Anno 4 n. 26 Insegnamenti settimanali 9 ottobre 2016

Relazione e interconnessione

In “Gesù il Maestro interiore”, Laurence Freeman sottolinea che “nelle domande del Padre Nostro vediamo come ogni richiesta tocca le relazioni umane, non meno che la relazione fondante con Dio. Questa preghiera mostra un singolo sistema di consapevolezza che comprende la conoscenza di Dio, la conoscenza di sé e dei rapporti con gli altri “.

Questo senso di “rete condivisa di consapevolezza”, questa interconnessione totale, è andata persa nel XVII secolo con l’arrivo della visione scientifica di Cartesio e Newton. Cartesio era un matematico che sosteneva che le regole matematiche governano tutta la creazione. Esse formano la struttura di tutto, non solo dell’universo, ma anche dei nostri corpi. Cartesio ebbe sia una chiara intuizione di se stesso come essere pensante, sia di Dio come un’entità perfetta, che influenza e illumina la propria mente. Pertanto, le sue intuizioni e le leggi matematiche erano state ispirate dal divino. Il problema per l’umanità in questa sua visione era che la natura è divisa nel regno della mente – res cogitans – e nel regno della materia – res extensa. Egli considerava la mente umana come totalmente separata: separata dal nostro corpo, dal resto dell’umanità e della creazione, anche se non da Dio. L’unica cosa di cui potevamo essere sicuri era la nostra capacità di pensare – la nostra unica vera prova dell’esistenza: “cogito ergo sum” (penso dunque sono), che collega l’esistenza saldamente con il pensiero. Infatti, siamo, a suo avviso, osservatori isolati dal resto dell’universo visibile, facendoci sentire un senso di separazione totale e di mancanza di senso.

Il pensiero razionale ha dominato sovrano nel corso dei secoli successivi, fino ai nostri giorni, il mero concetto delle facoltà spirituali e intuitive e persino l’esistenza di Dio è stato denigrato sempre più come non scientifico e deriso come un primitivo retaggio del nostro passato. È stato ritenuto, nel complesso, che la scienza potesse gettare una luce utile sulle credenze religiose, ma la religione in sé non aveva nulla da offrire per spiegare la realtà. Con il risultato che il pensiero razionale e l’intelligenza intuitiva sono stati posizionati su lati diversi dello spettro, provocando una separazione tra scienza e spiritualità, con risultati dannosi per la nostra cultura e società.

Ma questo è cambiato all’inizio del XX secolo con l’arrivo sulla scena scientifica di Einstein e della sua teoria della relatività generale e la teoria quantistica Niels Bohr e Werner Heisenberg e di chi ha visto l’universo in una luce del tutto diversa. Non solo, Einstein ha riaffermato l’importanza dell’intuizione: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”, ma lui ed anche i suoi colleghi scienziati hanno completamente cambiato la nostra visione del Cosmo. La loro visione della realtà è simile a quella che si trova nelle tradizioni di Saggezza e nelle religioni del mondo: tutto nel Cosmo è importante, interconnesso e interdipendente. Si tratta di una costante danza creativa di energia e coscienza, con ogni cosa che influisce su ogni cosa anche in un modo trasformativo. Tutta l’umanità è integralmente e attivamente coinvolta in questa danza cosmica, e quindi intrinsecamente connessa e co-responsabile verso il resto del creato – non siamo più oggetti isolati. Questa visione del mondo ci rende profondamente consapevoli del fatto che anche noi abbiamo un valore profondo e un significato.

Come si può vedere, cosmologi e fisici teorici e teologi e mistici davvero si sono avvicinati crescendo nelle loro idee. Gli scienziati parlano di circa quattro campi che sono alla base di tutto ciò che avviene nell’universo e postulano che prima che qualunque cosa esistesse, prima del Big Bang, prima della creazione del nostro Universo, questi quattro campi fossero uno, ora chiamato campo inflatone, un vasto sottostante oceano di energia – vuota di oggetti ma piena di potenziale creativo. Anche i teologi e i mistici parlano riguardo a qualcosa che è Uno dentro e al di là dell’Universo materiale, un vasto vuoto che è pienezza, che è la ‘Terra dell’Essere’, la Fonte di tutto.

Scienziati e cosmologi ricercano l’Unità del tutto in modo teorico e mentale, partendo da fatti conosciuti e dalle osservazioni della ricerca di pensatori e scienziati precedenti e poi approvano o confutano le conoscenze precedenti. I teologi e i mistici usano le Scritture, l’esegesi, le riflessioni della preghiera per capire che cosa credono circa l’unicità della Realtà Divina, ma poi verificano queste credenze in modo personale, con l’esperienza intuitiva della preghiera e della meditazione. L’uso di entrambi questi linguaggi e metodi diversi portano forse alla stessa Realtà Ultima – a diverse sfaccettature dello stesso Diamante? Ma soprattutto, anche a ‘conoscere ciò che loro non conoscono’. E ancora è tutto un mistero.

Kim Nataraja