Anno 4 n. 15 Insegnamenti settimanali – 17 luglio 2016

Meditazione e relazione

Conducendoci nel silenzio della preghiera contemplativa profonda, la meditazione è un modo per fuggire dalla prigione dell’ego e dei suoi desideri. Laurence Freeman sottolinea in “Gesù il Maestro interiore”  che Gesù aveva un ego. Quindi non è che l’ego di per sé sia peccaminoso. È l’egoismo, la fissazione sull’ego che porta a dimenticare e tradire il nostro vero sé. Il peccato succede quando l’ego viene scambiato per il vero Sé… Egli dimostra anche la capacità umana di vivere in un sano equilibrio tra l’Io e il Sé.” Diventare consapevoli di ciò che ci limita, permette al nostro ego di essere permeato di energia e coscienza del nostro vero Sé spirituale. Questa è la vera imitazione di Cristo.

Non dobbiamo dimenticare che l’ego è costruito sui pensieri e le immagini che gli altri hanno di noi, che abbiamo fatti nostri nel corso degli anni. Questi sono solo pensieri, spesso pura illusione, non la realtà di chi siamo veramente. Ma riconoscere le insidie dell’ego e fuggire dal suo dominio che imprigiona non è qualcosa che possiamo fare da soli. Solo accedendo al silenzio, dove lo spirito e la coscienza di Cristo abitano, otteniamo le intuizioni che ci aiutano a vedere la via di uscita. La crescita della conoscenza di sé dipende dunque in primo luogo dalla preghiera e dalla guida spirituale, ma lo spirito non agisce solo nel silenzio, utilizza anche altri esseri umani per renderci consapevoli della nostra ombra, attraverso le nostre reazioni istintive, i nostri pregiudizi. Nello scoprire la nostra ombra, diventiamo più compassionevoli e aperti agli altri – riconosciamo le loro ferite così come le nostre.

Alla base del nostro rapporto con gli altri nell’amicizia e nella comunità c’è la meditazione. John Main ha sempre sottolineato, che la meditazione crea comunità. Sperimentiamo nel silenzio profondo che non siamo da soli, ma siamo profondamente connessi attraverso la parte più profonda, la  parte spirituale della nostra coscienza. Così la conoscenza di sé porta alla conoscenza degli altri e alla conoscenza del Cristo interiore attraverso il profondo ascolto che è la meditazione e questo modo di prestare attenzione lo portiamo con noi nella nostra vita quotidiana: “Ascoltare vuol dire voltarsi verso l’altro, rinunciare a se stessi; è amare… È essenziale per la fede cristiana ascoltare Gesù con una tale lucida attenzione da dimenticare noi stessi… così egli diventa… una ‘porta’ che conduce alla conoscenza di sé.” Ma affrontare tutte le parti represse e perdute di noi stessi richiede grande coraggio ed umiltà: “Gesù espone il costo elevato attraverso cui si raggiunge la conoscenza di sé… conoscere se stessi richiede di destrutturarsi. Trovare implica la perdita. I semi crescono solo attraverso la morte… Ogni giorno esige la morte delle illusioni, delle vecchie abitudini, dei valori e delle credenze dell’ego.”

Egli mostra che, attraverso la meditazione e la preghiera profonda,  la comunione con il Divino è possibile in questa vita: “Umanamente Gesù ci comunica come anche entro i limiti della sua umanità ha goduto della visione di Dio. Sapeva quello che la preghiera è veramente… Sapeva che la presenza divina è al cuore della preghiera. ”

Questo è quello che voleva esprimere Gesù quando dice: “Io sono venuto perché abbiano la vita e la vita in tutta la sua pienezza”. Tutta la sua vita e il  suo insegnamento ci mostrano la via per l’integrità e la santità “Gesù era pienamente umano perché la sua conoscenza di sé derivava dalla coscienza di unione con il padre… Si diventa pienamente umani e si condivide pienamente il divino attraverso l’unione con la sua umanità. Nello Spirito, la non-dualità di Dio, Gesù può a livello umano condividere con noi tutto ciò che egli è. ”

Kim Nataraja