Anno 5 n. 8 – Insegnamenti settimanali 4 giugno 2017

Vita quotidiana e preghiera

“Il tipico monaco del deserto dimorava in una capanna di pietra ricoperta di rami provenienti dalle vicine oasi. All’interno c’era un tappetino di giunco come letto, una giara di acqua nella quale erano immerse delle foglie di palma per la realizzazione di tappetini e di corde da intrecciare, una pelle di pecora per ripararsi dal freddo della notte, una manciata di piselli o lenticchie secche… piante commestibili.. peperoni e capperi”. (Derwas Chitty The Desert a City).

Vivevano in piccoli gruppi e le loro celle erano spesso costruite intorno a un cortile comune in modo tale da essere solitari in comunità. Nel cortile piantavano palme da dattero e olivi, e nelle area circostanti coltivavano del grano per ricavarne del pane. Producevano cibo non solo per se stessi, ma erano aperti ai bisogni degli altri. Suor Benedetta Ward, una nota studiosa dei Padri e Madri del Deserto, osservava che gli eremiti del deserto apportarono dei notevoli miglioramenti agrari nel deserto, di cui ne hanno beneficiato gli abitanti che abitavano nei villaggi vicini. Abba Orr piantò degli alberi in una palude; Abba Copres aveva un piccolo palmeto di datteri nel giardino del suo eremo. Come si può vedere, questi eremiti non si isolavano dal resto nel mondo preoccupandosi esclusivamente del loro progresso spirituale. I frutti della loro preghiera “pura” li condussero ad occuparsi degli altri e nell’ambiente intorno a loro.

Sebbene mangiassero con moderazione, molti aneddoti raccomandano la sobrietà: “I nostri santi e i più ascetici maestri dicevano che il monaco deve sempre vivere come se dovesse morire domani, ma allo stesso tempo deve trattare il suo corpo come se dovesse vivere per molti anni ancora.” (Evagrio citando Macario)

Per guadagnarsi da vivere e poter acquistare ciò di cui avevano bisogno, tessevano tappeti, corde, cesti e lino e lavorano nei campi come lavoratori a giornata. Erano comunità di laici, nel complesso non molto diversi dai gruppi di Meditazione Cristiana sparsi in tutto il mondo. La loro vita dava molta enfasi ed importanza alla preghiera e al lavoro; la liturgia ricopriva un ruolo inferiore. L’influenza del clero arrivò successivamente. Ricevettero i loro insegnamenti e la regola di vita dagli Abba e Ammas più anziani, attorno ai quali si radunavano. Gli Anziani infatti, resistettero a diventare sia preti che vescovi, cosa che non sorprende visto lo scenario dei cambiamenti avvenuti nella Chiesa dai tempi di Costantino.

Gli Abbas e le Ammas non erano ricercati solo dai loro seguaci eremiti e da quelli aspiranti, ma anche da molti che provenivano da vari luoghi. La loro vita di preghiera li rendeva aperti ai bisogni e alle preoccupazioni degli altri, ovunque vivessero. Spesso veniva loro richiesto di essere arbitri e mediatore in discussioni e conflitti, poiché il loro giudizio era considerato obiettivo ed imparziale. Alcuni, come Evagrio e lo stesso Antonio, andarono persino ad Alessandria per difendere la Cristianità e impegnarsi in dispute con i filosofi pagani.

Le indicazioni più importanti che ricevevano gli aspiranti eremiti riguardavano la preghiera. La giornata era suddivisa in tre momenti di preghiera: l’ora Terza, l’ora Sesta e l’ora Nona (9:00, 12:00, 15:00) e di notte: “per quanto riguarda il sonno di notte, pregate due ore a partire dalla sera, calcolandole a partire dal tramonto. E dopo aver lodato Dio, dormite per sei ore. Quindi alzatevi per la veglia notturna e trascorrete le rimanenti quattro ore in preghiera. In estate fanno lo stesso, le ore ridotte e meno salmi, però, a causa delle notti più corte”. (Abba Poimen)

La disciplina della preghiera e del lavoro – ora et labora – ci ricorda la Regola di San Benedetto, che era un grande ammiratore delle Conferenze di Giovanni Cassiano. Ma fortunatamente per i monaci Benedettini, Giovanni Cassiano ha ammorbidito gli insegnamenti che ha ricevuto nel deserto quando ha steso le regole per i due monasteri che ha fondato – uno per uomini e uno per donne. Devo dire che è per me un gran sollievo che John Main abbia adattato l’insegnamento di Cassiano alla vita di uomini e donne ordinari del nostro tempo, incoraggiandoci solo a meditare due volte al giorno – anche tre se le circostanze lo permettono – ma ci ha lasciato dormire ininterrottamente la notte!

Salmodiare, recitare i salmi, probabilmente accompagnati dai canti, erano importanti elementi della preghiera quotidiana, sia in comunità, da soli o al lavoro. Li conoscevano tutti a memoria e la maggior parte li recitavano ogni 24 ore. Non c’è da stupirsi del seguente aneddoto: “Alcuni anziani andarono da Abba Poemon per chiedere: se vediamo alcuni fratelli sonnecchiare, vuoi che li rimproveriamo così che possano rimanere svegli? Egli rispose: “Per quanto mi riguarda, quando vedo un fratello che sonnecchia, faccio appoggiare la sua testa sulla mia spalla e lo lascio riposare”.

Malgrado questo aneddoto, essi pregavano principalmente in piedi, rivolti a oriente. Facevano spesso delle prostrazioni specialmente dopo il canto dei salmi: “Alzati e prega e fai una metanoia (prostrazione) mentre reciti: ‘Gesù Figlio di Dio, abbi pietà di me”. (Abba Nau)

Le Scritture erano molto importanti per loro; erano lette ad alta voce durante gli incontro settimanali chiamati ‘sinassi’. Era essenziale una totale attenzione a questi momenti: “Gli Anziani dicevano: ‘Dove erano i tuoi pensieri, quando recitavamo le sinassi, che la parola dei salmi fuggiva da te? Non sai che sei alla presenza di Dio e che stai parlando a Dio?” Non solo dovevano sapere le Scritture a memoria, ma dovevamo anche applicare le lezioni che avevano imparato da esse nella vita quotidiana: “Qualunque cosa facciate, fatela secondo la testimonianza delle Sacre Scritture”. (St. Antonio)

Anche durante il lavoro recitavano la loro preghiera/parola e dopo lavoro, quando si trovavano nelle loro celle, continuavano la preghiera personale e interiorizzavano le Scritture attraverso la meditazione – la solitaria ripetizione di un passaggio della Scrittura senza riflettere sul suo significato. In questa cultura orale, questa ripetizione avveniva ad alta voce: “Lo sentivamo meditare.” Diceva Abba Amoun di Abba Achilles.

Anche noi non riflettiamo sul significato della nostra preghiera/parola Maranatha durante la meditazione – lasciando ogni pensiero alle nostre spalle  – ma la ripetiamo silenziosamente e con fede nella nostra mente.

Kim Nataraja

 

(Adattamento al capitolo sulla tradizione del deserto in Journey to the Heart di Kim)