Cosa è successo nella 19a Conferenza Nazionale?

Cosa è successo nella scorsa conferenza nazionale?

19^ Conferenza nazionale della comunità italiana di Fiorenza Giuriani
Non è meraviglioso? di Silvia Canini
Monachesimo interiorizzato di Marco Brosio 

19^ CONFERENZA NAZIONALE DELLA COMUNITà ITALIANA 

Dal 1^ al 3 aprile si è tenuta a Ciampino (Rm) la 19^ Conferenza Nazionale della Comunità Italiana.
Il tema era quello che quest’anno ha proposto la Comunità Internazionale, “Una mente, un cuore: consapevolezza unificata”.
Relatori: padre Laurence Freeman e Neva Papachristou, insegnante guida dell’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.Me.Co.) fondata nel 1987 insieme a Corrado Pensa.
E’ stato da tutti apprezzato la visione interreligiosa di questo fondamentale tema. Ma è stato davvero interreligioso o al di là e al di sopra di ogni religione? I punti di incontro sono stati tanti e importanti, perché quando si parla di senso della vita e di spiritualità si sfiorano le stesse verità.
Padre Laurence ha parlato, tra tante altre cose, del comandamento dell’amore, dove i soggetti sono Dio, noi stessi e l’altro. Senza la consapevolezza unificata, che ci fa leggere l’intero quadro e non solo pezzi, i tre soggetti possono entrare in conflitto. Le divisioni del mondo creano incertezza e confusione, ma la meditazione crea un processo di unificazione e unificazione. Il bene e il male non sono alla pari; il male, che è parte della vita, è il risultato della resa alla divisione.

IMG_9991Neva Papachristou ci insegna che per superare la divisione ed entrare nell’unione sono necessarie saggezza e compassione, etica e meditazione. Ognuno di noi è responsabile di tutta l’umanità e può diffondere l’esperienza dell’amore e della saggezza. Altrimenti è separazione, sofferenza, indifferenza. Con la meditazione facciamo sedimentare le interferenze, la mente si schiarisce e apriamo spazio dentro di noi, ripetendo il mantra.

Nei giorno della Conferenza abbiamo meditato insieme più volte al giorno e, il sabato sera, abbiamo partecipato alla Messa contemplativa, sempre molto suggestiva e intensa, celebrata da padre Laurence.

Al termine della Conferenza padre Laurence ha comunicato, con molti ringraziamenti all’uno e all’altra, il passaggio del ruolo di coordinatore da Fiorenza Giuriani a Enos Mantoani, che si è generosamente messo a disposizione della Comunità. Enos ha infine presentato il nuovo Consiglio Direttivo.     (FIORENZA GIURIANI)

NON E’ MERAVIGLIOSO?

L’1- 3 aprile si è tenuta a Roma Ciampino, presso l’istituto “il Carmelo” la XIX Conferenza Nazionale della comunità dal titolo “una mente, un cuore: consapevolezza unificata”.

L’atmosfera della conferenza è un gioioso ritrovarsi. Dopo diverso tempo in cui ci si è abituati a incontrarsi via zoom, prendere un treno e confluire da regioni diverse tutti nello stesso posto fa un certo effetto. La comodità di incontrarsi con un click non potrà mai sostituire l’ebbrezza di prendere un treno per vivere insieme un’esperienza.
La conferenza è l’occasione per vivere insieme tempi di meditazione e per ascoltare l’alternarsi delle riflessioni di Padre Laurence e Neva Papachristou che sviluppano il tema della conferenza affrontandolo dalla prospettiva della tradizione cristiana e di quella buddista, ottenendo, a mio parere, un armonioso intreccio di saggezza. In questi giorni ritornano alla mia mente diversi passaggi dei loro interventi, in particolare i riferimenti al lavoro interiore come il viaggio da compiere per orientarsi verso questa unificazione, che richiede una vita intera e per cui è necessaria dedizione ma anche gradualità. Entrambi hanno indicato la conversione, ovvero la metanoia, cioè il cambio di mente, come la vera sfida di chi intraprende un cammino interiore. Neva ha illustrato come, grazie alla meditazione, ci si alleni a capire con la mente ciò che fa bene al cuore. E’questa unificazione che ci porta a quello sguardo integro della realtà per cui la notte di Pasqua possiamo dire “felice colpa”. Sono stati preziosi, inoltre, i diversi riferimenti e spunti per la lettura della difficile situazione della guerra in Ucraina che portiamo nel cuore insieme a grandi interrogativi. IMG_9952

In questo viaggio mi accompagna Andrea, mio marito, perché per me questa conferenza ha un altro significato particolare. Infatti, dopo qualche mese di discernimento è in questa occasione che avverrà il passaggio al noviziato nella Comunità degli oblati.
Siamo qui insieme, per condividere il senso dell’anno che sta iniziando. Sarà un anno significativo, richiederà anche particolare impegno, ma innanzi tutto per me questa tappa è una gioia grandissima. Sento la profonda gratitudine di aver incontrato la Comunità. Sino ad oggi le mie scelte sono state mosse dalla ricerca del senso della mia esistenza e ho avuto la grazia di incontrare sul mio cammino persone che, incarnando la loro ricerca, mi hanno fatto capire che nel Vangelo potevo trovare la risposta. I tentativi di salire questa montagna, sono stati molti e a volte anche roccamboleschi, ma l’incontro con la meditazione e la Comunità è stato come aver trovato l’attacco del sentiero. E, allora, da buona montanara quale sono, zaino in spalla e via! Sento da parte di qualche amico, e anche in una parte di me, sorgere una domanda…Ma proprio adesso, con marito, due figli piccoli (e impegnativi) un lavoro che non conosce limiti, che grilli per la testa ti sono venuti? 

Credo che la sfida stia proprio qui: non un aggiungere altri impegni a delle giornate già sature di corse e obiettivi che si susseguono, ma vivere tutto ciò che mi è donato per uno scopo più grande. Questa scelta è maturata da una domanda che non ammetteva rinvii: “la mia vita di tutti i giorni mi sta avvicinando alle mie aspirazioni più vere ed importanti?” Mi sono accorta che ogni volta che investo energie e tempo in qualcosa che non è in linea con queste aspirazioni, sto sprecando la mia vita! Sto facendo passare il tempo!

Questo è stato il motore di questa folle scelta. Liberarsi dalle esigenze dettate dai ruoli che rivesto: donna-mamma-moglie-lavoratrice, e ripartire dal cuore, da quel desiderio di una vita vissuta alla Sua presenza nel servizio. E capire che non c’è migliore occasione per farlo che proprio nelle relazioni che si intrecciano nella mia vita. E la sorpresa è scoprire che senza cambiare indirizzo, compagni di viaggio, lavoro, può cambiare tutto!
La regola di san Benedetto aiuta in questo perché è attenta ad ogni dettaglio della vita quotidiana, alle relazioni, al lavoro e al rapporto con le cose, e in tutto questo mostra la via per mettere PRIMA il Regno di Dio. Tutto, se ci si lascia interpellare, può essere trasformato.
Questo anno di noviziato vorrei poterlo vivere con questo sguardo di novità, vivendo la vocazione di battezzata in ogni istante della mia vita, non come un’illusione, ma con la concretezza chirurgica della Regola. Paradossalmente mi auguro che una Regola mi guidi in un cammino di libertà e che la meditazione mi faccia ritrovare la creatività.

Non so concludere se non con la stessa domanda che Neva ha usato diverse volte nel corso dei suoi interventi e che sintetizza il sentire di questi giorni: non è meraviglioso?!?
(SILVIA CANINI)

MONACHESIMO INTERIORIZZATO 

Per me l’esperienza della Conferenza annuale rappresenta una grande gioia in senso generale, e certamente anche per avere avuto la possibilità di conoscere personalmente e di parlare con Padre Laurence, col quale avevo avuto solo qualche scambio di e-mail.

E’ stato un momento straordinario, perché rompe la quotidianità che è fatta anche di altre attività quali, ad esempio, il lavoro, che ho sospeso in questi tre giorni, ma è anche stato un momento ordinario, perché la continuità della meditazione di ogni giorno e l’attenzione a essere centrati nell’amore in ogni cosa che si fa, mi dà il senso di una realtà unica che nel Convegno trova un punto di focalizzazione, per poi continuare in un unico flusso.

Apprezzo moltissimo la concentrazione sul vuoto di sé e sul silenzio, che hanno permesso di parlare per due giorni di teologia senza parlare di teologia in modo “classico” e razionalistico.
Sono stato ovviamente molto contento di ritrovarci, di avere l’occasione per scambiare riflessioni, risonanze ed esperienze nei momenti liberi, e di imparare da tutti, perché io sono l’ultimo arrivato e cosa devo fare se non apprendere?

Rispetto al passaggio nel noviziato, e quindi all’oblazione, per me si tratta di una scelta e quindi di qualcosa che mi aiuta ad essere radicale, a non volgermi indietro. Potrei dire, rubando l’espressione prima a Evdokimov e poi ad Antonella Lumini, che è la scelta di vivere un “monachesimo interiorizzato” che mi aiuta a stare nella luce nella quotidianità. Ascoltando Gesù so da dove vengo e dove vado, e questo orientamento dell’esistenza lo faccio nell’oblazione.  (MARCO BOSIO) 

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