Anno 5 n. 7 – Insegnamenti settimanali 28 maggio 2017

 

Gli inizi della fioritura della tradizione mistica nel deserto

Come abbiamo visto, la conseguenza dell’editto di Costantino, che tra il 313 e il 325 fece del Cristianesimo la Chiesa dell’Impero, fu che molti cristiani si ritirarono nel deserto per tornare ad essere seguaci di Gesù in un modo più puro e più semplice. Inoltre, Atanasio, Vescovo di Alessandria (dal 327 al 373), scrivendo in copto la Vita di Antonio (357), giocò un ruolo importante nell’incoraggiare i cristiani copti a spostarsi nel deserto. (Il nome copto deriva dalla parola greca ‘Aiguptios’ che significa egiziano). Atanasio scrive: “Le parole di Antonio persuadevano molti ad abbracciare la vita solitaria. E così da allora in poi, nacquero monasteri nelle montagne e i monaci trasformarono il deserto in città.” Il termine ‘monasteri’ in realtà indicava solo un insieme di dimore isolate. In seguito persone più istruite, molto legate ad Origene, raggiunsero questi primi copti e altri cristiani, come Evagrio e Cassiano.

L’influenza della Vita di Antonio è stata molto significativa, ma non fu Antonio ad “inventare” la vita ascetica, la apprese invece dagli eremiti che incontrò all’inizio del suo percorso. Le persecuzioni, le pretese della tassazione romana, la renitenza alla coscrizione, avevano già spinto molti nel deserto. Secondo la tradizione, il primo anacoreta cristiano fu in realtà Paolo di Tebe, che riparò nel deserto durante le persecuzioni dell’imperatore Decio agli inizi del terzo secolo. C’è un racconto della visita di Antonio a Paolo di Tebe. Un corvo portava ogni giorno il pane a Paolo. Il giorno in cui Antonio gli fece visita, il corvo portò pane sufficiente per entrambi!

Atanasio ebbe una tempestosa carriera come Vescovo di Alessandria. Fu deposto e reintegrato molto volte fra il 327 e il 373, essendo pesantemente coinvolto nei problemi della Chiesa. I dogmi cristiani sono stati il prodotto di appassionate e spesso aspre discussioni e dispute fra cristiani negli anni che portarono al Concilio di Nicea (324) e nei successivi decenni. Atanasio ebbe un ruolo significativo in quel Concilio, dove Costantino diede la sua approvazione alla semplice forma di cristianità che Atanasio, insieme ad altri, predicava, forma che divenne via via quella prevalente nella chiesa imperiale ormai ufficiale. Atanasio nella Vita di Antonio presenta dunque la vita eremitica come una vita di contrizione e come una battaglia contro i demoni, le forze del male; secondo il suo punto di vista l’umanità era fondamentalmente peccatrice. Grazie a questa ‘guerra’ l’anima si prepara all’intervento della grazia di Dio tramite Cristo. In questo modo Atanasio si appellava ai semplici cristiani non istruiti.

È tuttavia interessante notare come le idee di Antonio siano simili a quelli dei monaci origenisti, se leggiamo le sue Lettere piuttosto che la Vita di Antonio. In esse abbiamo chiare indicazioni che non solo gli fossero familiari la lingua e il pensiero greco, ma anche che aveva accolto alcune delle idee di Origene. Egli sottolineava, per esempio, l’importanza di riconoscersi come essenzialmente buoni, non peccatori; incoraggiava i suoi lettori a ricordarsi di essere stati creati a immagine di Dio e a fare perciò affidamento sulla grazia di Dio. Dava importanza alle intuizioni provenienti dalla lettura delle Scritture – luogo dell’incontro con Cristo – che potevano portare a una trasformazione, preparatoria all’arrivo della grazia di Dio; e in più considerava l’ascetismo come un modo per restituire al corpo il suo stato naturale, piuttosto che una punizione per i suoi peccati e un suo rifiuto.

Alla fine del IV secolo c’erano 30.000 fra uomini e donne che vivevano nei deserti del Basso e Alto Egitto. I siti famosi del Basso Egitto sono stati Nitria, Kellia e Scete. Lo stesso Antonio visse nel deserto da quel momento in poi.

Si è spesso trascurato il fatto che ci fossero gruppi di donne oltre che di uomini; anzi, metà degli eremiti del deserto erano donne. Esse furono in un certo senso più coraggiose dei loro equivalenti maschili nell’andare contro alle convenzioni sociali; a quel tempo, una donna non aveva davvero diritti ed era proprietà di suo padre e poi di suo marito. Alcune erano prostitute convertite; altre provenivano da ambienti ricchi e vissero come vergini dedicate in ambienti di famiglia. Altre erano ascete insieme al loro marito.

Le più conosciute furono Amma Sincletica e Amma Teodora. Amma Sincletica era una giovane donna ricca ed istruita, che con sua sorella cieca si ritirò al sepolcro di famiglia fuori Alessandria per consacrare la sua vita a Dio. Amma Teodora era la moglie di un tribuno e abbracciò la vita eremitica vivendo in estrema povertà. Loro, ed altre donne, erano molto autorevoli e per questo consultate da molti monaci. La loro vita non fu molto facile, ma i leader cristiani del loro tempo le sostennero: “La donna è immagine di Dio come l’uomo. Entrambi i sessi hanno pari dignità. Le loro virtù sono uguali, i loro sforzi sono uguali… Potrebbe un uomo competere con una donna che vive la sua vita in pienezza?” (Gregorio di Nissa)

Kim Nataraja

(Tratto dal capitolo di Kim sulla tradizione del deserto in Journey to the Heart)