Anno 1 n. 7 Insegnamenti settimanali 21 aprile 2013

Autoconoscenza e guarigione

Chiedere alle persone di divenire più consapevoli di cosa li blocchi nel cammino della vera auto conoscenza, spesso incontra molte resistenze.

La risposta può essere: “So per certo chi sono in questo stadio della mia vita.” oppure “Ci sono molte cose nel mio passato che a dire il vero non voglio affrontare.” “Non ce n’è alcun bisogno, ho già risolto, sto bene come sono.”

Ovviamente  sappiamo chi siamo ad un certo livello. Ma ci riferiamo al nostro sé superficiale, impigliato e condizionato da esperienze passate. Possiamo anche pensare a livello intellettuale che forse siamo più di quello che pensiamo. Accettiamo il fatto che l’ego non è tutto il nostro essere; crediamo come si dice che il Regno è anche in noi. Ma andare oltre la semplice accettazione di questo con fiducia e speranza ed impegnarsi verso lo sperimentare  questa verità per noi stessi, è spesso molto difficile.

John Main era ben conscio di questo. In “Fully Alive” (Pienamente vivi), spiega che “la maggior parte di noi usa un bel po’ di energia nel sopprimere sentimenti di colpa, paura, e simili. Quando iniziate a meditare, dopo un po’ queste repressioni vengono allo scoperto e così la paura da cui si sta scappando, o la colpa che si cerca di seppellire, gradualmente ribollono in superficie e così può succedere, dopo la meditazione, che invece di sentirsi più profondamente rilassati, ci si senta vagamente ansiosi, vagamente preoccupati, senza sapere il perché.”

A questo punto molti di noi si allontanano e pensano “La meditazione non fa per me; probabilmente faccio qualcosa di sbagliato; non mi aiuta affatto”. L’incomprensione che vede la meditazione come semplicemente una forma di rilassamento, un metodo per dimenticare i nostri problemi e di sopprimere parte della nostra natura con cui non vogliamo confrontarci, può significare che pratichiamo per anni senza alcuna crescita di consapevolezza del nostro potenziale. Invece di arrivare alla auto conoscenza e completezza integrata rimaniamo frammentati. E tuttavia nel Vangelo di Tommaso sentiamo Gesù dire: “Quando vi conoscete, allora venite conosciuti, e capirete che siete figli del padre vivente. Ma se non vi conoscete, allora dimorate nella povertà e siete poveri.” (Vangelo di Tommaso 3) Di certo non vogliamo “dimorare nella povertà”; vogliamo invece fare esperienza di questo senso di completezza, integrazione ed armonia.

La ragione per cui pensiamo di non poter fare tutto questo, è che presumiamo sia un compito che dobbiamo raggiungere da soli. Ma John Main continua: “Il potere della meditazione è questo: mentre perseveri nel cammino, la cosa che stai reprimendo o la paura che non riesci a guardare in faccia o la colpa che non vuoi ammettere è, in un certo senso, bruciata nel fuoco dell’Amore Divino. Molto spesso, non saprai mai consciamente che cosa fosse, ma è sparita ed è sparita per sempre.”

Perciò non vi è nulla per cui battersi; non è una conquista – ‘conquista’, e ‘ obiettivo’ sono parole dell’ego e dunque non rilevanti in questo cammino. Dobbiamo solo ricordarci della scintilla divina innata nella nostra natura umana. La speranza e la fiducia che derivano dalla conoscenza di questo potenziale intrinseco rendono la nostra pratica della meditazione significativa e la innalzano dall’ambito del semplice rilassamento.

Kim Nataraja