Domenica – Terza settimana di Quaresima 2021

Domenica 7 marzo 2021 – Terza settimana di Quaresima 

(Vangelo Gv 2, 13-25. Parlava del santuario che era il suo corpo)

Giovanni colloca la purificazione del Tempio all’inizio della breve missione di Gesù, mentre gli altri vangeli la pongono alla fine e la indicano come una causa diretta della sua fine prematura e tragica. Giovanni non ci lascia dubbi sul fatto che Gesù affrontò fin dall’inizio la corruzione delle istituzioni con la stessa chiarezza con cui denunciò il peccato dei singoli individui. Non era uno “spiritualista”; e a differenza della maggior parte delle persone religiose non operava con due pesi e due misure.

Nel grande film quebecchese Gesù di Montreal, allegoria contemporanea del Vangelo, questa scena è evocata allorché Gesù, direttore di una compagnia teatrale amatoriale, distrugge con freddezza le telecamere e il set di uno spot televisivo che sessualizza la birra e degrada l’attrice (Maria Maddalena). È una scena che colpisce perché la rabbia intensa si manifesta con smisurata violenza, seppur controllata da una più profonda e pacifica passione per la giustizia. Nella versione di Giovanni, Gesù realizza una frusta e scaccia i mercanti disonesti, insieme con le loro merci, dal sacro recinto.

A uno dei tanti livelli in cui possiamo comprendere Gesù, egli fu un riformatore religioso, un fustigatore della corruzione e dell’ipocrisia. Spinto dall’indignazione per l’ingiustizia, più forte della paura di affrontare il potere sul quale poggiano le istituzioni sociali, Gesù pagò il prezzo che molti patirono prima e dopo di lui. Per quanti espedienti possa utilizzare per apparire migliore, il potere corrotto mostra il suo lato spietato e vendicativo quanto più si sente minacciato dai profeti dell’epoca, dai cronisti o dalle vittime. Inizia distruggendo la reputazione di coloro che testimoniano la verità ma, se lasciato senza controllo, non esita altresì a porre fine alle loro vite.

Uno degli effetti della pandemia è stato quello di far emergere la corruzione e le menzogne di cui questa si serve, unitamente alle celate ingiustizie istituzionalizzate dei sistemi economici nazionali e globali. Questa scena cruciale della vita di Gesù indica il collegamento che egli identifica tra il peccato individuale e il peccato sociale. Ecco perché essa è così inquietante e pericolosa. Il cristianesimo istituzionalizzato se ne è difeso dichiarando la chiesa come un’istituzione perfetta e incorruttibile. Le sue autorità erano addestrate a coprire qualsiasi prova del contrario. Fino ai tempi moderni i “perfidi Ebrei” (come continuarono ad esser chiamati nel messale Romano finché Giovanni XXIII non vi pose fine nel 1962), erano capri espiatori di facile impiego per sostenere la facciata di impeccabilità del Cristianesimo.

Sappiamo bene come giustificarci ed evitare la colpa dei nostri errori. È un riflesso a qualsiasi cosa minacci la nostra posizione nel sistema di potere delle rispettive sfere private. Il tempo nel deserto – come la Quaresima quotidiana della nostra meditazione – è necessario per insegnarci ad affrontare la verità su noi stessi. Il mantra, più delicatamente ma altrettanto efficacemente, svolge la funzione della frusta. Ci accorgiamo che è efficace quando possiamo ringraziare lo Spirito per aver cacciato questi falsi mercanti dal tempio di Dio che ognuno di noi è.

 Laurence