Giovedì dopo il mercoledì delle ceneri

Askeo – che ci dà la parola ascetico – originariamente designava l’allenamento per la guerra, ma era anche usato per descrivere l’allenamento atletico. Un soldato ben addestrato che violenta e saccheggia o un atleta che imbroglia (o un uomo d’affari che agisce in modo non etico) tradisce  lo scopo più profondo del suo lavoro, per quanto abile possa essere nel compierlo. Allo stesso modo la cura attenta [mindfulness] usata per allenare cecchini o per migliorare le prestazioni di un agente finanziario fallisce l’obiettivo del significato più ampio; il significato più importante dell’esercizio è perduto e rimpiazzato da un punto di vista che è ristretto e auto-centrato.

Qualsiasi cosa si faccia senza rispettarne il significato più profondo diventa amara. All’opposto, anche cose amare, se portate a termine con fede, si scoprono essere dolci nel loro significato ultimo.

Quasi ogni cosa, nello schema di valori materialistico che domina la vita odierna, viene strumentalizzato, trasformato in una tecnica controllata dall’interesse personale. La gente talvolta dice: “Sono veramente contento di avere scoperto la meditazione e intendo usarla come strumento per rendere la mia vita equilibrata”. Ad ogni modo, questo atteggiamento è un inizio, una partenza piuttosto primitiva per comprendere cosa significhi l’ascetismo e cosa è quello per cui ci si sta realmente allenando. Si comincia da dove si è.

Un buon allenamento spirituale modifica questo atteggiamento facendoci raggiungere, in modo del tutto naturale, quell’equilibrio e quell’armonia che ricerchiamo; allora li notiamo con sorpresa. Questi e molti altri benefici compaiono senza cercare troppo di forzare il loro arrivo. Una mente lucida, una consapevolezza maggiore e più altruista, una capacità più onnicomprensiva di prestare attenzione agli altri, un cuore aperto alla bellezza e alla tenerezza, al gioire delle cose naturali e al ridurre la compulsione del desiderio – tutto ciò è il frutto del tipo di ascetismo nel quale entriamo ora nei giorni magri e puri della Quaresima. Un certo sforzo è necessario per cominciare, una certa volontà è richiesta per ricominciare quando si cade al margine della strada.

Ma, in questo processo, la grazia ha un ruolo più grande che non la forza di volontà.

Dove si permette alla grazia di entrare e quando questa è accolta, ne seguirà in ogni cosa il senso del dono, avvolto leggermente da una stupefacente capacità di essere di nuovo genuinamente sorpresi.

Strumentalizzare tutto, controllare tutti gli esiti, valutare i risultati in rapporto all’investimento che si fa, tutto ciò è destinato a fallire alla fine; il fallimento può rappresentare la liberazione dall’inganno e una maggiore penetrazione nella realtà, ma non è mai facile sopportare il naufragio dei propri piani o lo spreco dello spirito di gioia che dà valore a tutto. In questo, l’ascetismo aiuta.

L’allenamento ascetico dunque non è solo per la Quaresima. Il mantra è una quaresima interiore continua; conduce a una più profonda spontaneità e a un senso di rinnovamento nella vita di tutti i giorni. La preghiera è l’ascesi essenziale della vita spirituale. Quello che si fa e che si interrompe durante la Quaresima rende più affilata la lama del coltello di cui il nostro spirito si serve per penetrare nella scoria che si è formata quando non facevamo attenzione.

Laurence Freeman