Anno 4 n. 25 Insegnamenti settimanali 2 ottobre 2016

La meditazione è realmente parte della tradizione cristiana?

Una delle domande in cui mi sono imbattuta recentemente navigando sul sito è stata quella di  una persona attratta dalla meditazione e dall’insegnamento di John Main e Laurence Freeman. Sapeva che John Main aveva scoperto questo modo di pregare dagli scritti di Giovanni Cassiano nel 4 ° secolo e accettava  il fatto che il gli eremiti del deserto meditassero. Ma non riusciva a trovare alcuna evidenza di questo modo di pregare nelle Scritture che amava e aveva studiato per molti anni.

Ha ragione in quanto non esiste un passaggio che affermi chiaramente che la meditazione praticata nel deserto fosse anche un modo di preghiera seguito dai discepoli. Ma i Padri e le Madri del Deserto che andarono nel deserto – come fece Gesù – alla ricerca di silenzio e solitudine, basarono il loro modo di vivere e pregare sul Suo esempio ed insegnamento. Essi non avrebbero fatto nulla nella loro vita e nella loro preghiera che non fosse parte dell’insegnamento di Gesù. La tradizione, non l’individualismo, è stato l’aspetto importante della vita in quei primi secoli. Tutti gli elementi essenziali della preghiera contemplativa, a cui conduce la meditazione, li troviamo in evidenza nelle Scritture: la solitudine, il silenzio, la quiete, la vigilanza, la ripetizione di una preghiera o di una preghiera-frase con attenzione fedele, lasciando così tutti gli altri pensieri alle spalle e restando nel momento presente, che conduce ad un’interiorità e ad un senso di unione. (Vedere p.202-204 Jesus the Teacher Within)

Anche J. Main lo sottolinea in modo semplice e conciso: “Siediti. Siedi immobile ed eretto. Chiudi leggermente gli occhi. Siedi rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente comincia a dire una sola parola. Consigliamo la frase-preghiera, Maranatha. Ascoltala mentre la reciti dolcemente e in continuazione. Non pensare o immaginare nulla di spirituale od altro. Se i pensieri e le immagini arrivano, queste sono le distrazioni durante la meditazione, quindi torna ad essa semplicemente dicendo la parola. Medita venti, trenta minuti ogni mattina e sera”.

Quando i discepoli chiesero a Gesù come dovevano pregare, Egli insegnò loro ciò che oggi chiamiamo il ‘Padre nostro’. Laurence Freeman spiega che in aramaico originale, che era la lingua comune in Medio Oriente al tempo di Gesù, questa preghiera è una raccolta di brevi frasi ritmiche. Le frasi sarebbero state memorizzate e ripetute frequentemente e interiormente. (p.201)

La versione attuale del Padre Nostro è una traduzione dall’aramaico parlato al greco, poi in latino e infine nella nostra lingua. Questa serie di traduzioni ha causato la perdita del ritmo e la ricchezza di significato dell’aramaico originale. Ma tuttavia recitare questa preghiera con tutta l’attenzione è molto efficace. “Pregare il Padre Nostro richiede molto di più della semplice ripetizione meccanica o il canto delle parole. Si richiede la consapevolezza … richiede attenzione attraverso una ripetizione fedele che conduce alla quiete e all’interiorità” (p.202) L’attenzione è la qualità più importante della preghiera: “Il contesto in cui Gesù insegnò questa formula … sottolinea che l’attenzione è la qualità principale di ogni preghiera. “

Laurence Freeman sottolinea che nel sesto capitolo del Vangelo di Matteo l’insegnamento di Gesù distilla gli elementi essenziali della meditazione. In primo luogo, egli sottolinea come la preghiera debba essere radicata nella sincerità del vero sé, piuttosto che nella consapevolezza dell’ego: “Fai attenzione a non far mostra della tua religione davanti agli uomini; se lo fai, nessuna ricompensa ti aspetterà nella casa del Padre Celeste”….. [Poi Egli]… raccomanda la solitudine e interiorità, l’intimità silenziosa e il mistero nascosto della preghiera: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. (p.202)

Sono sempre stato molto colpita da questa frase, poiché sapevo che ai tempi di Gesù, solo i più ricchi potevano permettersi una stanza propria. Poi ho letto la spiegazione di Giovanni Cassiano: “Preghiamo nella nostra stanza quando allontaniamo completamente i nostri cuori dal vocio di ogni pensiero, di ogni preoccupazione e apriamo le nostre preghiere al Signore in segreto, intimamente. Preghiamo con la porta chiusa quando, con le labbra chiuse e in totale silenzio, preghiamo alla ricerca non di voci, ma di cuori”… e tutto aveva un senso, come la descrizione della meditazione e della preghiera contemplativa.

Quando ripetiamo la Preghiera del Signore usiamo molte parole ma è comunque efficace. In altri momenti Gesù sottolinea l’economia verbale nella preghiera: “Non dobbiamo “balbettare” (Matteo 6: 7/8) come i pagani i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. Sappiamo da Cassiano che gli eremiti del deserto seguirono questo consiglio e usarono una frase della Scrittura come punto focale, che Cassiano ha chiamato ‘formula’. John Main ha semplificato ulteriormente e ha scelto ‘Maranatha’, come  nostra parola-preghiera – è una delle prime preghiere cristiane e non conduce al pensiero attraverso l’associazione.

Ma più importante di tutte le parole sulla preghiera contemplativa è l’impegno reale per la pratica e la conseguente trasformazione: “Se la preghiera … non cambia colui che prega … qualcosa di essenziale manca.” (p.205)

Kim Nataraja