Anno 4 n. 24 Insegnamenti settimanali 25 settembre 2016

Meditazione come trasformazione

Abbiamo sentito come J. Main e L. Freeman mettono in evidenza il potere trasformante della meditazione. Infatti, ripetendo con fede la nostra parola-preghiera, il nostro mantra, arriva presto un momento in cui abbandoniamo la superficie della nostra preghiera mentale e scivoliamo in un modo di pregare più profondo, in una intima preghiera del cuore; non preghiamo più con la mente, ma preghiamo con il cuore: non parliamo più con Dio, ma siamo alla presenza di Dio nella dimenticanza di noi stessi. Alcuni lo percepiscono in modo istintivo, ed è per questo che sono attratti dalla meditazione; sono spinti dal  desiderio di essere il più possibile vicino a Dio. Anche nel nostro modo ordinario di pregare possiamo raggiungere spontaneamente un livello più profondo. Si tratta della preghiera “pura” come la chiamavo i primi cristiani – l’essenza della preghiera. T.S. Eliot la spiega meravigliosamente.

Non sei qui per provare,
per istruirti, per soddisfare la curiosità
o preparare un rapporto. Tu sei qui per inginocchiarti
dove la preghiera ha una ragione.

La preghiera è più
che un ordine di parole, ma l’impegno cosciente
della mente in preghiera, o il suono della voce in preghiera.

Questa preghiera “pura” è molto potente. In questa epoca scientifica, abbiamo dimenticato quanto potente possa essere la preghiera. E’ impossibile meditare seriamente, pregare con il cuore e non essere gradualmente cambiati. L’essenza di questo modo di pregare è l’attenzione dalla quale ne segue la consapevolezza. E la consapevolezza è la chiave che conduce al cambiamento. Il grado di cambiamento dipende certamente dal livello di impegno che ognuno mette in questa importante disciplina, ma il cambiamento lo avrai! Però non siamo troppo sicuri che questa idea ci piaccia realmente. Perché dobbiamo cambiare? Certamente vado bene così come sono. L’ego, l’aspetto superficiale del nostro essere, il nostro centro cosciente, è il nostro esperto di sopravvivenza e perciò non ama i cambiamenti, perché ciò implica cambiare le sue tattiche di sopravvivenza; dopotutto,  ha passato tutta la nostra infanzia a costruirsi per tenerci al sicuro e protetti. L’ego considera il silenzio della preghiera silenziosa come una minaccia alla sua esistenza, non appena ci allontaniamo dalla sua sfera di influenza. – infatti, lasciamo alle nostre spalle tutte le parole e le immagini che formano il nostro ego. Il suo meccanismo difensivo instilla in noi la paura del cambiamento, la paura dell’ignoto e di ciò che non conosciamo. Ci farà pure credere che quel cambiamento non è possibile e ci convincerà che la nostra attuale attitudine od opinione è corretta.

Tuttavia, in questa vita incerta, la sola cosa sulla quale possiamo fare affidamento è che tutto cambia in superficie: “Non si può discendere due volte nelle stesso fiume”  disse Eraclito, filosofo greco, nel V sec. a.C. Sappiamo per esperienza diretta che il nostro corpo cambia negli anni, che ci piaccia o no. Un articolo molto interessante apparso su Scientific American, descrive quanto il nostro cervello sia aperto al cambiamento. Hanno condotto un esperimento che dimostra come cambia il cervello di ogni persona impegnata in una conversazione. Un altro sperimento ha provato che quando ci si siede a meditare in un gruppo, anche se all’inizio lo schema delle onde del cervello sono abbastanza differenti, dopo circa dieci minuti esse assomigliano una con l’altra e prevalgono delle onde tranquille. Una prova scientifica di come ci sosteniamo e supportiamo nei gruppi di meditazione!

Se cambiamo attraverso l’interazione con gli altri, molto di più saremo cambiati dal silenzio della meditazione, dove entriamo nella sfera di influenza del nostro “vero sé in Cristo”. E’ questa comunicazione nell’amore nel profondo del nostro essere che tocca e cambia la nostra personalità alla superficie, in un modo profondo. Tutto ciò che dobbiamo fare è prestare attenzione alla nostra parola, senza paura, ma aperti al cambiamento, aperti all’amore, lasciando che lo Spirito del Cristo risorto porti avanti il suo lavoro di trasformazione in noi.

Kim Nataraja