Domenica, quarta settimana di quaresima

Forse la domanda “perché i preti cattolici indossano paramenti rosa questa domenica di Quaresima” non è, in questo momento, la preoccupazione più pressante per il mondo. Ma offre uno sguardo, dietro l’ansia e il turbamento interiore ed esteriore che la famiglia umana sta soffrendo. Oggi è la Domenica Laetare, e il colore liturgico tradizionale per la gioia è il rosa.

Che c’è da essere felici? Non molto, ma la gioia è diversa. La felicità (fanne tesoro quando ce l’hai), dipende da circostanze esterne o da forme di relazione. Finchè durano, scivoliamo facilmente in una gratitudine che dà per scontato che il tempo della felicità sarà permanente. Ma cosa c’è, dopo tutto, di permanente? La gioia, tuttavia, non dipende da circostanze esterne o da forme che passano.

Fluisce in continuazione da una fonte, da una sorgente pura, dall’essere stesso. Nulla può bloccarla, tranne la nostra oscura tendenza ad imbottigliare l’acqua della sorgente, a possederla, a inquinare la sua pura innocente realtà con le illusioni di nostra creazione e con avidità.

Nulla è più doloroso, all’inizio, del passaggio dalla felicità perduta alla pura gioia. Da alcuni decenni ad oggi, siamo sempre più consapevoli che una felicità materiale senza precedenti, identificata con l’opulenza, è arrivata ad un prezzo irragionevole e insostenibile. La nostra personale umanità, civiltà e giustizia sociale, salute e la nostra stessa casa globale, sono state inquinate ed abusate.

Ma noi, che cosa possiamo fare a riguardo? Le persone che hanno dato l’allarme sono state ritenute strambe o esagerate. Anche i perenni polemici e scontenti sono diventati una classe, un’industria. I politici erano tra coloro che detenevano il potere. Ma siamo arrivati a vedere che la politica è diventata sempre più una maschera pubblica del potere. La fiducia ed il rispetto per la politica e per la legge, necessaria ad ogni forma di civiltà, è crollata. Abbiamo visto eleggere il caos e governi retti da barbari.

La gioia della vita è stata gradualmente travasata e imbottigliata ad un livello sempre peggiore di ingiustizia e egoismo surreale: oggi, l’un percento dei più ricchi, possiede metà delle ricchezze mondiali – anche ora, che ci troviamo socialmente distanti e in quarantena, i più vulnerabili soffrono maggiormente.

Una piccola percentuale di queste persone ricche sono buone e generose, ma anche i peggiori tra loro stanno piano piano realizzando che tutto ciò è troppo irreale per durare. La rabbia contro di loro potrebbe crescere – come è avvenuto per l’aggressività passiva del populismo. Ma demonizzarli è ugualmente ingiusto e irreale.

Nel Vangelo di oggi, Gesù cura un cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli chiesero di chi fosse la colpa della sua sventura, ma Egli si rifiutò di puntare il dito contro qualcuno. Gesù disse che la guarigione stessa era il significato – rivelando la pienezza divina della vita, la gioia dell’essere, andando oltre i limiti umani e gli handicap. Gesù curò l’uomo sputando per terra, facendo un impasto con il fango: lo spalmò sugli occhi del cieco e gli disse di andare a lavarsi alla piscina di Siloe.

Più tardi l’uomo dirà: “tutto quello che so è che prima ero cieco ed ora ci vedo”. Le parole usate di nuovo nel 1772 da John Newton, il ravveduto commerciante di schiavi, nel suo inno Amazing Grace. “E la grazia ci porterà a casa”, dice anche l’inno.

Laurence Freeman, OSB