Anno 4 n. 32 Insegnamenti settimanali 20 novembre 2016

Chi sono io?

Chi sono io? Questa è una domanda che affrontiamo in diverse fasi della nostra vita, specialmente quando la nostra vita improvvisamente cambia in modo drammatico. Ciò è particolarmente intenso quando la nostra percezione di sé, è dipesa da un unico aspetto che è stato importante nella nostra valutazione su chi siamo e quale valore abbiamo. Il licenziamento, la pensione o i figli che se ne vanno di casa, possono avere un effetto devastante. Perdere ciò che abbiamo considerato essere il nostro ruolo nella vita è come perdere la maschera e scoprire che non c’è nulla sotto. Un brusco cambiamento può dunque causare disorientamento e depressione.

Abbiamo dimenticato chi siamo realmente nel profondo del cuore. Chi pensiamo di essere? Non sappiamo chi siamo realmente. Abbiamo fondato la nostra identità esclusivamente su fattori superficiali ed esteriori. Siamo come Nasrudin in una storia Sufi che andò in banca per incassare un assegno. Quando gli fu chiesto di identificarsi, prese uno specchio, ci guardò dentro e disse: “Si, va bene, sono io”.

Così come il nostro ambiente originario ha influenzato il nostro modo di pensare a chi siamo, così anche il condizionamento culturale e le sue immagini associate sono parimenti influenti. Cerchiamo un senso di identità in tutto ciò che ci circonda: la reazione delle persone, le nostre relazioni, i nostri pensieri, le nostre emozioni e il ruolo che abbiamo nella vita. Tutto ciò ci dà un limpido esempio di ciò che siamo. Questa immagine di noi stessi definita in modo così chiaro, ci dà un senso di controllo, di stabilità e di sicurezza.

Per quanto riguarda l’influenza culturale, solo quando lasciamo la cultura e la società nella quale siamo cresciuti e ci incontriamo con altri diversi da noi, diventiamo consapevoli di quanto essa abbia influenzato in modo totalizzante i nostri pensieri e i nostri comportamenti. Determina ciò che è degno di lode e ciò che non lo è. Anche il significato che attribuiamo alla nostra vita viene spesso modellato culturalmente. Freud chiama “super-ego” le costrizioni imposte dal condizionamento che abbiamo avuto in famiglia e nella società. Per rompere questa presa sulla nostra mente ed essere aperti ad altre interpretazioni, viene in aiuto la pratica regolare della meditazione, dove nell’immobilità e nel silenzio, al centro del nostro cuore, ascoltiamo la voce del nostro vero Sè che ci dona le intuizioni e l’energia per mettere in discussione questi pregiudizi e supposizioni.

Ma l’immagine che abbiamo di noi stessi, l’immagine che abbiamo degli altri e del mondo nel quale viviamo, muta costantemente ed è modellata dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni che cambiano in continuazione – non solo i nostri pensieri ed emozioni personali, ma spesso quelli degli altri, che abbiamo fatto nostri senza rendercene conto. Filtriamo tutto ciò che ci succede attraverso questa rete strettamente intrecciata. La neuroscienza contemporanea ha infatti identificato una particolare parte del lato sinistro del cervello quale centro che produce, dai fatti percepiti, un plausibile ma non necessariamente vero senso di identità – il nostro spin doctor incorporato.

Se questi segni sono stati positivi, abbiamo fiducia in noi stessi e il coraggio di affrontare le sfide del futuro. Ma se sono stati negativi, perché gli altri ci hanno detto che siamo falliti, deboli, non abbastanza bravi, sentendoci vittime dei comportamenti degli altri, non avremo fiducia nelle nostre capacità a prescindere dagli sforzi futuri che ci mostreranno il contrario. Le false immagine possono essere infatti molto distruttive. Inoltre, le proiezioni di alcune immagini difettose e la loro energia associata, attirerà eventi e persone che confermeranno questa opinione difettosa che abbiamo di noi stessi – una profezia che si autoadempie.

Quando inizialmente diventiamo consapevoli di come i nostri pensieri condizionati possano determinare totalmente la vita che conduciamo, potremmo sentire che non siamo null’altro che un prodotto della genetica e del condizionamento – in altre parole educazione e natura, e la libertà apparirà un miraggio. Ma la cosa più importante da tenere in mente è che solo l’ego ne risente; il “sé” rimane libero.

Kim Nataraja

P.S. Diversi lettori mi hanno contattato per chiedermi da che libro provengono gli aspetti psicologici che tratto. Sono dal mio libro ‘Dancing with Your Shadow’, (Ballando con la tua ombra), pubblicato da Medio Media