Anno 1 n. 21 Insegnamenti settimanali 28 luglio 2013

 Importanza della Scrittura.

Tutta la teologia e l’insegnamento di John Main sulla meditazione, non sono basati solamente sull’esperienza, ma si fondano anche sulla Scrittura.

 Ogni suo insegnamento, inizia e/o finisce con una citazione dalla Scrittura.  La stessa enfasi sulla Scrittura, ritenuta di fondamentale importanza, la si trova pure tra i primi Cristiani. Tutti loro, generalmente, facevano ancora parte di una cultura orale, ascoltavano la Scrittura piuttosto che leggerla, e la imparavano a memoria. Questo risulta chiaramente da una affermazione di Sant’Antonio: “Hai ascoltato la Scrittura. Questo dovrebbe  insegnarti come (agire)”.  Sant’Antonio (251-356) è l’esempio che i Padri e le Madri del Deserto avevano davanti agli occhi, benché egli non sia stato il primo eremita nel deserto – lui stesso visitò, agli inizi del suo cammino, diverse persone che vivevano in solitudine. Atanasio, uno dei primi Vescovi, molto influente, scrisse in lingua copta “La vita di Antonio” (357), che influenzò ed incoraggiò moltissimo i Cristiani Copti ad andare nel deserto, sotto la guida delle parole e degli insegnamenti di Antonio.  Tennero ben presente nella loro mente e nel loro cuore il suo consiglio: “Dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti agli occhi; qualunque cosa tu faccia, tieni sempre la testimonianza della Scrittura davanti a te”.  La Scrittura era la loro guida per come vivere la vita. Si incontravano settimanalmente in una riunione chiamata “synaxis” (assemblea), dove la Scrittura era declamata a voce alta e tutti i partecipanti la ripetevano.  Le parole della Scrittura erano ritenute sacre, perciò richiedevano un’attenzione totale, piena e devota. Un aneddoto racconta di un giovane monaco rimproverato da Abba Nau, un anziano, con queste parole: “Dov’erano i tuoi pensieri, quando stavamo celebrando la “synaxis”, poiché il testo del salmo ti è sfuggito ? Non sai che sei in piedi alla presenza di Dio e che stai parlando a Dio?”. Dopo la “synaxis”, ritornavano alle loro celle per riflettere, su quello che avevano udito.  La stessa enfasi sulla Scrittura, la troviamo anche nella tradizione Celta – eredità di John Main: “Attraverso le lettere della Scrittura e le varie specie degli esseri viventi della creazione, è rivelata la luce eterna.” (Giovanni Scoto Eriugena, IX sec.).

Origene delinea sistematicamente, nel suo lavoro più importante “Sui Primi Principi”, una lenta, profonda e attentamente devota via per leggere la Scrittura.  Mette in luce ed insegna che ci sono quattro livelli di lettura della Scrittura. Inizia con indicarci il primo livello di lettura della Scrittura: prendere il testo alla lettera, concentrandosi sul significato superficiale – cosa che è importante di per sé.  Ma continua dicendo che dobbiamo spingerci oltre, fino al livello dell’insegnamento morale incluso nella Scrittura, (secondo livello).  Il seguente passo che ci incoraggia a intraprendere (terzo livello), va ancora più lontano e riguarda il significato allegorico del passo letto e considerato.  In questo era perfettamente d’accordo con San Paolo: “La nostra competenza viene da Dio il quale ci ha resi ministri adatti di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita.” (2Cor 3,5-6). Questo a sua volta, ci condurrà finalmente a confrontarci con lo spirito del testo considerato (quarto livello), ovvero all’incontro con il Cristo risorto, l’essenza della Scrittura secondo Origene: “Così è come devi intendere la Scrittura – cioè come l’unico, perfetto corpo della Parola”.

C’è un’eccellente base per questa disciplina nella Scrittura stessa. In Luca ascoltiamo: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” (Lc 2,19).  L’attitudine di Maria è un bellissimo esempio di lettura con “l’occhio del cuore”, una lettura intuitiva.  Ci si impegna profondamente nel testo in un modo dolcemente attento e riflessivo.  Questo modo di impegnarsi nella lettura della Scrittura, divenne noto fin dai tempi di Origene come la disciplina della  “Lectio Divina”.  E dal VI° secolo in avanti, divenne parte integrante dalla tradizione Benedettina circa la preghiera. John Main, come monaco Benedettino, naturalmente approvava di tutto cuore questa disciplina della “Lectio Divina” come forma di preghiera.

Kim  Nataraja.