Anno 4 n. 20 Insegnamenti settimanali 21 agosto 2016

Immagini di Dio

Le immagini di noi stessi, degli altri, della creazione in generale e di Dio sono influenzate dalla cultura. Laurence Freeman sintetizza questa influenza come segue: “Ai livelli più profondi, nel nostro inconscio, [l’immagine di Dio] è inevitabilmente legata a tutti gli incontri con l’autorità assorbita da genitori, fratelli maggiori, insegnanti, preti, polizia… La paura di rifiuti o di punizioni, associati a queste immagini di autorità, incidono profondamente e lasciano ferite che restano nella nostra psiche. Questa paura si trasferisce nella mente del bambino come ciò che rappresenta il simbolo metafisico di Dio – l’autorità suprema… e ci blocca invece che introdurci al mistero della nostra esistenza”.

Forse la prevalenza e la resistenza dell’immagine di Dio come Giudice dipende dalla influenza dei genitori. I genitori – non tutti – nel complesso, tendono a giudicare e criticare i bambini, ritenendo di farlo per il loro bene. Se Dio è visto, quindi, in primo luogo come un giudice, diventa qualcuno da pacificare piuttosto che da amare. E inoltre, l’amore che i bambini ricevono è il più delle volte condizionato – un premio per la buona condotta. Ciò rende anche l’insegnamento di Gesù che Dio è Amore e Perdono incondizionato difficile da conciliare con la nostra esperienza d’amore.

Le Scritture cristiane ci mostrano un’evoluzione delle suddette immagini legate all’evoluzione della nostra consapevolezza, come si riflette nel nostro modello sociale. In primo luogo, incontriamo il Dio tribale del Vecchio Testamento, distante, vendicativo, capriccioso e imprevedibile, come la natura, da cui le piccole comunità, spesso migranti, erano particolarmente dipendenti. Poi c’è un Dio più imparziale, onnipotente e onnisciente, non così lontano, un sovrano giusto come il re ideale che la comunità o la città-stato ricercavano. Più tardi, troviamo il Dio dell’Amore del Nuovo Testamento, che riflette il bisogno di pace e di servizio nella comunità e che cementa le relazioni nelle comunità più grandi.

Un altro aspetto delle immagini di Dio che ai giorni nostri ci mette in difficoltà, è l’idea di Dio come Lui. Infatti Laurence Freeman sottolinea che “la mascolinità del Dio della religione semitica ha plasmato le strutture nazionali e politiche delle società che credono in LuiUna volta che siamo pronti a vedere un Dio in cui maschile e femminile sono integrati, il sistema umano del potere basato sul dominio maschile viene fatalmente minato.” Questi esempi mostrano molto chiaramente il potere e l’influenza delle immagini. Per quanto le nostre immagini cambino e crescano di pari passo alla nostra conoscenza spirituale, rimangono pur sempre immagini, ombre del reale: “Io dico che chi percepisce qualcosa di Dio e gli attribuisce quindi un nome, questo non è Dio. Dio è al di sopra di ogni nome e al di sopra della natura ed è ineffabile “. (Meister Eckhart)

Eppure, gli esseri umani hanno bisogno di immagini – è così che funziona il nostro cervello, il nostro organo di percezione su questo livello di realtà di tempo e spazio. È difficile rapportarsi a qualcosa di “innominabile, indicibile, e senza limiti”. Quindi dobbiamo stare attenti a non calpestare le immagini degli altri. Giovanni Cassiano nelle sue ‘Conferenze’ racconta la storia di un monaco del deserto, al quale era stato detto di lasciare perdere la sua immagine antropomorfica di Dio. Egli obbedì, ma poco dopo si sentì il suo grido di angoscia: “Guai a me, disgraziato che sono. Mi hanno preso il mio Dio, e non ho nessuno che mi abbracci né so chi devo adorare o a chi rivolgermi ! “

Dobbiamo ricordare sempre che le immagini sono solo ‘il dito che indica la luna, non la luna’, come esprime il detto buddista in modo così bello. La libertà dal dominio delle immagini, tuttavia, è a portata di mano: “Ma è solo la profonda esperienza personale che ci libera da quelle immagini cristallizzate di Dio, che bloccano la crescita spirituale e svuotano dello spirito la religione”. Ecco quindi l’importanza della preghiera contemplativa, a cui conduce la meditazione.

Kim Nataraja