Anno 4 n. 21 Insegnamenti settimanali 28 agosto 2016

Il Divino

Ma rimaniamo ancora con la domanda – essendo esseri umani razionali – chi o che cosa è questa Realtà Superiore? Per rispondere a questa domanda, l’unico mezzo che abbiamo per esprimere i nostri pensieri sono le parole, il linguaggio. In questi ultimi decenni, i filosofi moderni hanno ampiamente dimostrato quanto inaffidabile e limitata sia questa modalità di espressione. Il linguaggio forma e limita la nostra visione della realtà. Anche i mistici di ogni epoca e di ogni cultura hanno sottolineato questo limite, soprattutto quando si cerca di trasmettere le esperienze transpersonali.

Il Tao che può essere espresso
Non è il Tao eterno.
Il nome che può essere nominato
Non è il Nome eterno

Stiamo cercando di descrivere l’indescrivibile. Le parole non possono cominciare a comprendere e a contenere il Divino. “Tutto quello che possiamo dire con precisione di Dio, secondo Tommaso d’Aquino, è che Dio è, non cosa è Dio … Questa radicale umiltà … prima che l’ineffabile mistero di Dio, è il fulcro della teologia cristiana.” Quando cerchiamo di definire Dio, c’è il pericolo che le parole diventino idoli; forse questo è il motivo per cui Gesù non ha scritto nulla di se stesso. Ha usato delle parabole per indicare il significato e la portata della vera Realtà, il Regno di Dio. Ma l’enfasi che Egli ha posto sulla preghiera porta ad una esperienza spirituale che permette la vera conoscenza, che ci viene comunicata ad un livello più profondo.

“Il Fondamento divino di tutta l’esistenza è un Assoluto spirituale, ineffabile in termini di pensiero discorsivo, ma (in alcune circostanze) suscettibile a essere vissuta e realizzata direttamente dall’essere umano” (Aldous Huxley). Huxley trae questa conclusione basandosi su idee espresse in tutte le tradizioni di saggezza.

Clemente di Alessandria (II secolo) è stato il primo Padre della Chiesa ad esprimere questo pensiero nel cristianesimo. Clemente ed Origene e alcuni monaci che seguirono il loro insegnamento, come Evagrio e Cassiano, condividevano la tradizione mistica apofatica (negativa) che asseriva che Dio era oltre la nostra comprensione: “Dio è al di là dell’Uno. Egli è ineffabile, al di là di ogni discorso, al di là di ogni concetto, al di là di ogni pensiero … Dio non è nello spazio, ma oltre ogni luogo, tempo, nome e pensiero. Dio è senza limiti, senza forma, senza nome ” (Clemente).

Sebbene il Divino non possa essere afferrato dalla nostra intelligenza ordinaria, le fasi della nostra crescita della percezione del Divino possono essere descritte. Gli stadi della crescita cristiana descritte da Origene, che sono rimaste un classico dei cristiani di Oriente e sono state completamente accettate da Evagrio, mettono in evidenza tre livelli di sviluppo del cammino spirituale, che renderà possibile l’esperienza del Regno di Dio, la Presenza Divina. La prima fase è la “pratica”, che comprende la preghiera silenziosa e talvolta, una costante osservazione dei nostri pensieri e non solo dei nostri pensieri. Evagrio cita una sequenza molto chiara: prima si diventa consapevoli delle sensazioni, poi dei sentimenti, che si esprimono nel pensiero e che portano ad un desiderio e alla sua conseguente azione. Oggi, questo processo è spesso chiamato “mindfulness”. Evagrio è dunque il primo insegnante cristiano di mindfulness!

Mettendo in pratica tutto ciò con la massima attenzione si arriverà alla consapevolezza del comportamento motivato ego-centrico, che a sua volta porta ad un comportamento più virtuoso. I Padri e le Madri del deserto hanno chiamato questo processo “purificazione delle emozioni”. Solo quando il nostro comportamento egocentrico condizionato verrà compreso e messo da parte, le sue emozioni, i pregiudizi e false immagini non annebbieranno più la nostra visione della vera Realtà.

I due livelli successivi riguardano la ‘theoria’, la visione di Dio. Il primo livello di questa visione si raggiunge attraverso la contemplazione della natura. È vedere il Divino in tutto: “Solleva la pietra e mi troverai, taglia il legno in due ed io sarò lì” (Vangelo di Tommaso). Tutto è nel Divino e il Divino è in ogni cosa. Ma il Divino non è limitato dalla creazione, ma va oltre e al di là di essa.

S. Antonio, il primo dei Padri del deserto, esprime questo concetto così: “Uno dei saggi di quel tempo andò a trovare il santo Antonio e gli chiese: ‘Padre, come si può essere felici quando si è privati della consolazione dei libri?’ Antonio rispose: ‘Mio caro amico filosofo, il mio libro è la natura delle creature; e questo libro è sempre davanti a me quando voglio leggere la parola di Dio’”. Evagrio concorda: “Quanto a coloro che sono lontani da Dio … Dio ha reso possibile a loro di avvicinarsi alla conoscenza di Lui e del suo amore per mezzo delle creature”.

Questo è il livello che tutti possono raggiungere. Il nostro atteggiamento diventa poi contemplativo; siamo consapevoli dell’essenza divina in tutti e tutto, ma siamo ancora nel mondo e facciamo parte di esso in modo predominante. È il livello del “contemplativo in azione”, che agisce dalla sua / suo centro spirituale alla compassione.

Il secondo livello della “theoria” è la coscienza unitiva, l’esperienza totale di Unità con tutto ciò che nel Divino, che è il Regno di Dio.

Kim Nataraja