Domenica di Pasqua

L’angelo disse alle donne che Lui non era là, nel luogo dove lo stavano cercando perchè era risorto.

Dopo la morte non lo conosciamo più secondo le modalità dell’essere carnale – ivi inclusa l’immaginazione. Come la meditazione, lui non è ciò che pensiamo. Come il regno, non qui, non altrove.

Poi l’angelo disse loro che le aveva precedute in Galilea dove lo avrebbero potuto vedere. “Ecco, io ve l’ho detto”, conclude in modo in modo pragmatico. Non c’è una spiegazione, solo la proclamazione. Missione compiuta. Come tutto ciò poteva essere reso prontamente comprensibile o spiegato in modo soddisfacente? La missione era di comunicarlo e sperare. Se non è vero, dopo aver intravisto la possibilità e udito la proclamazione, tutto perde colore ed energia.

 Le posta sulla condizione umana si è improvvisamente alzata in modo drastico.

Stranamente, non possiamo dire con esattezza cosa stessero comunicando i primi cristiani, che ha formato da allora una catena ininterrotta di trasmissione. Era un’esperienza, che non poteva essere contenuta nei pensieri o nell’immaginazione o nei sensi, del suo essere presente in un modo che senza dubbio li toccò e cambiò, non come un ricordo o un archetipo, ma come una presenza personale.

Come spieghiamo qualsiasi cosa tra quelle più importanti della nostra vita?

Le donne tornarono indietro per fare quanto potevano fare date le circostanze – raccontarlo agli altri. E allora eccolo apparire. Veniva verso di loro per incontrarle. Non aveva detto l’angelo che l’avrebbero visto in Galilea? Non erano in Galilea. Perchè era lì quando dovevano vederlo altrove? Era nello stesso tempo anche là ?

Nel vederlo, iniziarono a rendersi conto che aveva pensato a loro nonostante (o forse proprio a causa) di tutto ciò che aveva passato. La morte, il grande oblio, non glieli avevano fatti dimenticare. Dovevano valere più di quanto non avessero pensato. Lui doveva essere più di quanto non avessero immaginato.

Non abbiate paura, dice loro. E’ la paura che inaridisce la mente e ci rende incapaci della espansione necessaria per vederlo e per realizzare che adesso possiamo vivere in un modo molto diverso e senza paura. (Anche l’angelo aveva detto loro di non aver paura). Forse siamo più spaventati di quanto non vogliamo ammettere a noi stessi.

Anche lui non fornisce spiegazioni ma solo l’esperienza in sè stessa, di sè stesso. Conduce a un’azione, a una nuova priorità nella vita, che definisce la vita dei suoi amici e discepoli da quel momento in poi – di condividere con gli altri questa novella che cambia la vita.

Alleluja, è davvero risorto. Missione compiuta. Una nuova creazione. Verso dove andiamo da qui?

Laurence Freeman OSB