Anno 4 n. 38 Insegnamenti settimanali 1 gennaio 2017

Il bisogno umano di significato

La ricerca di senso ha sempre costituito un aspetto importante dell’essere umano, ma sembra essere diventata una missione più urgente nel nostro tempo. Nonostante la nuova visione del Cosmo, secondo la prospettiva di fisici quantistici e cosmologi moderni, in cui l’umanità è intimamente coinvolta con quello che sta succedendo nell’universo – la nostra coscienza, è stato dimostrato, svolge un ruolo essenziale –  molti di noi sono ancora attaccati alla visione dell’universo di Cartesio e Newton. La loro visione ha rappresentato una l’umanità isolata e senza senso, semplice osservatrice distaccata di un “universo dal meccanismo di un orologio” che non ha bisogno del nostro esserci o di un nostro coinvolgimento. Questa visione di essere soli, insignificanti in un universo indifferente è così pesante su alcuni che l’immagine di Dio, come viene raffigurato nella religione tradizionale, non ha più senso in questo mondo moderno, scientifico. Ciò può provocare una sensazione di essere ancora più soli, senza sostegno nella vita, che può portare alla depressione o all’altro lato della stessa medaglia – la violenza. Inoltre, la consapevolezza delle prime impronte emotive e sociali che caratterizzano la nostra immagine, il comportamento e l’atteggiamento verso il mondo, ci fa sentire ancora di più senza controllo, automi con reazioni ‘istintive’, e ciò si aggiunge a questa sensazione di mancanza di significato. Possiamo sentirci anche  impotenti verso il cambiamento; sperimentiamo noi stessi come prigionieri del nostro condizionamento passato, prigionieri delle nostre esigenze non soddisfatte, vale a dire prigionieri dell’ ‘ego’. Ma possiamo cambiare. Forse non le nostre circostanze, lo ammetto. Ma per quanto difficile possa essere, possiamo scegliere di cambiare il nostro atteggiamento verso queste circostanze: abbiamo la scelta di non reagire in modo abituale; siamo in grado di lasciare la prigione che ci sembra essere il passato.

Il grande dono qui è la meditazione con la sua enfasi sul lasciare andare i pensieri e le immagini, con l’aiuto della nostra parola preghiera, il nostro mantra. L’immagine di Dio non è più importante, quello che pensiamo di Dio non è più importante, ma l’esperienza spirituale lo è davvero. L’impegno per la meditazione regolare apre un modo più profondo, interiore  intuitivo di conoscere intriso di significato, spesso chiamato il nostro ‘occhio del cuore’. Si tratta di un sapere che è saggezza piuttosto che conoscenza. Poi si sentono chiaramente nel silenzio i suggerimenti della voce interiore del ‘sé’, piuttosto che il superficiale chiacchiericcio dell’ ‘ego’. Il ‘sé’ ci sfida ‘a prendere la nostra croce’ e aiuta l’ego a crescere con le sue intuizioni, e quindi permette i cambiamenti necessari e l’integrazione di tutto il nostro essere. Siamo in grado di interrompere le nostre risposte apprese verso la libertà del momento presente; una scelta, una risposta creativa libera è possibile. Una volta che ci rendiamo conto di questo, siamo alcuni passi più vicino ad allentare i legami che ci tengono sulla superficie.

Il nostro vero ‘sé’ con la sua connessione con il Divino è la nostra fonte e forza, portando con sé sia la saggezza che la compassione. Quindi riscopriamo il senso della vita che avevamo perso di vista. Non sto parlando di un senso generale della vita per tutti. Ognuno di noi ha un significato individuale unico. Nel cristianesimo c’è una forte tradizione del concetto di ‘vocazione’ e ‘ destino’ – siamo stati chiamati ‘per nome’. (Isaia) Ognuno di noi è unico e speciale. ‘Vocazione’ sembra sempre suggerire qualcosa di grande, di fare qualcosa di speciale, ma può semplicemente dire essere chiamati ad essere chi siamo veramente, dove siamo: ad esempio, un buon genitore o un amico, che mette gli altri nelle condizioni di crescere.

La meditazione con la sua enfasi sul  prestare attenzione al nostro mantra ci permette di mantenere l’attenzione su noi stessi sui nostri bisogni e desideri e ci rivolgiamo non solo al Divino, ma anche agli altri esseri umani. Come diverso sarebbe il nostro mondo allora? Ascoltiamo Thomas Merton: “Allora fu come se all’improvviso avessi visto la segreta bellezza dei loro cuori, la profondità del loro cuore che né il peccato, né il desiderio, né la conoscenza di sé può raggiungere, il nucleo della loro realtà, la persona che ognuno è agli occhi del Divino. Se solo loro potessero vedersi come sono realmente. Se solo potessimo vederci gli uni gli altri in questo modo tutto il tempo. Non ci sarebbero più guerre, non più odio, non più crudeltà, non più avidità “.

Auguro a tutti voi un appagante e gioioso Anno Nuovo!

Kim Nataraja