Anno 3 n. 34 Insegnamenti settimanali 25 ottobre 2015

La consapevolezza di sé come primo passo verso il Divino

L’importanza di avere una guida spirituale quando ci si avventura nel silenzio non è mai sopravvalutata.

Nella tradizione cristiana Gesù è sia la nostra àncora, sia la nostra porta verso il regno dello spirito. Nella più ampia coscienza cosmica, la sua energia e coscienza è sempre presente, per permetterci di restare in contatto con Lui. Questo è il vero senso di “Sarò sempre con voi”. La seconda venuta è considerata da molti mistici non come un evento storico futuro, ma come un evento personale interiore che può realizzarsi in qualunque momento. Meister Eckhart, così come S. Agostino prima di lui, la vedeva come “la nascita di Gesù nell’anima”.

Vedere Gesù con questa visione spirituale ai nostri giorni è difficile per molti, a causa dei molteplici condizionamenti religiosi negativi, ma, come dice Laurence Freeman in “Gesù, il Maestro Interiore”: “Ignorare Gesù a causa delle imperfezioni delle chiese è una follia di dimensioni tragiche… d’altra parte la Cristianità deve essere trasformata.” La Cristianità ha bisogno di essere trasformata e lo stesso vale per noi.

L’esperienza ha insegnato a Meister Eckhart che la svolta da una consapevolezza della realtà ordinaria ad una più elevata avviene prima della trasformazione della consapevolezza di sé. Molti meditatori nella nostra tradizione hanno fatto la stessa esperienza, spesso anche all’inizio del loro cammino. “In un primo momento la sua presenza può essere solo intravista, è qualcosa in cui noi dobbiamo semplicemente sperare.” (“Gesù, il Maestro Interiore”). Eppure, questo primo sguardo fugace è sufficiente a risvegliarci, come direbbero i primi Cristiani, e tutto ciò che pensiamo e facciamo viene visto in una luce differente. Questo è il dono dell’amore, la grazia dello Spirito, il Cristo interiore, che ci tende le braccia. Una volta che abbiamo avuto la visione dell’amore che inabita il nostro centro e sappiamo di esser accettati così come siamo, abbiamo il coraggio di affrontare i nostri limiti; possiamo accettare il nostro lato oscuro e integrarlo nella totalità del nostro essere, e questo ci mette in condizione di accettare anche i lati oscuri degli altri con benevolenza.

Con questa intuizione diventiamo consapevoli di quanto la nostra percezione della realtà sia stata deformata da diverse forme di condizionamento, e questa consapevolezza, poco per volta, ci trasforma. Non siamo più dominati e imprigionati dal passato, ma possiamo stare nel momento presente, dove è la realtà divina. Così comincia il processo di “purificazione del nostro cuore”, che spesso è chiamato la fase di purgatorio nel cammino spirituale. Gradualmente, nel tempo, l’amore ci rende sempre più consapevoli delle limitazioni del nostro ego-centrismo e ci permette di entrare nella libertà trascendendo l’ego, diventando più incentrati sugli altri, più incentrati su Cristo. Mentre prima noi “vedevamo attraverso un vetro scuro”, man mano che la nostra percezione migliora, noi vediamo e “conosciamo” Cristo come egli veramente è e vediamo noi stessi come veramente siamo.

Tutto ciò che dobbiamo fare è prestare attenzione alla nostra parola, ascoltarla nel profondo ed essere aperti alle intuizioni che ci giungono. Nel silenzio cominciamo “a volgerci verso un altro, a rinunciare a noi stessi; e questo è amare”. (“Gesù il Maestro interiore”).

Kim Nataraja