Insegnamenti settimanali del 10 ottobre 2017 – Anno 5 n. 27

Meister Eckhart e il nostro centro Divino

Abbiamo sentito in La Nube che quello che dobbiamo fare è pregare “con un delicato fermento d’amore, desiderando Dio per se stesso e non per i suoi doni”. Troviamo esattamente lo stesso consiglio di lasciare andare i nostri desideri per “i suoi doni” nei Sermoni Tedeschi di Meister Eckhart: “Fino a quando adempiamo alle nostre opere, al fine di andare in cielo, siamo semplicemente sulla strada sbagliata… Alcune persone vogliono vedere Dio con i loro occhi come vedono una mucca e ad amarlo come amano la loro mucca – amano la loro mucca per il latte e il formaggio e il profitto che ne ricavano. Come succede alle persone che amano Dio a motivo di una ricchezza esteriore o del benessere interiore. Non amano Dio nel modo giusto quando lo amano per il loro proprio vantaggio. Anzi, in verità vi dico, qualsiasi cosa abbiate in mente, per quanto buona, sarà una barriera tra voi e la verità più intima“.

“Qui si parla dell’impegno di Meister Eckhart per quel che riguarda il suo più importante argomento di insegnamento: il distacco. Chi ascolta la Parola di Dio deve essere totalmente distaccato.” La parola che usa è ‘abgeschiedenheit’, che significa ‘isolamento, stare un po’ in disparte’, creare una certa distanza tra noi, il mondo e le nostre preoccupazioni. Invece di essere strattonati di qua e di là dalle risposte emotive del nostro “essere individuale” – come chiama l’ego – nei confronti di ciò che ci accade, dobbiamo restare un po’ al di fuori del tumulto della vita quotidiana.

“Quando predico, io di solito parlo di ‘distacco’ : cioè che dobbiamo essere vuoti di noi stessi e di tutte le cose; in secondo luogo che dovremmo essere formati di nuovo in quel semplice bene che è Dio; terzo, che dovremmo riflettere sulla grande nobiltà della nostra anima, così da poter arrivare di nuovo a meravigliarci di fronte a Dio; e quarto punto a proposito della purezza della natura divina, perché lo splendore della natura divina è oltre le parole. Dio è una parola, una parola non detta”.

“Il distacco da tutti i pensieri egoistici -‘lasciandoci alle spalle il sé’ – e dal mondo materiale ci porterà a ricordare la nostra natura divina interiore, la ‘nobiltà della nostra anima’, che di conseguenza ci farà scoprire l’atteggiamento giusto verso Dio, “meravigliarci davanti a Dio” e alla vera conoscenza del Suo essere essenziale: Silenzio – “Niente descrive così bene Dio come il silenzio.”

Meister Eckhart sa per esperienza intuitiva che siamo in grado di “discendere” alla pura “base” del nostro essere, per accorgerci della “scintilla” divina, e quindi essere trasformati in Cristo, e ascendere con Lui a Dio in questa vita.

John Main ha condiviso questa esperienza e quindi lo sentiamo dire: “Gesù ha mandato il suo Spirito a dimorare in noi, rendendo tutti noi templi di santità: Dio stesso ci inabita”.

Un aspetto importante di questa potenzialità è il profondo desiderio di Dio che ha l’umanità, inserito dalla Divinità nella “scintilla” al centro del nostro essere. L’insistenza dell’insegnamento di Meister Eckhart deriva dalla sua convinzione della necessità per tutti di venire a conoscenza di questa potenzialità: “Quando un uomo esce da se stesso per trovare Dio o prendersi Dio, è sbagliato. Non trovo Dio fuori di me e non lo concepisco se non come mio e in me “.

Il concetto di Dio di Meister Eckart, come di John Main, è totalmente apofatico; non può essere racchiuso in parole o immagini: “Dio non è né questo né quello.” Può essere ‘conosciuto’ solo nel silenzio interiore: “Lo si dovrebbe percepire senza immagini, senza mezzi, e senza paragoni”. La via per aprirci a questa consapevolezza del silenzio divino è quindi attraverso la preghiera contemplativa: “Prima che questa nascita possa avvenire, dobbiamo essere in pace, non frammentati da distrazioni mondane, ma integri e in una armonia interiore, come il suono di un accordo maggiore… la mente è placata e i sensi non ci preoccupano più… Questa nascita trascende qui e ora… E accade in eterno.” Eppure, questo Dio inconoscibile vive dentro di noi come la ‘scintilla della nostra anima’, il fondamento del nostro essere’.

Questo è l’estremo paradosso: la Divinità è l’Uno Trascendente al di là dell’essere, ma allo stesso tempo Egli è immanente nell’essenza interiore dell’anima. La vera conoscenza di Dio si basa su una visione interiore intuitiva che deriva da questa “parte più intima dell’anima”. John Main condivide la stessa visione intuitiva nel suo insegnamento: “Sappiamo che Dio è intimamente con noi e sappiamo anche che egli è infinitamente al di là di noi. E’ solo attraverso il silenzio profondo e liberatorio che siamo in grado di conciliare le polarità di questo misterioso paradosso… Sappiamo poi di aver parte nella natura di Dio”. Meister Eckhart chiama questo momento di realizzazione “la nascita di Cristo nell’anima”. Egli condivide il primato di questa esperienza con Sant’Agostino che ha detto: “A cosa mi serve che questa nascita di Cristo stia sempre accadendo se non accade in me? Quello che conta è che dovrebbe avvenire in me.”

Il distacco è secondo Meister Eckhart un atteggiamento indispensabile sul cammino spirituale; è l’unico modo in cui la “Nascita di Cristo” può avvenire nell’anima. Questo è l’insegnamento che ha reso veramente Meister Eckhart una guida per il nostro tempo ed è alla base del suo universale apprezzamento; le sue raccomandazioni risuonano con quelle dei maestri indù, buddisti e sufi.

Kim Nataraja