Insegnamenti settimanali del 1/11/2020 – La meditazione della tradizione cristiana

La meditazione nella tradizione cristiana

Siccome la capacità di cambiare gli stati dell’essere è una qualità umana, molte delle cose che ho detto si riferiscono non solo alla meditazione nella tradizione cristiana, ma anche alla forma di preghiera attenta e silenziosa che si trova in altre importanti tradizioni religiose. Prendiamoci quindi un momento per ricordare a noi stessi che cosa caratterizza la meditazione cristiana.

Nei suoi insegnamenti, Gesù vuole aiutarci ad essere di nuovo consapevoli del Regno, della presenza di Dio, e ci raccomanda la preghiera silenziosa, interiore. Troviamo l’essenza della meditazione / preghiera contemplativa – silenzio, solitudine ed interiorità – nelle sue parole del discorso della Montagna: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà” (Mt. 6,6). Cassiano spiega: “Noi preghiamo nella nostra stanza quando allontaniamo completamente i nostri cuori dal rumore dei pensieri e dalle preoccupazioni e riveliamo le nostre preghiere al Signore nel segreto, in un modo intimo. Noi preghiamo a porte chiuse quando, con senza muovere le labbra ed in completo silenzio, preghiamo colui che cerca non voci, ma i cuori”.

Blaise Pascal, uomo di scienza, scrittore, filosofo e teologo cattolico francese del XVII secolo, credeva che tutte le nostre miserie derivassero da un’unica causa: la nostra incapacità di rimanere seduti da soli ed in silenzio in una stanza. E pensava che questo ci avrebbe alla fine portato alla rovina. A meno che, come diceva John Main, non distogliamo il riflettore dell’attenzione dal nostro ego e non entriamo nel silenzio interiore, non possiamo intravedere la luce del nostro vero Sé, né diventare consapevoli del legame con la Realtà Ultima e nemmeno avere “vita in abbondanza”.

Laurence Freeman, quando parla della meditazione nel suo libro “Gesù, il maestro interiore”, evidenzia questo cambiamento necessario: “La preghiera deve radicarsi nella sincerità del vero Sé piuttosto che nell’auto-consapevolezza dell’ego”. Egli fa riferimento alle parole di Gesù: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli ” (Mt. 6,1). E Laurence Freeman continua: “Quando troviamo sicurezza o ricaviamo piacere dall’approvazione degli altri, l’autenticità della preghiera è compromessa”. Gesù estende il suo distacco dai bisogni e dai desideri dell’ego alla vita comune: “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo o di come vestirvi” (Mt. 6,25).

L’uso di una breve parola o frase è messo in evidenza dall’insegnamento nel discorso di Gesù: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venir ascoltati a forza di parole” (Mt. 6, 7-8).

Più avanti, nella parabola del fariseo e del pubblicano, Gesù raccomanda il modo di pregare del pubblicano che ripete continuamente: “O Signore, abbi pietà di me peccatore” . (Lc 18, 10-14).

La nostra meditazione è quindi cristiana perché si fonda sulla nostra fede e sul nostro credo negli insegnamenti di Gesù.

Kim Nataraja