Anno 2 n. 6 Insegnamenti settimanali 13 aprile 2014

 Obbedienza

Il primo voto dei Benedettini è l’obbedienza. La radice latina di questa parola ob-audiens, significa ‘ascoltare attentamente’.

I Cristiani del deserto erano obbedienti, ascoltavano attentamente: ascoltavano Dio, i comandamenti  – che nel deserto significava le Beatitudini – e il loro Abba o Amma cioè padre o  madre spirituale: “uno degli Anziani disse che Dio richiede ai monaci e alle monache due tipi di obbedienza: devono obbedire alle Sacre Scritture e obbedire ai loro padri e madri spirituali.”

Lo scopo di questo ascolto profondo è mettere a tacere i suggerimenti dell’ ‘ego’, la nostra volontà, e imparare ad ascoltare la “voce dolce e sommessa” nel nostro essere più profondo: la volontà di Dio per noi. L’obbedienza è quindi strettamente legata ad entrambe le virtù della povertà e umiltà, conoscere il bisogno di Dio ed essere consapevoli dei propri limiti.

L’essenza della meditazione è anche ascolto intenso, ascolto del nostro mantra che risuona nel nostro essere. Ricordate che J. Main dice: “E’ in questo momento che la nostra meditazione sta realmente incominciando… invece di dire o sentire il mantra,  cominciamo ad ascoltarlo, avvolti in un’attenzione sempre più profonda “. J. Main, Dalla Parola al Silenzio).

Nel mettere a tacere i nostri pensieri, nel porre una attenzione concentrata su un punto particolare e nel lasciar andare le immagini che ci condizionano, che sono spesso  prodotte delle nostre ferite emozionali, trascendiamo il nostro ego, la parte cosciente del nostro essere. Poi, col passare del tempo, possiamo lasciare che il nostro vero sé, la Divina scintilla dentro di noi, pervada i nostri pensieri e le nostre opere. E’ l’ attenzione su un punto che è l’essenza della preghiera, come sottolinea Evagrio: “quando l’attenzione cerca la preghiera, la trova. Poiché se c’è qualcosa che va decisamente nella direzione dell’attenzione, questa è la preghiera: quindi deve essere coltivata”.

La stessa attenzione doveva  essere posta  nelle Scritture.  Nel IV secolo c’era ancora in gran parte una cultura orale e la Scrittura era letta ad alta voce durante le riunioni collettive  settimanali dei fedeli – le sinassi. Prestare attenzione era essenziale: “l’Anziano disse: ‘Dove erano i tuoi pensieri durante la sinassi, che la parola del salmo ti è sfuggita? Non sai che sei alla presenza di Dio e stai parlando con Dio? “

Dopo aver ascoltato la Scrittura i monaci del deserto andavano nella loro cella e ripetevano uno o due versi che li avevano particolarmente colpiti. Non dovevano riflettere sul loro significato – che è una pratica moderna – ma interiorizzare le parole e lasciare che le stesse parlassero loro personalmente. Questo poteva poi portare alla preghiera e alla contemplazione – essere alla presenza silenziosa di Dio. Questa disciplina è diventata la ‘Lectio Divina’ della tradizione benedettina – lectio, meditatio, oratio e contemplatio. La ripetizione della parola sacra porta al silenzio della vera contemplazione. Questo è davvero parte e dono integrante della disciplina della meditazione insegnata da John Main e Laurence Freeman. “Abbiamo bisogno di leggere la Scrittura, assaporare la Scrittura e lasciare che la Scrittura ci legga.” , come Laurence Freeman commenta, e poi dobbiamo lasciare che influenzi il modo di condurre la nostra vita.”

Kim Nataraja