Anno 4 n. 22 Insegnamenti settimanali 4 settembre 2016

Il Regno di Dio

“Per trovare Dio, dunque, dobbiamo perdere Dio – almeno l’idea e l’immagine primitiva che abbiamo di Dio.” Ma, come abbiamo visto nella storia del monaco, nelle Conferenze di Giovanni Cassiano,  perdere la propria immagine di Dio è inquietante e doloroso e porta temporaneamente alla sensazione di assenza di Dio. “Guai a me, disgraziato che sono! Hanno preso il mio Dio e non ho nessuno a cui aggrapparmi, né so chi devo adorare o a chi rivolgermi!”  Ma lungo il nostro cammino di preghiera contemplativa “lentamente ci si rende conto che perdere l’immagine è il presupposto per trovare l’originale.” Una volta abbandonate le immagini e le idee, sperimentiamo Dio nel silenzio della preghiera e diventiamo consapevoli della sua presenza, il Regno di Dio.

La locuzione ‘Il Regno’ è menzionata proprio all’inizio del Vangelo di Marco (1,15), in un detto che molti considerano essere l’essenza dell’insegnamento di Gesù: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. Come tutti gli insegnamenti di Gesù, il vero significato diventa chiaro solo attraverso una comprensione intuitiva, esperienziale. Eppure, le parole usate sono utili. La parola usata per ‘tempo’ non è ‘chronos’, il tempo cronologico, ma ‘kairos’ tempo di Dio, cioè l’assenza di tempo, che si riferisce ad una realtà che va al di là del tempo e dello spazio come lo conosciamo. Questa realtà è presente ‘dentro di voi e fra di voi’, (cfr Lc 17,21), come la maggior parte degli studiosi interpretano ‘’in mezzo a voi’, sottolineando  che il Regno non è in un luogo particolare, ma è la Divina Realtà di Dio che tutto pervade. Inoltre, tendiamo a definire la parola ‘pentirsi’ come coprire se stessi di vergogna nel ‘saio e nelle ceneri’, ma il significato originario della parola è quello di ‘riposizionare la propria mente’, che significa cambiare il modo di guardare la realtà, il che è il risultato di una preghiera silenziosa. Dopo aver scoperto la realtà ultima sotto il velo di quella ordinaria, vediamo chiaramente e sperimentiamo il Regno. Allora, capiamo veramente cosa si intende con la ‘buona notizia’ che Gesù ci ha portato.

Gesù sapeva che avremmo avuto difficoltà a capire cosa volesse dire con il Regno, poiché il concetto del Regno è  difficile da catturare con le parole come quello di Dio. Gesù cerca quindi di spiegare, attraverso le parabole, cosa intende. Ci sono quattro parabole che si occupano specificamente del ‘Regno’. Tutte e quattro sono incluse nei tre Vangeli sinottici, ma non nel vangelo di Giovanni. Due di esse – il ‘granello di senape’ e il ‘lievito’ (Matteo 13,31-34) –  mostrano l’importanza del Regno. Con ‘Lievito’, si sottolinea che esso è l’ingrediente essenziale in noi. Senza il lievito, l’impasto non crescerebbe per diventare pane e un essere umano non cresce per essere ‘pienamente vivo’, senza il lievito del Regno di Dio dentro di sé. Il ‘granello di senape’ sottolinea la sua potenza e la sua portata, che include tutta la creazione. Il ‘Tesoro sepolto’ e la ‘Perla’ (Mt 13, 44-47), mostrano che nulla accade da sé. Dobbiamo essere attivi nella presa di coscienza del Regno che è dentro di noi. Ci si aspetta qualcosa da noi, per realizzare il suo inestimabile valore.

L’aspetto più importante del Regno è sottolineato da Laurence Freeman: “Il regno si riferisce alla vita di Dio attraverso il rapporto con se stessi e con gli altri. […] è inestricabilmente coinvolto nella relazione e nell’interdipendenza. […] La nostra relazione personale con Dio è sancita nella famiglia di tutti gli esseri. Dio è il fondamento di tutto l’essere”.

Kim Nataraja