Venerdì Santo 2021

Venerdì Santo, 2 aprile 2021 

Vangelo Gv 18: 1-19: 42. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto”.

Se il linguaggio sacro del cristianesimo è il corpo, cosa succede quando il corpo muore? Chiunque sia stato con una persona amata quando lo spirito lasciava il suo corpo conosce l’improvvisa, terribile sensazione di assenza e separazione. Quello che fino ad allora era un linguaggio vivo che esprimeva una persona viva, viva anche se morente, ora è silenzioso e immobile. Ma non si tratta  del silenzio o della quiete della meditazione o di quei momenti di comunione d’amore in cui il linguaggio del corpo esprime perfettamente la mente e i sentimenti.

Colui che è morto e ha iniziato un nuovo viaggio, ha un nuovo linguaggio del corpo e si percepisce la separazione come assoluta e definitiva. Abbiamo ricordi, reliquie, storie, sogni e forse anche resti di esperienze psichiche. Sono preziosi e significativi, ma intensificano il senso di separazione anche quando iniziamo a organizzarli e ordinarli.

L’impensabile, ma fin troppo ovvio destino della vecchia forma lasciata dietro di sé, è fuori dalla nostra gestione, vi sono funerali immediati o comunque se ne occupano dei professionisti. Tutto ciò che il corpo vivente irradiava della meraviglia di un essere umano vivo è ora in un incessante processo di riduzione alla materialità. La bellezza e la meraviglia della pelle che si distende, respira, arrossisce, comunica, odora e tocca, che avvolge elasticamente tutto dentro di noi è scomparsa per sempre. Quando il linguaggio scompare, qualcuno di unico diventa un corpo come un altro.

Tutto ciò che dà senso alla vita è minato dalla morte. Se non riusciamo a capire la morte, la vita non avrà senso. Tutto ciò cui la morte sottopone ai sopravvissuti può essere visto nella morte e nella sepoltura di Gesù. I dettagli sono fin troppo realistici, la deposizione dalla croce, la presenza di sua madre e dei suoi amati discepoli Maria e Giovanni, i rituali di sepoltura e il rito finale di unzione che doveva essere ritardato per motivi religiosi. Tutto è in un vuoto che non può essere evitato. Trovare un significato è tutto ciò che ci resta, ma come? Anche dopo la risurrezione, la chiesa ha lottato per spiegare lo scopo della croce.

La risposta più semplice e meno soddisfacente è stata “espiazione”: Dio ha richiesto un sacrificio umano per espiare il peccato di Adamo. Ma questo  è come chiedere a un contabile di valutare il valore di una vita.

Il significato della  morte di Gesù  sta nel motivo per cui è stato rifiutato. (Ufficialmente, per blasfemia.) Ma cosa succede quando rifiutiamo un regalo perché accettarlo richiede una trasformazione troppo grande del modo in cui vediamo il mondo e lo viviamo? Di solito è il dono di un amore più grande di quello che possiamo abbracciare, che rifiutiamo. La forza del rifiuto e la pura libertà del dono offerto si ritorcono contro il donatore. L’amore rifiutato genera odio.

Gesù era disposto a essere rifiutato (“si sottomise alla morte, alla morte di croce”) perché il suo modo di morire avrebbe mostrato la piena natura del dono che stava offrendo. Si è rifiutato di credere che il suo dono sarebbe stato  rifiutato e così il dono è rimasto offerta. La Croce, quindi, non è segno di punizione divina ma di perdono infinito. Quando rifiutiamo un dono, il rifiuto ci si ritorce orribilmente contro con vergogna, negazione e colpa. Ma cosa succede se vediamo che il donatore non è stato distrutto e non sta cercando vendetta? Il pieno significato del dono diventa visibile in un nuovo corpo.

Laurence