Giovedì – seconda settimana di Quaresima 2021

Giovedì 4 marzo 2021 – Seconda settimana di Quaresima

(Lettura del Vangelo secondo Luca 16, 19-31: “Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.”)

Un altro segno che la via e la meta non sono separate nella sostanza è l’esperienza di comunità che nasce quando seguiamo la via in compagnia degli altri. Di solito, non siamo noi a scegliere questi compagni, come succede in altri ambiti della vita; o quando siamo attratti da certe persone perché andiamo d’accordo con loro e ci piacciamo. Si percepisce che le persone con cui camminiamo nel deserto è come se fossero state scelte per noi. Quando una comunità monastica decide di ammettere un nuovo membro, non è solo perché è una buona compagnia e ha molto da offrire. È un po’ come un matrimonio combinato. Deve esserci compatibilità personale, ma deve anche esserci al lavoro un senso più profondo del destino. La vicinanza dei membri di una comunità, nel tempo e attraverso le prove, cresce nel senso comune reciproco di tutti, chiamati a seguire la stessa strada. È radicato in una risposta molto personale e tuttavia sviluppa una mente e uno scopo comuni.

Gli israeliti che attraversarono il deserto verso la Terra promessa erano una tribù. La comunità non è tribale. È un matrimonio di solitudine e dell’essere centrati sugli altri, che dà alla luce qualcosa di simile, ma diverso da una famiglia. Il Libro dell’Esodo afferma, in modo non plausibile, che 600.000 uomini (senza contare le loro metà) fuggirono dall’Egitto. Erano una banda indisciplinata, volubile e che si lamentava sempre, e che incolpava la loro guida ogni qualvolta si trovavano in difficoltà. La comunità, come tutti i gruppi basati sulle relazioni e le intere società, a volte può cadere in questo tipo di tribalismo, per una serie di ragioni fin troppo umane.

Tuttavia, il conflitto non è il problema “Tutte le cose nascono dal conflitto degli opposti e la somma delle cose (il tutto) scorre come un ruscello”, dice un filosofo. Tutto scorre. L’unica costante è il cambiamento. Ciò che conta è come viene gestito il conflitto e se ne emerge una volontà comune di sopravvivere alla tempesta e non perdere nessuno in mare, se possibile. Questa volontà comune non è il risultato della politica, ma un movimento diretto dello Spirito il quale è specializzato nell’unità. Quando questo atteggiamento verso la crescita della comunità è condiviso, arriva a momenti uno spiraglio, a volte anche durante la tempesta, della stessa Terra Promessa, dove tutti gli opposti sono riconciliati.

Nel vangelo di oggi, si dice che il ricco e il mendicante sono separati per l’eternità. Ma chi ci dice questo è colui che riconcilia gli opposti e desidera che nessuno si perda.

Laurence