Insegnamenti settimanali 13 gennaio 2013

I tre voti che prendono i  monaci, le monache e gli oblati benedettini che si impegnano a vivere la loro vita secondo la Regola di San Benedetto  sono “Obbedienza, Conversione e Stabilità”.

 

Esaminiamo  per primo il secondo voto, la “conversione”.

Nella tradizione benedettina per “conversione” si intende una conversione continua del modo in cui conduciamo la nostra vita e della maniera in cui ci comportiamo con gli altri.

Non si parla quindi di un’esperienza unica di conversione come quella di San Paolo sulla via di Damasco.

Tuttavia può accadere che all’inizio del nostro viaggio ci sia un’esperienza unica. Durante un periodo di grande dolore o di una perdita o un momento di intensa gioia, possiamo avere la grazia di un’improvvisa e profonda intuizione spirituale che ci aiuta ad allontanarci dalla nostra solita preoccupazione per la realtà quotidiana. In quel momento facciamo la profonda esperienza che c’è qualcosa di più, che c’è una Realtà Ultima che penetra e sostiene la nostra realtà ordinaria.

I primi padri della Chiesa chiamano questo momento “conversione” o “metanoia”, un cambiamento di cuore e di mente che ci permette temporaneamente di varcare la soglia tra diversi livelli di percezione e coscienza, per diventare consapevoli della realtà Divina che ci si rivela.

Quest’esperienza – o a volte solo un bizzarro desiderio di essa – ci porta ad un forte richiamo verso una preghiera più profonda, per scoprire  questa Realtà e la nostra connessione ad essa.

Questo è spesso il momento in cui scopriamo con entusiasmo la meditazione, la preghiera contemplativa e iniziamo il viaggio. La meditazione presto ci conduce al silenzio e “in un profondo creativo silenzio noi incontriamo Dio in una maniera che trascende tutti i nostri poteri dell’intelletto e del linguaggio” (John Main, “Dalla parola al silenzio”).

Sfortunatamente, dopo questo iniziale periodo di “luna di miele”, ci troviamo spesso con il turbinio dei nostri pensieri relativi alla realtà ordinaria; raggiungere questo silenzio profondo sembra solamente un sogno. E tuttavia dobbiamo ricominciare di nuovo ogni giorno, qualsiasi cosa accada, sedendoci con tutta la nostra fedeltà due volte al giorno, nel tempo di meditazione, con un impegno pieno d’amore.  Allora sperimenteremo che la meditazione convinta, incurante di ogni esperienza, porta ad una trasformazione. Senza che ce ne rendiamo veramente conto, noi ci allontaniamo da chi pensiamo di essere nella nostra frammentazione, verso “l’interezza creativa che possediamo e cominciamo a sentire di conoscere noi stessi per la prima volta” (John Main, “Dalla parola al silenzio”).

Questo è ciò che San Benedetto intendeva con la sua interpretazione di conversione come processo continuo.  La continua volontà di rivolgersi verso la Realtà Ultima nella meditazione e nella preghiera rafforzerà la nostra conoscenza intuitiva e ci permetterà di vivere in quella prospettiva.

“Il traguardo più importante della meditazione cristiana è di permettere alla presenza misteriosa e silenziosa di Dio in noi di diventare sempre di più non solo una realtà, ma la realtà della nostra vita;  lasciamo che diventi quella realtà che dà significato, forma e proposito a tutto quello che facciamo, a tutto ciò che siamo” (John Main).

Kim Nataraja