“IL TEMPO AL FEMMINILE. MARIA ARCHETIPO DEL MONACO E DEL CRISTIANO” Sr Lorella Fracassa

WCCM ITALIA – DOMENICA CONTEMPLATIVA 11/11/2012 – ABBAZIA BENEDETTINA DI VILLANOVA

 

“IL TEMPO AL FEMMINILE.  MARIA ARCHETIPO DEL MONACO E DEL CRISTIANO”

Lorella Fracassa SMSD

 

In merito al rapporto tra John Main e Maria, nei libri di J.M. tradotti in italiano mi aveva stupito non trovare nulla di “mariano”; era come avere la sensazione che J. M. non parlasse di Maria. Eppure è autore molto le-gato alla tradizione (intesa come radici solide e vere del cristianesimo) non scarta nulla della tradizione, per-ciò mi sembrava strano che non avesse riferimenti a Maria. Questa perplessità era rimasta lì, in sottofondo, poi in uno dei nostri incontri ci fu una domanda: “Ma J. M. non parla mai di Maria?” che ravvivò in me la perplessità già presente. Forse era importante vedere se questo aspetto c’è o meno in J. M. Nei testi tradotti in italiano non c’è, però non sono stati tradotti tutti! Nel 1977, poco tempo dopo che J. M. e Lawrence Free-man erano arrivati a Montreal (Canada), per la vigilia dell’Immacolata a J. M. fu chiesta una relazione su Maria, come è scritto nel testo inglese ‘Community of Love’. Nella relazione di oggi, questo sarà il filo con-duttore. Questa conversazione ruoterà intorno al tempo e a Maria. In che rapporto stanno Maria ed il tempo, sulla base di quello che dice J. M. Questa è la cornice: il titolo è “Tempo al Femminile” perché il femminile è rappresentato da Maria. Maria è l’archetipo del monaco e del cristiano. Siamo tutti monaci, non secondo l’accezione usuale (per di vive in abbazia, in comunità) ma nell’accezione di Main (che è quella di R. Panik-kar) secondo la quale siamo tutti singoli di fronte a Dio; siamo orientati a stare in un rapporto personale den-tro la relazione che viviamo con Dio.

“Cosa è Maria nel tempo?” J. M. dice che come la parola umana, Maria esprime i mutamenti storico-culturali dell’umanità; di volta in volta viene rivestita di significati che cambiano con il passare del tempo, con il cam-biamento delle culture, degli spazi, dei luoghi. Qui, tre slides rappresentano: una dea pagana del 450 a.C., è la madre terra, una donna con in braccio un bambino che in pieno paganesimo rappresenta la terra madre. Somiglia alla madonna medioevale d’epoca cristiana, cambia per il fatto che la donna porta una corona ed ha uno scettro in mano; Maria è rappresentata come imperatrice, come regina perché nel medioevo il clima e la politica [e il potere] erano imperiali.

 

Mater Matuta. Chianciano. IV sec. a.C.

 

 

 

 

  Madonna medievale  di Taormina

 

 

 

Le rappresentazioni delle diverse divinità femminili sono state attribuiti alle divinità cristiane, rappresentan-dole con le categorie culturali dell’epoca. La differenza è data dalle categorie culturali con cui l’uomo può dire la sua esperienza e che di volta in volta cambiano. Ma c’è qualcosa che costituisce il nucleo profondo che l’uomo riveste di abiti diversi a seconda di quello che comprende. Un’altra foto rappresenta una madon-na con in mano un mazzo di chiavi: si affida a Maria la protezione della città in un momento storico in cui la gente sentiva il bisogno di essere protetta. In altri momenti si chiedeva la protezione per l’esercito o per altre situazioni che l’uomo stava “vivendo”. Scorriamo velocemente… arriviamo al Rinascimento. L’iconografia di Maria è cambiata, ora è più dolce, femminile, “umana.”

 

Lippi. Madonna in adorazione. 

 

         Lippi. Madonna della Fondazione Magnani.

 

Questi due dipinti del Lippi offrono immagini che rappresentano un determinato periodo storico, non siamo più nel medioevo, ma nell’età Rinascimentale. Maria è rappresentata come una donna aristocratica, senza gioielli ma abbastanza raffinata nella capigliatura. Le altre immagini cambiano a seconda della geografia; ab-biamo una madonna Cinese, una Giapponese, una Africana, la Madonna di Guadalupe sudamericaca (passa-no slides con altre immagini). Non conosco le chiavi di lettura dell’arte sacra orientale, non posso interpre-tarla, mentre quella sudamericana è più vicina a noi: il mantello blu cosparso di stelle indica il cielo; il vesti-to colore bordeaux/marron richiama i colori della terra, con i fiori ed i simboli della vegetazione… tutto ciò indica la regalità, la supremazia di Maria sul cielo e sulla terra. Maria ce la siamo raffigurata in tanti modi, in base ai nostri bisogni legati ai passaggi culturali. (passano foglietti per una dinamica veloce) Noi viviamo nel tempo tra cose che mutano in noi, nella nostra persona, nel nostro aspetto fisico, nei nostri pensieri, senti-menti, stati d’animo… eppure tra i mutamenti c’è sempre qualche cosa che permane, viviamo sempre in bili-co tra mutamenti e permanenze. C’è qualcosa che va avanti, c’è un filo sottile che cresce e qualche cosa d’al-tro che di volta in volta cade, come le foglie in autunno. Ho mostrato queste diverse immagini di Maria per-ché sono immagini in un certo senso caduche, sono le immagini che la cultura dei secoli precedenti ha attri-buito a Maria. C’è quindi una veste di Maria che di volta in volta siamo chiamati a lasciar perdere perché non ci dice più niente. Ma allora quale Maria ci resta? J. M. ci dice che Maria è la parola della Parola. Maria è l’eco della Parola Divina, così come Gesù è l’eco di Dio. Ci dice anche che Maria è compresa con diversi si-gnificati in diversi contesti. Maria esprime la devozione di molti cristiani. La devozione è un sentimento che spinge a pregare e a pensare Maria in un certo modo. Le devozioni sono legate al tempo, al momento cultura-le; resta l’obiettivo di sollecitare la persona verso un’esperienza religiosa, di fede più profonda; ma le devo-zioni hanno una veste datata, legata al loro tempo, come le immagini che vi ho mostrato. J. M. dice che per capire il significato che Maria ha per noi oggi, dobbiamo conoscere il significato che aveva nel passato e an-che l’angolo prospettico per i nostri giorni; dobbiamo chiederci: questa ricchezza simbolica a quale bisogno risponde? Quale è il bisogno più profondo dell’uomo moderno? Secondo Main è il bisogno di interiorità, di una vita interiore viva, sana e creativa. J. M. ha sempre uno sguardo che gioca tra le radici cristiane e la cro-naca, che gioca tra passato e presente. I padri della chiesa avevano scoperto, riflettuto e pensato quasi tutto! Noi abbiamo successivamente rielaborato in varie forma culturali quello che loro avevano scoperto. E’ bella questa dialettica!

Cosa è l’interiorità? Di interiorità può parlare chiunque, anche un miscredente. Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi dice che l’interiorità consiste nell’essere attenti a tre dimensioni della persona: corpo, psiche e spirito. J. M. riprende l’antropologia di Paolo e parla di spirito, anima e corpo. Essere attenti all’interiorità per noi cristiani è essere attenti all’energia fisica che spinge il corpo a crescere e all’energia spirituale che ci è stata infusa proprio perché siamo ad immagine e somiglianza di Dio. E siamo questa energia che chiede di essere espressa, di esprimersi… tutto questo lo possiamo chiamare attenzione e cura della nostra interiorità. Noi cristiani coltiviamo il dinamismo interiore attraverso la Meditazione, la preghiera… E’ il dinamismo del-la fede. Ci rendiamo conto che se noi non ritorniamo alle radici, non possiamo costruiremo niente. J. M. pre-senta questa dimensione spirituale come percorso. Allo stato originario noi siamo presi da una forma di ego-centrismo; siamo centrati sul nostro ego, su quello che sentiamo, che pensiamo, che proviamo e consideria-mo meno ciò che provano o fanno gli altri. J. M. invita a passare dall’ego-centrismo all’allocentrismo che si-gnifica: mettere al centro l’altro. Per passare dall’ego all’allo-centrismo è bene usare il distacco, chiamato dai Padri ‘povertà di spirito’. Il silenzio aiuta a distaccarci da quello che sentiamo, che pensiamo, che vogliamo. Il silenzio aiuta a mettere al centro l’Altro. La ripetizione del mantra è finalizzata a liberar dai pensieri, a creare il vuoto interiore per distaccarci piano piano da ciò che ci agita… questo opera il passaggio dalla fase psichica alla fase spirituale, perché crea la disponibilità interiore ad ascoltare la presenza divina che può ispirarmi, liberarmi. Il silenzio è creativo perché nel momento in cui fermo pensieri, emozioni, elucubra-zioni ecc. lascio che lo Spirito si muova e crei qualcosa. La povertà di spirito è una espressione usata dai pa-dri del deserto che J. M. riprende nei suoi testi. Indica la purezza del cuore dall’intrusione della nostra volon-tà egoica che orienta alla ricerca di esperienze egoistiche. La condizione di allocentrismo permette che il me-ditante diventi consapevole della sua unione con Gesù. E’ sinonimo di stato di preghiera. Cassiano, monaco del IV sec., grande ispiratore di J. M., parla della preghiera come di un atteggiamento di fiducia e di povertà. E’ la stessa linea ripresa da J. M. che conduce alla metanoia, a fare un’inversione ad “U”, quando ci si accor-ge di aver sbagliato strada – metanoia è un termine che significa cambio di pensiero, di direzione mentale, conversione dall’ego-centrismo all’allocentrismo (dall’io a Dio). Il punto di arrivo per Main è l’allocentri-smo che implica lo “stare in relazione con Dio” che ci rivela a noi stessi, poiché noi non sappiamo chi siamo dal momento che la nostra essenza interiore ci sfugge. La preghiera è esperienza di essere conosciuti nella re-lazione con Dio. Possiamo parlare in modo intelligente, bello, utile dell’incarnazione ma non è lo stesso che conoscere la persona di Gesù come realtà vivente in noi, nel nostro essere. Senza silenzio non è possibile aprire la porta a Dio né sentire il toc-toc dello Spirito che bussa. Maria nel silenzio possiede una raggiante creatività, una grande consapevolezza: è talmente centrata sull’altro che il suo silenzio è centratura su Dio. Questo dinamismo spirituale porta, nella preghiera, a conoscere l’altro (Dio) che rivela me a me stesso; è un po’ come succede nella relazione umana, man mano che si conosce una persona lasciamo che entri nella no-stra dimensione personale, lasciamo che ci riveli qualcosa di noi stessi. La relazione con Dio sentiamo che, in un certo senso, ci smaschera mettendoci di fronte a “noi stessi”, ci permette di conoscerci. [slides di alcu-ne icone mariane, in particolare l’Odigitria – Colei che indica il figlio]

 

Odigitria di Berlinghieri. XIII sec.        

 

Madonna di Czestochowa

 

 

Un’icona abbastanza nota, la madonna di Cestokova, è una “odigitria” – colei che indica la via. I padri antichi avevano capito che Maria aveva la funzione di mediatrice, che Lei era in funzione di Gesù. Maria indica la strada e ci guida a Gesù. Certo nel corso dei secoli Maria è stata arricchita di tanti significati; nella cultura borghese dell’800 è stata utilizzata specialmente come immagine del modello femminile madre/moglie. La sua più ricca funzione simbolica è stata ridotta e relegata al focolare domestico, e ciò ha poi provocato le rea-zioni femministe degli anni 70. Ma non è questa la sua funzione peculiare, qui si perde la valenza e la forza del simbolo teologico di Maria. Maria è una strada da percorrere per arrivare alla meta che è Gesù; è simbolo che indicare una apertura sul divino, ha una valenza infinitamente più grande e profonda rispetto alle imma-ginette un po’ edulcorate che spesso venivano presentate, specie a noi bambine. Il simbolo è aperto ad un si-gnificato sempre nuovo, in divenire, mentre le immagini sono chiuse nel loro contesto culturale. Dice Main: “La confusione che tendiamo a fare in occidente è tra l’alterità di Maria e la sua interiorità. Abbiamo enfatiz-zato troppo la madre consolante rispetto al suo spirito di preghiera centrato su Dio.” Ci si è fermati molto sull’aspetto più umano, inteso peraltro in modo riduttivo! Un proverbio cinese dice: “Quando il saggio indica la Luna, è lo stolto che guarda il dito.” Maria è come il dito che continua ad indicare la luna (Gesù). L’o-biettivo è guardare la Luna (Gesù) non fermarsi al dito (Maria).

Consideriamo ora la figura evangelica di Maria, in particolare attraverso Luca. Tra gli atteggiamenti che e-mergono c’è il silenzio di Maria. Gli evangelisti fanno parlare Maria poche volte: è presentata come una don-na di poche parole. Parla con l’angelo Gabriele; parla a Cana per chiedere a Gesù un miracolo; parla con Eli-sabetta e con Gesù bambino, ritrovato nel tempo. Prevalentemente sta in silenzio ed ascolta l’altro e Dio. Ne coglie la presenza nell’Antico Testamento e lo ascolta nella Parola Incarnata del figlio; ascolta gli eventi im-portanti a cui assiste: l’annuncio del concepimento; il canto del gloria degli angeli alla nascita di Gesù; ascol-ta Simeone e la sua previsione che la basiscono; ascolta quello che dicono gli uomini del figlio che le è stato dato e poi ascolta sè stessa. Luca dice che Maria “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” Usa il verbo sunballein, lo stesso verbo da cui deriva la parola simbolo, che significa: mettere insieme, avvi-cinare, intrecciare. Non indica ragionamento ma rimanda a qualcosa che si muove interiormente. Successiva-mente è stato tradotto con ragionare, pensare ecc., ma etimologicamente è l’invito ad ascoltare insieme espe-rienza, pensiero, sentimento, imprevisto, la vita nel suo scorrere… per lasciare che tutto sedimenti in profon-dità.

La seconda circostanza riguarda il ritrovamento di Gesù tra i dottori nel tempio. Luca dice che sua madre “conservava tutte queste cose in cuor suo”. Il verbo greco indica: mantenere, conservare scrupolosamente, custodire e sorvegliare, indica atteggiamenti dinamici che non riguardano il piano razionale. Luca avrebbe potuto usare verbi che richiamano attività mentali: considerare, pensare, ecc… ma non ne usa neppure uno; fa riferimento, invece, alla dimensione interiore. Il ragionamento astratto non è presente. E’ importante sotto-lineare questo aspetto perché viviamo in una cultura dal forte taglio razionale, siamo abituati prevalentemen-te a pensare, a ragionare: sono attività necessarie alla vita ed allo studio, anche biblico, ma la preghiera è al-tro. E Maria, dice Luca, non ragiona ma rumina (questo è il verbo usato da S. Ambrogio) nel suo cuore, che è il fulcro della persona integrata. Quindi Maria ascolta, medita in questo modo e concepisce il figlio… concepisce “attraverso l’orecchio”: mi piace riprendere questa espressione usata nella redazione armena dell’apocrifo vangelo dell’infanzia dove si dice che il verbo di Dio entra in lei attraverso l’ascolto e la natura intima del suo corpo fu santificata e nello stesso tempo cominciò la gravidanza della vergine. John Main dice che: “come Maria ha portato Cristo umano dentro di sé, così noi possiamo portare Cristo nei nostri cuori ricordandoci che lui è presente in noi.” John Main invita a generare nello Spirito come ha fatto Maria, ascoltando lo Spirito Santo, vivendo in silenzio e in meditazione e adottando i suggerimenti che ci vengono dallo Spirito. Generare nello Spirito rende tutti madri e padri spirituali, e questa somiglianza e connaturalità rende tutti fratelli. J. M. dice che la vocazione cristiana è conoscere sé stessi nello spirito di Gesù. E riassu-mendo l’identikit del cristiano, riprende gli elementi che si riferiscono alla figura di Maria: “Da questa cura dell’interiorità si arriva all’armonia” dice Main, che parla di un’armonia di suoni, di qualcosa di unitario che integra diverse parti; di elementi distinti che messi insieme ad altri producono qualcosa di unico, di unitario e di bello, di integro in sé. Tutti gli aspetti dello Spirito umano e la sua relazione con la dimensione corporea della nostra vita trovano fusione e perfetto equilibrio in Maria. Tutti gli aspetti vitali in lei sono armonizzati; tutti sono realizzati e ben integrati. Maria è centrata su di sé e su Gesù, su Dio che la abita. Una citazione molto bella che John Main riprende dalla “Nube della non conoscenza” dice: “Ti dico la verità, quando dico che questo lavoro richiede grande serenità ed una disposizione integrata e pura dell’anima e del corpo…” [l’A-nonimo parla del “lavoro” della meditazione/preghiera]. Noi dobbiamo a Dio l’omaggio della intera nostra persona (corpo e spirito insieme) e lui glorificherà questa persona intera. J. M. chiama ARMONIA l’interio-rità che giunge al massimo della sua espressione.

Mi sono chiesta se questa sia la santità nel tempo. Cosa è la santità? Giro a voi questo interrogativo, così co-me si è presentato a me. Forse sta nel riuscire a vivere in pienezza tutto ciò che abbiamo di bello, di pulito di noi stessi, in modo integro, senza che un aspetto domini sull’altro.

Considerazioni a seguito di interventi:

Tutta questa chiacchierata si può forse riassumere in poche parole: “In Silenzio (questo è il contenitore) ascolta, medita e concepisce con il cuore. Ascolta l’Altro, gli altri, la storia, la gente, gli eventi, ciò che ca-pita… con lo sguardo aperto sul mondo. Il cristianesimo è bello perché non è uno spiritualismo vuoto ma   incarnato, ma non è neanche una militanza. Sono due i poli da tenere in equilibrio: la dimensione spirituale e quella storica. Per la persona l’equilibrio riguarda l’ascolto dell’Altro (Spirito) e dell’altro che sono i fratelli, le circostanze, la storia. E’ come stare con i piedi per terra e con l’orecchio rivolto verso il cielo. Platone diceva che l’uomo è come un albero che ha le radici in cielo, ma cresce sulla terra. Ed era pagano. Il cristiano è colui che vive tra il cielo e la terra. Sa che c’è ed appartiene ad un’altra dimensione, ma cammina con i piedi per terra, vive nella storia, tra gli altri esseri viventi e l’Altro. Sono due aspetti “compresenti” nella per-sona che vanno “armonizzati” [amorizzate…] come ha fatto Maria. L’antropologia ebraica è più integrale della nostra, di matrice greca; noi siamo ancora parenti stretti dei greci, tendiamo a dividere per categorie, a razionalizzare.

Quando ha concepito il divino Maria non si è fermata, in attesa ed in riposo, ma si è messa subito in moto perché Elisabetta aveva bisogno: subito dopo l’annunciazione, saputo di Elisabetta è andata ad aiutarla, si è messa in viaggio. Per dire che la carità ‘muove’, rende attenti agli altri; non è solo un accogliere passivamen-te, ma è energia che mette in moto. John Main dice che noi occidentali (complice la cultura di stampo pa-triarcale, la chiesa istituzionale, ecc…) abbiamo considerato maggiormente l’aspetto della donna madre/casa e guardando Maria siamo rimasti al ‘dito’ più che alla luna (il figlio) che indica. Anche gli aspetti tradizio-nali di Maria sono importanti ma se ci fermiamo solo a questi rischiamo di perdere la luna; c’è una meta ver-so cui tendere e ci si arriva a tappe; le tappe sono tutte importanti e perderne una significa faticare di più per arrivare; inoltre chi si ferma in qualche tappa per stanchezza o per ammirare il paesaggio rischia di non arri-vare alla meta finale. Le tappe vanno percorse guardando avanti, verso l’obiettivo che è Gesù. In J. Main mi sembra ci sia una marianità forte e matura; Maria è colei che medita e realizza il piano di Dio. Chi medita se-condo lo Spirito è come Maria, fa quello che ha fatto Maria. Maria è l’archetipo – nè maschile né femminile, oltre le categorie storico-spaziali-culturali – del monaco cioè di ogni essere umano che sta di fronte a Dio da ‘solo’ con la sua coscienza profonda. Maria insegna a stare in “relazione” con Dio.

 

(testo della relazione trascritto dai meditanti della Comunità di Brescia)

 

 

 

ALLEGATO: testo consegnato ai presenti.

CITAZIONI DAL TESTO COMMUNITY  OF  LOVE  DI  J. MAIN (pp. 157-172) TRAD. DALL’INGLESE AD USO PERSONALE 

DEVOZIONI

Maria è compresa con diversi significati, nei diversi contesti ed epoche e la maggioranza dei cristiani espri-me le ‘devozioni’ che hanno natura soggettiva e personale.

L’obiettivo di ogni ‘devozione’ è di spingerci dentro la personale esperienza della trascendenza, verso la consapevolezza della inabitazione dello Spirito di Dio che vive nei nostri cuori.

IMMAGINE-SIMBOLO

La distinzione tra immagine e simbolo qui è fondamentale per una risposta religiosa intelligente, se questa ri-sposta può servire come base e supporto alla crescita spirituale.

Nel caso di Maria dobbiamo distaccarci dall’innumerevole quantità di immagini attraverso cui il suo essen-ziale e ricco significato ha trovato espressione nella cristianità occidentale. Se lo facciamo, possiamo ritrova-re il grande significato simbolico che il vangelo le conferisce: un significato che indica oltre se stesso, verso Gesù.

Per capire il significato di Maria per noi, oggi, dobbiamo conoscere il significato che aveva nel passato, dob-biamo conoscere l’angolo prospettico che domina ai nostri giorni e chiederci: la sua ricchezza simbolica a quale bisogno moderno risponde?

Nella nostra epoca, attenta alla riscoperta della vita interiore che è stata largamente dissipata dal pensiero materialistico e dalla società, epoca che cerca di affermare la dimensione spirituale nell’essere umano, Maria è soprattutto simbolo di una interiorità ricca, sana e creativa.

Maria era un simbolo apprezzato dagli antichi Padri della chiesa, perché la loro esperienza si ispirava all’in-teriorità del mistero cristiano ed in Maria vedevano un riflesso, seppur ideale, della loro personale esperienza.

DISTACCO

Il distacco caratterizza necessariamente la condizione della persona sul sentiero della preghiera. Distacco da ogni ostacolante immagine di sé: ciò che sono, che so facendo, che mi prefiggo, quale grado di perfezione ho raggiunto oggi. Maria è esempio della persona naturale, prima che l’immagine dell’io si distorca e si compli-chi. Maria non ha un’immagine di sé e una immagine di Dio. Non spreca energie spirituali nel mantenere una tale doppia visione e falsa antinomia.

Il distacco è solo la controparte della concentrazione. Ogni decisione per qualcosa deve anche essere una de-cisione contro o oltre qualche altra cosa. Nella risposta evangelica di Maria, come nella dinamica di preghie-ra, la condizione del distacco è realmente una concentrazione sulla realtà che contiene e perfeziona tutte le cose.

Una delle prime conseguenze del distacco spirituale è la liberazione del ‘silenzio creativo’, condizione di preghiera in cui ci volgiamo dalla noia della nostra mente verso il silenzio pieno di Dio.

Povertà di spirito è purezza del cuore dall’intrusione della nostra volontà egoistica di cercare esperienza, di desiderare santità, di oggettivare lo Spirito o di creare Dio a nostra immagine. Maria rivela la semplicità fon-damentale della risposta cristiana nella povertà di spirito che consiste nel voltarsi interamente verso Dio, lon-tano dal proprio io.

Consideravano la povertà di spirito come la condizione di allocentrismo nello spirito umano che lascia che si realizzi, che diventi consapevole della sua unione con il Signore Gesù. Il termine talvolta è sinonimo di stato di preghiera. Cassiano parla della preghiera come atteggiamento di ‘grande povertà’, attraverso la purifica-zione della meditazione.

IL SILENZIO COME CONDIZIONE

Il suo silenzio possiede una raggiante creatività e consapevolezza, poiché è chiaramente un silenzio positivo, affermativo di centratura sull’altro.

UNA RELAZIONE CHE RIVELA NOI A NOI STESSI

…preghiera è l’esperienza di ‘essere conosciuti’. Possiamo parlare in modo intelligente, bello, utile, dell’In-carnazione ma non è lo stesso che ‘conoscere’ la persona di Gesù come realtà vivente ‘in’ e ‘nel’ mio esse-re… Il ‘conoscere’ in senso ebraico è una relazione di amore nell’unione piena, creativa e reciprocamente li-berante che trascende il prisma dell’autoconsapevolezza che oggettiva e distorce. Nella preghiera, nel per-mettere che la preghiera di Gesù si espanda e cresca in noi, approfondiamo la nostra consapevolezza di tale unione. Nella preghiera siamo conosciuti e conosciamo Gesù perché il nostro spirito diventa uno con lo Spi-rito di Dio.

ALLOCENTRISMO

Come l’obiettivo dei grandi simboli religiosi è di guidarci verso la preghiera pura, oltre le immagini e i con-cetti, così il significato e l’obiettivo di Maria è di indicare/guidare a Gesù, Parola di Dio che va oltre il lin-guaggio.

La confusione che tendiamo a fare in occidente è tra la maternità di Maria e la sua interiorità. Abbiamo enfa-tizzato troppo la consolante madre, rispetto al suo spirito di preghiera centrato su Dio, al suo essere centrata sull’altro

Come portava il Cristo umano dentro di lei, così noi dobbiamo portare e adorare Cristo nei nostri cuori, ri-cordando che Lui è veramente presente dentro di noi come era fisicamente presente in sua madre.

MATERNITA’ SPIRITUALE

Gli antichi Padri della chiesa rispondevano con calore a Maria perché sapevano che ogni cristiano è chiamato a far nascere Gesù dentro dentro di sé; poiché come Gesù fu concepito e crebbe fisicamente in Maria, non meno realmente è concepito dal potere dello Spirito e cresce fino alla piena maturità per il potere dell’amore, dentro ogni cuore umano accogliente.

La vocazione cristiana è conoscere noi stessi nello Spirito di Gesù. Questa conoscenza ci guida a considerare che, nell’amore redentivo di Gesù, siamo fratelli e sorelle di tutti.

Tutti i cristiani sono invitati a scoprire nel loro essere più intimo la forza dell’amore, una luce, una presenza personale infinitamente più grande di loro stessi, e conoscerla. Come Gesù crebbe conoscendo più pienamen-te la sua personalità, nel suo amore per il Padre, così anche Maria crebbe nel comprendere la persona che era entrata nel mondo umano attraverso lei. Nello stesso modo, tutti i cristiani nel pellegrinaggio della preghiera comprendono pi chiaramente e profondamente il significato dell’amore che fluisce interiormente nel loro cuore quando si voltano da se stessi verso il Signore. La loro conoscenza si approfondisce e così fa il silenzio in loro, dal quale cresce la conoscenza. Imparano anche ad adorare in silenzio. Per Maria, il frutto della sua apertura allo Spirito di Dio era la sua relazione di amore con il figlio vivo. Nell’ordine più alto della realtà a cui la vita, morte e risurrezione di quel figlio ci ha chiamato, il frutto della nostra apertura allo Spirito è la nostra relazione di amore con il Dio vivente. In questa relazione scopriamo la nostra vera personalità: sco-priamo il nostro potenziale divino. La vocazione cristiana è conoscere noi stessi nello Spirito di Gesù e que-sta conoscenza ci guida a considerare la nostra unione con tutti i fratelli e sorelle nell’amore redentivo di Gesù.

ARMONIA – SANTITA’

Tutti gli aspetti dello spirito umano e la sua relazione con la dimensione corporea della nostra vita trovano la loro fusione ed il perfetto equilibrio in Maria: la sua purezza, la sua fertilità e maternità, la sua forza e umiltà.