Anno 4 n. 10 Insegnamenti settimanali 12 giugno 2016

L’Arte dell’ascolto

Abbiamo spesso sentito dire che la meditazione è semplice, ma non facile. Consideriamo per un momento come ciò possa essere vero. Nella descrizione degli stadi della meditazione, John Main menziona innanzitutto l’importanza di dire il mantra –  allo scopo di farlo per tutto il tempo della meditazione. Questa è la nostra prima intenzione quando iniziamo a meditare. Ma non è così facile come sembra. Essa ci presenta il primo ostacolo. A parole sembra abbastanza semplice, ma continuare a farlo mentre la nostra attenzione è totalmente sulla nostra parola non è facile. Sembra un’azione così ripetitiva e meccanica. Il nostro ego presto salta fuori e dice: ‘Che noia! Ripetere la parola più e più volte.’ Ma ciò che stiamo dimenticando è che non si tratta solo di ripetere una parola ma una parola-preghiera alla quale dobbiamo prestare una fedele e amorevole attenzione. Così ignoriamo i commenti dell’ego. Ma poi incontriamo subito il secondo ostacolo, perché per essere in grado di concentrarci esclusivamente sul nostro mantra dobbiamo lasciare andare gli altri pensieri. E anche questo è più facile a dirsi che a farsi. I due ostacoli sono totalmente collegati. Se non ripetiamo la parola con tutta la nostra attenzione continueremo  a perderla tra tutti i nostri pensieri.

Dopo un po’ ci sembra di essere riusciti nel nostro intento, ma improvvisamente percepiamo qualcosa di strano. Siamo su una doppia pista, come facevano i vecchi registratori a nastro. Essi riproducevano un brano, ma al contempo era possibile ascoltarne un altro. Noi infatti ripetiamo costantemente la nostra parola su una pista, ma invece di lasciare andare i nostri pensieri, essi camminano felicemente a fianco sull’altra pista. Un modo per affrontare questa situazione è quello di prendere le distanze dal pensiero e dalle emozioni  che lo accompagnano, dare un nome ai pensieri e tornare alla nostra parola. Ma presto abbiamo l’impressione di fare sempre la stessa cosa.  Anche in questo caso l’ego fa un commento denigratorio. Ti dice che stai tornando al tuo mantra più volte di quanto lo ripeti. Se lasciamo che questo commento ci tocchi, siamo sulla strada del non ritorno. Anche l’irritazione e il fastidio provengono dall’ego e ci tengono perfettamente sotto controllo, dominandoci con tutti i pensieri, le  preoccupazioni, le speranze, i sogni che esso ha usato per costruire sé stesso nell’arco nel tempo. Ma questi sono esattamente i pensieri che dobbiamo lasciare andare. Fanno parte della nostra coscienza superficiale, ma meditazione vuol dire andare oltre l’ego nella parte più profonda della nostra coscienza. Abbiamo bisogno ‘di lasciare andare il sé’ per trovare il nostro vero Sé in Cristo. Ma questo continuo andirivieni tra il mantra e la nostra parola dà l’opportunità all’ego di dissuaderci dal meditare, sottolineando che non vi è alcuna pace in questa pratica, ed è in quel momento che può nascere il pensiero: ‘A che serve tutto questo? mi siedo e non faccio che pensare. La meditazione non fa proprio per me.’  E  così rinunciamo.

Ciò di cui abbiamo bisogno lungo questo nostro cammino è la seconda intenzione della meditazione: ascoltare il nostro mantra, mentre lo ripetiamo. Un ascolto profondo, un ascolto fedele presta un’attenzione totale, che è espressione di amore. Laurence Freeman in “Il Sé senza sé” considera l’ascolto attento e fedele come una via per giungere all’interezza – l’integrazione dell’Io con il vero sé, un’armonia del nostro totale essere e della coscienza – in termini musicali: “La correttezza, la messa a punto accurata, la pienezza, la musica dell’essere viene ristabilita entrando in contatto con la musica al di là di noi stessi… Siamo attratti verso la completezza dell’armonia attraverso l’ascolto di un’armonia profonda… l’armonia più profonda di Cristo”. Ma questo atteggiamento di totale attenzione, lasciando andare la coscienza superficiale, richiede un atteggiamento di coraggio, impegno, costanza e fede. Come sottolinea John Main in “Dalla parola al silenzio”: “la meditazione è la preghiera della fede, perché dobbiamo rinunciare a noi stessi prima che l’Altro appaia e senza alcuna garanzia pre-confezionata che Egli apparirà.” Ma se troviamo quel coraggio e quella fede, allora non è più questione di ripetere o di ascoltare, ma del risuonare del mantra nel nostro cuore, al centro del nostro essere, dove l’Amore dimora. Dio è amore.

Kim Nataraja