queste “Lettere” abbiano avuto una esperienza simile, un senso di meraviglia e di timore, un senso di ‘più’, quando vi siete confrontati con la bellezza della natura, la bellezza di un tramonto.

Questa stessa esperienza è raggiunta grazie alla preghiera silenziosa a cui ci conducono molti tipi di preghiera. Ma per me è soprattuto la meditazione che la rende possibile. La chiave di tutto è lasciare andare i pensieri e le immagini, addirittura Dio: “Quando pregate non ridicolizzate la divinità con immagini che vi siete creati da soli per conto vostro. Evitate anche di lasciare che il vostro spirito si faccia imprimere come un sigillo di qualche forma particolare, ma piuttosto siate liberi da ogni faccenda, avvicinatevi all’Essere immateriale e raggiungerete la comprensione”.

Non dobbiamo esser perfetti all’inizio del nostro pellegrinaggio verso il nostro vero Sé e verso Cristo che dimora in noi. Tutto quello che dobbiamo fare è perseverare con fedeltà nel nostro cammino di preghiera ed esser aperti al cambiamento. Lasciamo andare la paura così l’amore ne prenderà il posto.