Anno 1 n. 31 Insegnamenti settimanali 6 ottobre 2013

Comunità (continuazione)

Trovo affascinante come negli ultimi anni la scienza sempre più conferma con sistemi rigorosi quello che chi percorre il cammino spirituale conosce attraverso l’esperienza personale.

Nell’insegnamento della scorsa settimana ho parlato dell’importanza della comunità e di come un gruppo di meditazione ci dia sostegno nel nostro viaggio. Che questo sia vero in molti modi lo dimostra il seguente esperimento: un gruppo di suore francescane sono state controllate attraverso un macchinario che verifica le onde cerebrali durante una sessione di preghiera. Mentre all’inizio ciascuna aveva il proprio schema di onde cerebrale dopo aver pregato insieme per circa 10 minuti tutti gli schemi erano identici.

Lo stesso tipo di risonanza inevitabilmente gioca un ruolo anche nei nostri gruppi. I meditanti spesso mi dicono che, specialmente all’inizio, trovano più facile meditare nei gruppi settimanali che non a casa da soli. L’esperimento citato ci offre la prova oggettiva che ci diamo sostegno e forza l’uno con l’altro.

Non solo, durante la meditazione siamo dunque anche in sintonia, nella stessa lunghezza di onda – in termini cristiani la lunghezza d’onda dello Spirito. Sappiamo già che lo Spirito che è lì nel centro più profondo unisce il nostro vero essere e ci unisce tutti, come dice John Main in “Il Cristo Presente”: “anche il nostro centro, la nostra consapevolezza oggettivante, viene unificato. Tutto questo, il processo di ‘essere uno’ è il lavoro dello Spirito.”

Visto che nella nostra vita ordinaria viviamo partendo dall’ego, vediamo solo la separazione, non l’unità e interconnessione che sono alla base. Dimentichiamo quanto siamo sostanzialmente connessi. La meditazione opera un ruolo essenziale nel cambiare la nostra consapevolezza, la nostra coscienza, in questo senso. Meditando, pregando insieme “facciamo esperienza che la fondamentale condizione dell’umanità, degli uomini e delle donne, non è la separazione ma la comunione, l’essere insieme con” e siccome Dio è amore: “in diretta connessione “essere con” è “essere nell’amore”(The Present Christ). Quanto sarebbe diverso il nostro mondo se noi fossimo tutti consapevoli di questa unità essenziale?

Ad un certo livello sappiamo quanto gli altri ci influenzino – i genitori sono sempre preoccupati dell’influenza che gli amici dei loro figli hanno sul loro modo di pensare e comportarsi; parliamo dell’importanza di avere amici che la pensino allo stesso modo. In un articolo di Eric Kandel ‘Small Systems of Neurons’ nella rivista Scientific American, egli presenta la sua scoperta: “anche durante esperienze sociali molto semplici come quando due persone si parlano, l’azione del sistema neuronale nel cervello di un individuo è capace di avere un effetto diretto e duraturo nelle connessioni sinattiche modificabili del cervello di un altro individuo”.

Quello che scopriamo nel silenzio, nel centro del nostro essere, basato sulla nostra esperienza, è una fiducia, un senso amorevole di amicizia, di comunione, di fatto il vero significato di fede.

Laurence Freeman nel suo ultimo libro ‘First Sight – The Experience of Faith’ dice: “La comunità – come il matrimonio – è il risultato della fede”.

Kim Nataraja