Insegnamenti settimanali 23 dicembre 2012

Conquista o grazia?

 

Nella terza lettera abbiamo incontrato  il ‘Demone di Acedia’. Come abbiamo visto, uno dei modi per  sconfiggere questo ‘Demone’ è perseverare nella meditazione/preghiera nonostante tutto, ma ciò  è certamente difficile.

 

Anche Sant’Antonio del Deserto,  ispirazione  esemplare per i Padri e le Madri del deserto nel IV secolo, dovette affrontare lo stesso problema:

“Quando il santo Abba Antonio viveva nel deserto fu attanagliato dall’accidia e attaccato da molti pensieri perversi. Disse a Dio, ‘Signore, voglio essere salvo ma questi pensieri non mi lasciano stare; cosa potrò fare in questa afflizione? Come posso salvarmi ?’ Poco dopo, quando si alzò per uscire, Antonio vide un uomo che gli assomigliava lavorare dove lui lavorava, alzarsi per pregare per poi sedersi di nuovo ad intrecciare la corda, e ancora alzarsi per rimettersi a pregare. Era un angelo mandato dal Signore  per correggerlo e rassicurarlo. Udì l’angelo dire, ‘Fai così e sarai salvo.’ A queste parole, Antonio fu pieno di gioia e coraggio. Fece così e fu salvo.”

Con il tempo, questo è diventato il fondamento del metodo di vita benedettino: ‘ora et labora’, il lavoro inframmezzato da precisi e regolari tempi di preghiera. È facile vedere quale insegnamento sia  per  noi meditatori, sostanzialmente non lasciarsi andare alla tentazione di sedersi a meditare per lunghi periodi di tempo, magari a spese del  resto della nostra vita. È meglio, sopratutto all’inizio, seguire la disciplina del sedersi due volte – o se il proprio ritmo di vita lo permette tre volte al giorno – in precisi momenti e per un tempo limitato – 30 minuti; di fatto, interrompere la propria vita quotidiana con la preghiera.

Spesso quando iniziamo a meditare diveniamo consapevoli dei benefici e siamo tentati di prolungare la meditazione per periodi più lunghi. La tentazione di lottare per divenire come degli atleti spirituali è sempre lì. Ma se lo facciamo, immediatamente ci mettiamo in balia del ‘Demone dell’Accidia’. Forse dopo la meditazione non avvertiamo lo stesso senso di pace che avevamo nei primi tempi. Ma chi sta lottando e chi è deluso? Chi è che ti sta inducendo a far così ? Chi è che vuole conquistare? Chi è che perfino ci tenta a cercare la stima degli altri? La risposta è evidente a tutti noi. È quella parte della nostra consapevolezza che ci aiuta a sopravvivere in questo mondo, quella parte che ha a che fare con la realtà materiale, in cui ci troviamo: l’ego. Ma, seguendo gli stimoli dell’ego, in questo modo cadiamo vittime dei tre demoni che Evagrio, il più importante Padre del Deserto, ha individuato: avidità, ricerca di considerazione e orgoglio.

Ma la meditazione è  ‘mettere da parte se stessi’ , lasciare andare i desideri dell’ego; solo facendo così possiamo scoprire chi siamo realmente: ‘figli di Dio’. Ci saranno sicuramente momenti in cui veniamo toccati dalla grazia di Dio e non siamo più consapevoli di star pregando, ma questi sono doni dello Spirito e non nostre conquiste.

Kim Nataraja