Giovedì – Seconda settimana di Quaresima 2019

Luca 16, 19-31.

C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi». 

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 C’era un uomo ricco che era solito vestire di porpora e lini fini, e che faceva magnifiche feste ogni giorno. Alla sua porta giaceva un uomo povero chiamato Lazzaro,  ricoperto di ulcerazioni, che  desiderava saziarsi  con gli avanzi caduti dalla tavola del ricco. Dei cani venivano e leccavano le sue ulcerazioni.

Il nostro benessere materiale, fisico, è  una questione delicata; ce ne accorgiamo ogni volta che  passiamo davanti a un mendicante nella metropolitana o per la strada. Consci dei nostri privilegi, per un momento, dimentichiamo le nostre normali rimostranze e i nostri problemi: potrebbe andare molto peggio, pensiamo. Se tratteniamo il pensiero per più di pochi secondi potremmo considerare il non impossibile scenario nel quale i nostri ruoli sarebbero invertiti. I potenti talvolta vengono tirati giù dai loro troni. Ma poi pensiamo, diamo qualcosa?  Perché lo facciamo veramente?  Verso chi siamo gentili? Questo breve incontro con l’altro lato della società  ha un effetto duraturo sul nostro modo di vivere e sui valori che viviamo?

Una volta in un bel giorno d’estate sono uscito da un edificio nella vivace luce solare. Tutti sembravano felici; perfino il giovane che sedeva sul marciapiede con la mano tesa. I nostri occhi si incontrarono e senza pensare dissi, ‘che bella giornata’. Egli annuì con entusiasmo e disse ‘sì, fantastica… speriamo che duri.’  Fu una momentanea confusione di ruoli ma tuttavia parte della bella giornata.

Nella parabola odierna del ricco e di Lazaro sentiamo parlare  di ‘un abisso che è stato fissato  per impedire a  chiunque, se lo volesse, di traversare dalla nostra parte alla vostra, e per impedire  ogni traversata dalla vostra alla nostra’. Si riferisce alle conseguenze del karma dell’auto-isolamento; siamo così preoccupati di migliorare o proteggere il nostro benessere che, in effetti, ignoriamo volontariamente  l’opportunità di migliorare la condizione di coloro che sono in stato di maggior bisogno o anche semplicemente di relazionarci con essi. L’ ‘abisso’ nel regno karmico (dopovita) è visibile e tangibile ogni giorno per coloro che hanno un minimo di sensibilità. E’ la causa maggiore dell’instabilità e dell’inquietudine del mondo moderno – la protesta degli umiliati. ‘ I poveri  saranno sempre con voi’, disse Gesù, ma la dimensione dell’abisso è diventata la nostra grande questione.

Nella nostra pratica quaresimale – rinunciare a qualcosa e fare qualcosa di extra – speriamo di ridiventare sensibili alla realtà. Sfortunatamente tendiamo ad essere selettivi riguardo agli aspetti della realtà che riconosciamo e con i quali entriamo in relazione. Alcune parti le enfatizziamo e le godiamo; altre  le neghiamo o scegliamo di dimenticarcene: ‘stupidità deliberata’ (scegliere di non vedere) è una frase di T. S. Eliot che mette a nudo i nostri giochi mentali e la fragilità di ogni falsa pace su di essi costruita: La serenità solo una stupidità deliberata, La saggezza  solo la conoscenza di morti segreti. Inutile nell’oscurità nella quale essi scrutavano, o dalla quale distoglievano la vista.

 Non possiamo essere selettivi riguardo alla realtà senza compromettere tutto. Essenzialmente la ‘santità’ alla quale miriamo in quaresima non è una virtù morale, ma riguarda la percezione, come vediamo il tutto cui apparteniamo. E salvarci non significa evitare la punizione dell’eterno fuoco infernale, ma salvare il tempo oggi. (La primavera comincia oggi)