Insegnamenti settimanali 29 ottobre 2012

Prestate attenzione al Regno di Dio

Nelle ultime cinque settimane abbiamo visto l’importanza di guardare al nostro vero sé, alla scintilla divina in noi e l’importanza del pentimento, dell’umiltà e della purificazione delle nostre emozioni auto-centrate:

 

“Ritorna in te stesso e osservati: se non vedi ancora la bellezza in te, allora fa come lo scultore che vuole rendere bella la sua statua. Egli scalpella via delle parti e ne leviga altre, rende alcune parti lisce e altre chiare finché non compare un bel viso  nella statua. Anche tu, rimuovi ciò che è superfluo, raddrizza ciò che è storto, ripulisci ciò che è opaco e rendilo lucido, e non smettere di lavorare di scalpello sulla tua statua, finché lo splendore divino della virtù non brilli da te… Apri i tuoi occhi e guarda.” (Plotino, Enneadi, I 6, 9, 7-24)

Ma che cosa vediamo? Chi o che cosa è il Divino? Clemente di Alessandria, uno dei primi padri della chiesa, diceva: “La nozione di puro essere è quella che più si avvicina  a Dio… Egli è ineffabile, oltre ogni parola, oltre ogni concetto, oltre ogni pensiero.”

Non possiamo descrivere Dio o ciò di cui facciamo esperienza. Cerchiamo di dare un senso con la nostra coscienza razionale a qualcosa che la nostra coscienza intuitiva percepisce, ma ciò è realmente impossibile. Bede Griffiths diceva: “ Mi sembra che in ultima analisi dobbiamo andare oltre ogni forma di pensiero – anche oltre la Trinità, l’Incarnazione… Tutte queste cose appartengono al mondo dei segni – manifestazioni di Dio nel pensiero umano – ma Dio stesso, la Verità stessa è oltre ogni forma di pensiero.”

Ciò che è importante è cambiare il centro della nostra percezione dalla superficie alla profondità. Allora facciamo esperienza della: “presenza di Gesù in noi, il suo Santo Spirito, che ci chiama a divenire pienamente consapevoli di questo livello del nostro essere. Al battito di un ciglio, ci svegliamo a noi stessi, allo spirito che ci abita, e da qui alla consapevolezza della comunione con Dio stesso che siamo chiamati a condividere. E così, ci risvegliamo non ad una solitudine platonica ma alla comunione completa di tutti gli essere nell’Essere stesso.” (John Main, “Dalla parola al Silenzio”)

A quel punto, veicoliamo la natura di Dio attraverso i nostri comportamenti trasformati: “Ogni anima è, e diventa, quello che contempla.” (Plotino). Non dobbiamo fare altro che sedere e aspettare:

Dissi alla mia anima, sta quieta, e lascia che il buio ti copra
e sarà la tenebra di Dio. […]
dissi alla mia anima, sta quieta, e aspetta senza speranza
perché speranza vuol dire sperare la cosa fallace […]
resta ancora la fede. 
Ma fede, amore, speranza sono tutti nell’attendere.
Aspetta senza intenzioni, perché non sei pronta per l’intenzione:
così il buio potrà essere la luce, e l’immobilità danza.
 (T.S.Eliot – Quattro Quartetti )

 

Kim Nataraja