Insegnamenti settimanali 24 febbraio 2013

L’INTEGRAZIONE DELL’UMANO E DEL DIVINO

L’integrazione dei due aspetti del nostro carattere, l’attivo e il contemplativo, è vista nel Vangelo di Giovanni come l’integrazione del nostro lato umano e Divino, come è incarnato da Gesù.

 

Nel brano seguente, tratto da “Journey to the Heart” (Viaggio verso il cuore), Laurence Freeman spiega: “Il Vangelo di Giovanni è il più mistico dei Vangeli, ma al tempo stesso ci offre emozionanti scorci dell’umanità di Gesù – il suo essere stanco in una giornata molto calda ed aver bisogno di bere acqua, il suo pianto per un amico morto – episodi che non troviamo  nei racconti degli altri Vangeli.

Quello di Giovanni è un testo di grande profondità e potenza, ma è anche semplice e comprensibile …

Bede Griffiths ha sentito che la sua vita aveva preso un’altra direzione dopo aver letto questo Vangelo in un momento intenso della sua ricerca di profondità e di significato. Era chiaro che questa era una delle più significative opere del genio umano. Quale che sia la sua esatta importanza, era la testimonianza di un’esperienza di   incommensurabile profondità. Sia la persona che la dottrina ritratte erano di una bellezza oltre ogni umana immaginazione.

Non c’era niente di paragonabile nemmeno in Platone. ‘Ho capito che rifiutare ciò sarebbe rifiutare la cosa più grande in tutta l’esperienza umana. D’altra parte, accettare ciò vorrebbe dire cambiare completamente prospettiva. Si tratterebbe di passare dalla ragione e dalla filosofia alla fede.’

(Bede Griffiths, “The Golden String” – “Il Filo d’oro”).

La mistica di Giovanni è nuova nella storia del mondo, non solo dal punto di vista filosofico, ma anche per la sua visione della più alta realtà integrata con gli aspetti più comuni del mondo sensoriale. Questo è evidente non solo nel Vangelo che porta il suo nome, ma anche nelle lettere a lui attribuite, che dichiarano  una mistica d’amore – umanamente Divino o divinamente umano, a seconda del  punto di partenza: ‘Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi.  

(1 Giovanni, 1-1-3).

Tuttavia, nonostante questo carattere terreno, ‘l’alta Cristologia’ di Giovanni è delineata audacemente, nel prologo al Vangelo dove egli identifica l’uomo Gesù con la Parola eterna. Unire la Parola e la carne è il paradosso centrale del vangelo di Giovanni. Come ci potremmo aspettare dalla profonda opposizione di parola e carne, l’intero vangelo è costruito sul paradosso.

In tutta la tradizione mistica cristiana, l’espressione dell’esperienza più profonda usa generalmente il paradosso per dire l’indicibile…La persona stessa di Gesù è il fulcro unificante di questa apparente contraddizione e il  discepolato personale è il modo in cui questo fulcro diventa una forza nella vita di ognuno.

La visione mistica di Giovanni esplora lo stadio più alto dell’unione con Dio. Questo è esplicito a livello teologico nell’affermazione della Parola che si è fatta carne nel Prologo del suo Vangelo. Dal punto di vista esistenziale, è illustrato in tutto ciò che Gesù dice, fa e subisce nella sua umanità, inclusa la morte. Egli non fa e non dice nulla che non rifletta esplicitamente la sua (non dualistica) relazione con il Padre”.

Kim Nataraja