Anno 4 n. 30 Insegnamenti settimanali 6 novembre 2016

L’ultimo ostacolo

Uno degli ostacoli più difficili da spazzare via sul cammino spirituale è il tipo di educazione religiosa che abbiamo ricevuto da bambini. Se siamo stati cresciuti in un approccio religioso che poneva l’accento sulla preghiera vocale e la lettura delle Scritture, possiamo ritenere che qualsiasi altra cosa, soprattutto la meditazione, non sia in realtà preghiera cristiana. Sentiamo l’’ego’ dire: ‘Questa non è la preghiera, come mi è stata insegnata’. Anche se sempre più persone sono aperte a questo cambiamento nel modo in cui pregare, alcuni possono ancora sentirsi a disagio in quanto non stanno più seguendo la strada della loro famiglia e dei loro amici.

Un altro aspetto di questo condizionamento è legato alle immagini di Dio ereditate. Le abbiamo già osservate in precedenza, ma esse sono in grado di formare una tale barriera al nostro progresso spirituale che vale la pena di esplorarle un po’ di più. Sono spesso un prodotto della nostra prima infanzia,  legate ai nostri atteggiamenti, soprattutto verso genitori e insegnanti. Dio Padre, immagine di Gesù ‘può generare appunto un ostacolo, se nostro padre era assente, molto critico, impaziente o violento. Questa immagine non ci darà la fiducia necessaria per lasciar andare ed entrare nel silenzio. Non solo Dio può sembrare qualcuno da temere e da evitare, ma anche l’immagine di noi stessi può essere come di una persona totalmente indegna delle attenzioni di Dio. L’immagine di Dio come Madre, un potente archetipo, può essere allettante per alcuni, ma per altri può generare resistenze simili. Se la tua immagine è una di un Dio giudice, come potresti stare a tuo agio in sua presenza? Dio diventa qualcuno da evitare piuttosto che qualcuno con cui entrare in relazione, come per molti di noi che avvertono il peso della colpa. Allora, perché dovremmo voler entrare nel silenzio per essere in Sua presenza? Perché dovremmo voler metterci in una posizione, dove potremmo essere  giudicati e respinti?

Ma sono solo immagini, non la realtà. La Genesi ci dice che siamo stati fatti “a immagine e somiglianza di Dio”. Ma piuttosto che intendere ciò nel senso che abbiamo l’immagine e la somiglianza divina in noi, prendiamo questo letteralmente e di conseguenza facciamo Dio a sua volta, a nostra immagine e somiglianza condizionata. Clemente di Alessandria dei primi Padri della chiesa, nel II secolo, disse aspramente “La maggior parte delle persone sono racchiuse nei loro corpi mortali come una lumaca nel suo guscio, rannicchiati nelle loro ossessioni alla maniera di ricci. Si costruiscono un loro concetto di beatitudine di Dio, prendendo loro stessi come modello”. La chiesa primitiva pensava che  utilizzare il nome di Dio fosse blasfemo, come qualsiasi nome o immagine che lo sminuisse o limitasse. Clemente di Alessandria diceva: “La nozione di puro essere è la più vicina che si possa accostare a Dio… Egli è ineffabile, al di là di ogni discorso, al di là di ogni concetto, al di là di ogni pensiero.”

Kim Nataraja