Domenica – Quinta settimana di Quaresima 2021

Domenica 21 marzo 2021 – Quinta settimana di Quaresima

Vangelo Gv 12, 20-33

È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo.

Il tempo scorre. Un lungo viaggio in macchina, come quello fatto ieri per tornare a Bonnevaux, ogni ciclo quotidiano dalla mattina alla sera, un percorso formativo, la vita coniugale e l’essere genitori, l’intero ciclo dell’esistenza. Al termine di ogni periodo si raggiunge un nuovo abisso. Ogni fine è la stessa fine, un altro assaggio della morte. Non si torna indietro. Un futuro possibile solo nella fede. Gesù vedeva e comprendeva la sua fine imminente – in un modo molto più compiuto del nostro.

 In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

La parabola, di una bellezza unica, esprime tutta la verità su come Gesù vedeva la sua morte incombente. Dal momento che racchiude tutto il significato del periodo pasquale, essa cattura il messaggio e la potenza dell’intero Vangelo. È la Buona Novella, l’Evangelion. L’uso del termine ‘se’ impedisce che sia interpretata come una semplice affermazione. È anche un ammonimento e un invito. Se ci rifiutiamo di morire, non saremo resuscitati. Se moriremo volontariamente, non c’è alcun dubbio che ci risveglieremo in un campo di vita che è il nuovo raccolto.

Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se un uomo mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

La certezza e la chiarezza di queste parole è difficile da accettare. Mostrano l’estrema difficoltà a lasciarsi morire, ad abbandonare i nostri attaccamenti, i sogni, le speranze, tutte le proiezioni negative e immaginarie che abbiamo costruito. Nel momento della Fine, tutto dovrà svanire e a un certo punto capiremo che dobbiamo separarci volontariamente da ogni cosa. Per un istante potremo “esplodere di rabbia alla luce che muore” ma alla fine, esausti, ci convinceremo che l’abbandono volontario della vita è la vera Speranza, poiché ogni altra speranza equivarrebbe a desiderare la cosa sbagliata. Anche l’amore sarebbe amore per la cosa sbagliata. Affrontare la Fine di tutte le cose rappresenta l’inizio del servizio a colui che ha affrontato la sua Fine e, così facendo, ha creato un legame indissolubile tra noi e lui. Questo legame diventa più reale allorché affrontiamo consapevolmente la nostra fine. Ma chi serve chi? Il servo segue il padrone. Eppure, Gesù ci segue fino alla Fine, così da non lasciarci entrare da soli.

Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora!

Il punto di non fuga è profondamente inquietante, ma è anche il momento dell’auto-accettazione, dell’auto-conoscenza e della liberazione dal proprio sé, abbracciando il proprio destino. Nell’impotenza della Fine, siamo ‘ricompensati’ oltre ogni immaginazione. Non con un riconoscimento o un premio, ma con ‘il privilegio’ di scoprire che siamo realmente – e definitivamente sempre – amati. 

Laurence