Insegnamenti settimanali del 10/10/2021 – La relazione difficile con i nostri pensieri

La relazione difficile con i nostri pensieri

Le varie fasi del cammino spirituale sono veramente dipendenti dal rapporto mutevole con i nostri pensieri. In primo luogo, si diventa più tolleranti verso le intrusioni delle nostre distrazioni, poi le intuizioni e pensieri sulle ferite ricevute,  soprattutto nella nostra infanzia, vengono guardate con maggiore comprensione e compassione e, di conseguenza, troviamo più facile accettare i segni di ferite simili in altri. Infine, viviamo momenti di silenzio e di pace, quando i nostri pensieri, immagini e sensazioni si dissolvono nello sfondo. Non appena percorriamo il cammino della meditazione, realizziamo sempre più che questo rapporto che cambia è determinato dall’entrare nel silenzio interiore, per quanto fugacemente ne siamo consapevoli. L’io, la mente cosciente, non può entrare attraverso queste porte di silenzio e, quindi, ignora gli effetti di silenzio; con il risultato che all’inizio potremmo non essere ancora veramente consapevoli di alcun cambiamento. Spesso sono gli altri che ci fanno notare che sembriamo diversi, più pazienti, tolleranti e capaci veramente di ascolto.
Ciò che sta accadendo è che ci stiamo muovendo dalla predominanza dell’ ‘ego’ alla guida del vero ‘sé’ e, in tal modo, ci apriamo al dono gratuito della libertà e della pace che si trova nel centro del nostro essere. Questa crescente consapevolezza di noi stessi, degli altri e del nostro ambiente, piuttosto che il punto di vista della sopravvivenza dell’ ‘ego’ è il frutto importante della meditazione. Come Laurence Freeman dice in Gesù Il Maestro Interiore: “Con la meditazione qui non intendo solo il lavoro di pura preghiera, ma l’intero campo di vita della conoscenza di sé, che ci guida… Gesù aveva un ego.  Quindi non è che l’ego di per sé è peccato. E’ l’egoismo, la fissazione nell’ego che porta alla dimenticanza e al tradimento del nostro vero sé. Il peccato accade ogni volta che l’ego è scambiato per il vero Sé … Tuttavia Egli dimostra anche la capacità umana di vivere in un sano equilibrio tra l’Io e il Sé. “
Questo è ciò che intendeva Gesù quando diceva ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.’ La vita in abbondanza è una vita in cui l’”ego” – e la sua ‘ombra’ – e il vero Sé sono integrati, in equilibrio. Attraverso la conoscenza del nostro essere totale abbiamo quindi la pazienza, la tolleranza e la compassione di relazionarci pienamente e onestamente con gli altri e ristabilire la connessione con il nostro ambiente naturale e la realtà immanente e trascendente superiore che ci avvolge e ci circonda.
Come Laurence Freeman dice sopra, forse il vero significato di ‘peccato’ è quello di confinare noi stessi a livello dell’io materiale e dei suoi “bisogni di sopravvivenza”  e di dimenticare la nostra origine spirituale. San Paolo sembra descrivere il ‘peccato’ in questi termini: “Coloro che vivono a livello della nostra natura inferiore hanno la loro prospettiva formata da esso, e quella si chiama morte; ma coloro che vivono a livello dello spirito hanno una visione spirituale, e ciò è vita e pace.” Questo è stato spesso interpretato letteralmente come un atto d’accusa del sesso, ma può anche essere visto come una distinzione che Paolo fa tra livelli di coscienza diversi. Per natura inferiore, intendeva per esempio nei nostri termini, ciò che nutre l’ ‘ego’.  Paolo stava paragonando per contrasto l’ ‘ego ‘e il ‘sé ‘. Questa “vita e pace” è il risultato della nostra consapevolezza del Divino e anche dell’unione totale con il Divino.
Entrambi i primi Padri della Chiesa, S. Ireneo (II secolo) e sant’Atanasio (IV secolo), erano convinti che “Dio si è fatto uomo, perché l’uomo potesse diventare Dio”. L’idea di unione è spesso interpretata in alcune tradizioni come una perdita totale di sé. Ma nella visione cristiana non è vista come una fusione totale, implicando questa perdita. Bede Griffiths in ‘Le nozze tra Oriente e Occidente’  afferma: “Non c’è dubbio che l’individuo perde ogni senso di separazione dall’Uno e sperimenta una unità totale, ma questo non significa che l’individuo non esiste più. Proprio come ogni elemento della natura è un riflesso unico della Realtà, così ogni essere umano è un centro unico di coscienza nella coscienza universale “.
Kim Nataraja